L'Europa frena le auto cinesi: massimo 350.000 ibride all'anno, scatta il tetto

L'Unione Europea limita a 350.000 unità annue le importazioni di auto ibride dalla Cina. Il provvedimento partirà a dicembre 2026 e durerà quattro anni

L'Europa frena le auto cinesi: massimo 350.000 ibride all'anno, scatta il tetto
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Giorgio Colari
Pubblicato il 13 ott 2026

Dopo i dazi sulle automobili elettriche, Bruxelles interviene anche sulle ibride prodotte in Cina. L’Unione Europea ha raggiunto un accordo per limitare a 350.000 vetture all’anno le importazioni di modelli full hybrid e plug-in hybrid costruiti nel Paese asiatico. Una decisione destinata a modificare gli equilibri del mercato automobilistico europeo, dove i costruttori cinesi stanno conquistando quote sempre più importanti.

Il provvedimento dovrebbe entrare in vigore a dicembre 2026 e avrà una durata iniziale di quattro anni. L’obiettivo è contenere la crescita delle importazioni e concedere all’industria europea maggiore spazio per affrontare una concorrenza diventata particolarmente aggressiva, soprattutto sul fronte dei prezzi.

La misura riguarda il luogo di produzione delle automobili, non soltanto la nazionalità del marchio. Le vetture realizzate negli stabilimenti europei, quindi, non rientreranno nel limite previsto.

Dalle 800.000 auto previste a un massimo di 350.000

La portata dell’intervento emerge confrontando il nuovo tetto con le prospettive commerciali precedenti all’accordo. Per il 2026 erano state ipotizzate circa 800.000 importazioni nell’Unione Europea di automobili ibride e plug-in hybrid costruite in Cina.

Con la quota iniziale fissata a 350.000 unità, il volume consentito risulterebbe inferiore di oltre la metà rispetto a quella previsione. Il contingente non resterà invariato: l’accordo prevede infatti un incremento annuo del 6%, che consentirà un’espansione graduale delle importazioni durante il periodo di applicazione.

La decisione colpisce un segmento diventato strategico per numerosi costruttori asiatici. Dopo l’introduzione dei dazi compensativi sulle elettriche a batteria, diversi marchi avevano rafforzato la propria offerta ibrida, evitando così le tariffe aggiuntive riservate alle BEV.

Il nuovo limite potrebbe ridurre la disponibilità di alcuni modelli nelle concessionarie europee, soprattutto per i marchi che dipendono maggiormente dalle spedizioni dalla Cina. Non significa, tuttavia, che tutte le ibride cinesi scompariranno dai listini: le importazioni potranno proseguire entro i quantitativi stabiliti.

Perché Bruxelles ha deciso di intervenire

L’accordo arriva dopo i colloqui tra il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič e il ministro cinese del Commercio Wang Wentao, svoltisi a Pechino. La soluzione individuata utilizza le procedure di salvaguardia previste dall’Organizzazione mondiale del commercio, anziché una nuova indagine antidumping. Questo percorso permette di intervenire più rapidamente sulle importazioni considerate potenzialmente destabilizzanti.

A sostenere la misura è anche ACEA, l’associazione dei costruttori automobilistici europei, che ha richiamato l’attenzione sulla velocità della crescita cinese. Secondo i dati citati dall’associazione, nella prima metà del 2026 la quota dei marchi cinesi nel mercato europeo delle ibride ha raggiunto il 14%, contro il 2% del 2024. Ancora più marcata la crescita nelle plug-in hybrid, passate dal 2% al 25% nello stesso intervallo.

Per la direttrice generale Sigrid de Vries, un’espansione così rapida rischia di alimentare guerre dei prezzi e creare squilibri nell’industria automobilistica europea.

Più fabbriche in Europa, mentre il Regno Unito resta escluso

Il limite alle importazioni potrebbe accelerare gli investimenti dei costruttori cinesi negli stabilimenti europei. BYD, per esempio, sta sviluppando la propria presenza industriale in Ungheria, mentre il progetto produttivo in Turchia potrebbe offrire ulteriori opportunità commerciali grazie agli accordi doganali esistenti.

Anche altri marchi potrebbero valutare l’assemblaggio locale per ridurre la dipendenza dalle importazioni. Una conseguenza interessante riguarda il Regno Unito, che non facendo parte dell’Unione Europea non sarà direttamente soggetto al contingente. Il mercato britannico potrebbe quindi diventare una destinazione più attraente per le vetture cinesi che non troveranno spazio nelle quote comunitarie.

Per gli automobilisti europei, gli effetti concreti dipenderanno dalla distribuzione dei contingenti, dalle strategie dei costruttori e dall’evoluzione della produzione locale. Il messaggio politico e industriale, però, è chiaro: Bruxelles vuole rallentare l’afflusso delle ibride costruite in Cina, senza interrompere completamente gli scambi commerciali e incentivando una maggiore presenza produttiva sul territorio europeo.

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