Le auto di lusso stanno scomparendo dal Regno Unito: perché
Nel 2025 il mercato delle auto di lusso nel Regno Unito segna contrazioni importanti: calo delle immatricolazioni, mercato usato debole e fuga di acquirenti a causa dei cambi fiscali e dell'incertezza
Il settore delle auto di lusso nel Regno Unito sta vivendo una fase di profonda crisi, con dati di vendita che raccontano un crollo senza precedenti per i marchi più iconici del comparto. Nel terzo trimestre del 2025, il mercato britannico dell’automotive di fascia alta ha registrato una contrazione netta, segnando una battuta d’arresto che coinvolge non solo le immatricolazioni, ma anche l’intero ecosistema legato ai beni di prestigio. Le ragioni di questa débâcle sono molteplici, ma il denominatore comune è rappresentato dalle recenti politiche fiscali adottate dal governo di Londra.
Inasprimento del regime fiscale
Il punto di svolta è stato l’inasprimento del regime fiscale con l’abolizione non dom, che ha eliminato i vantaggi storicamente concessi ai residenti stranieri più abbienti. A questo si sono aggiunte nuove imposte patrimoniali su proprietà immobiliari e servizi esclusivi, come l’istruzione privata, rendendo il Regno Unito meno appetibile per la clientela internazionale ad altissimo reddito. In pochi mesi, il paese è passato dall’essere una destinazione privilegiata per i grandi patrimoni globali a un mercato percepito come ostile e poco conveniente.
Le conseguenze di queste scelte si riflettono chiaramente nei numeri. Ferrari ha subito un vero e proprio tracollo, con un calo delle vendite pari al 44% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Non va meglio a Rolls Royce, che registra una perdita del 26% nelle consegne, mentre Aston Martin segna una contrazione domestica vicina al 33%. Questi dati non solo fotografano una situazione critica, ma collocano Londra tra i mercati più penalizzati a livello globale nel segmento delle auto di lusso.
La crisi delle nuove immatricolazioni
La crisi non si limita ai numeri delle nuove immatricolazioni: l’intera filiera distributiva si trova ora a dover fronteggiare una serie di problematiche strutturali. I concessionari, infatti, sono alle prese con stock invenduti in rapido aumento e con listini soggetti a una forte pressione al ribasso. I tempi di vendita si allungano, soprattutto nel mercato usato di alta gamma, dove la domanda appare ancora più debole e le trattative si fanno sempre più complesse.
Per cercare di arginare l’emorragia, i dealer hanno adottato strategie aggressive: promozioni straordinarie, offerte personalizzate e un ampliamento dell’offerta di servizi complementari, come le vendite a distanza e le garanzie estese. Tuttavia, questi tentativi di stimolare la domanda rischiano di intaccare ulteriormente l’immagine esclusiva dei marchi, ponendo i costruttori di fronte a dilemmi strategici difficili da risolvere.
Le auto non fanno più status
La situazione attuale mette in luce la vulnerabilità di un modello di business che si è storicamente basato sulla stabilità normativa e sulla mobilità internazionale della clientela più facoltosa. Lo shock fiscale innescato dall’abolizione non dom e dall’introduzione di nuove imposte patrimoniali ha reso evidente quanto sia fragile l’equilibrio del segmento luxury di fronte a cambiamenti normativi improvvisi. Alcuni costruttori valutano ora una riallocazione della produzione verso mercati dove la domanda si mantiene più resiliente, mentre altri cercano di bilanciare la necessità di sconti con il mantenimento dell’aura di esclusività che contraddistingue il settore.
A complicare ulteriormente il quadro intervengono l’incertezza geopolitica e la volatilità dei flussi finanziari internazionali. Sempre più potenziali acquirenti scelgono di rinviare l’acquisto di una vettura di lusso o di orientarsi verso giurisdizioni considerate fiscalmente più vantaggiose, o dotate di ecosistemi di servizi superiori rispetto al Regno Unito. Il risultato è un mercato in cui i prezzi e i margini sono soggetti a forti pressioni al ribasso, una tendenza che potrebbe proseguire finché non verranno introdotti interventi istituzionali mirati o nuovi incentivi capaci di ristabilire l’attrattività della piazza britannica per la clientela ultra-high-net-worth.