Le auto cinesi hanno una crescita record, ma margini sotto pressione

Nel 2025 l'auto cinese raggiunge 34,78 mln di veicoli e 11,18 trilioni yuan di ricavi; le esportazioni NEV raddoppiano ma i margini calano, soprattutto a dicembre

Le auto cinesi hanno una crescita record, ma margini sotto pressione
F C
Fabrizio Caratani
Pubblicato il 27 gen 2026

Nel cuore della Cina dell’auto si sta consumando una delle più grandi contraddizioni dell’industria moderna: una crescita produttiva e commerciale che fa impallidire ogni altro settore manifatturiero globale, ma che si scontra con una redditività sorprendentemente bassa. L’industria automobilistica cinese, oggi, rappresenta un vero e proprio colosso: le sue dimensioni sono impressionanti, ma i profitti non riescono a tenere il passo, lasciando il comparto in una situazione di incertezza strutturale.

I dati parlano chiaro: la produzione veicoli ha raggiunto la cifra record di 34,78 milioni di unità, sostenuta da ricavi che sfiorano gli 11,18 trilioni di yuan. Il motore di questa crescita sono stati, in particolare, i veicoli elettrici e la spinta delle esportazioni NEV (new energy vehicles), che hanno raddoppiato i volumi rispetto all’anno precedente, arrivando a quota 2,6 milioni di unità. La esportazioni 7 milioni complessive segnano un nuovo traguardo, con la Cina ormai protagonista indiscussa nella transizione verso la mobilità sostenibile e l’elettrificazione globale.

Il margine di profitto è fragile

Dietro questa facciata di dinamismo, però, si nasconde una fragilità che non può essere ignorata: il margine di profitto netto si ferma al 4,1%, ben al di sotto della media industriale. La crescita, insomma, si rivela più quantitativa che qualitativa. La rincorsa ai volumi non si è ancora tradotta in una reale solidità economica e la sostenibilità di questo modello resta un interrogativo aperto per analisti e operatori del settore.

A guidare la classifica delle vendite si conferma BYD, che ha piazzato sul mercato ben 4.602.436 veicoli, consolidando la sua leadership in patria e all’estero. Subito dietro, Geely con 3.024.567 unità e Chery con 2.631.381. Interessante il caso di Xiaomi Auto, che, pur essendo un nuovo player, ha già superato le 400.000 consegne, segno di una competizione interna sempre più accesa e di una capacità di innovazione che coinvolge ogni segmento del mercato.

La spinta dell’esportazione si è fatto sentire

Sul fronte internazionale, la spinta delle esportazioni si è fatta sentire soprattutto in Messico (625.187 unità), Russia (582.738) ed Emirati Arabi Uniti (571.937), confermando una crescita del 21% anno su anno. La strategia di espansione globale della Cina si dimostra efficace, ma il successo sui mercati esteri non basta a compensare le criticità emerse sul piano della redditività.

Il campanello d’allarme è suonato forte a dicembre 2025: i ricavi mensili sono calati dello 0,8%, mentre gli utili hanno subito un crollo del 57,4%, fermandosi a soli 20,7 miliardi di yuan. In questo scenario, il margine è sceso all’1,8%, segnalando una volatilità che mette a nudo la vulnerabilità del settore di fronte alle oscillazioni dei prezzi e alla pressione della concorrenza. Il fenomeno è aggravato dai costi delle materie prime e da una guerra dei prezzi che rischia di compromettere ulteriormente la stabilità finanziaria delle aziende.

A complicare ulteriormente il quadro, si sono registrati movimenti preoccupanti nella gestione finanziaria: i crediti verso clienti hanno raggiunto quota 27,43 trilioni di yuan, mentre le scorte di prodotti finiti sono salite a 6,73 trilioni. Il settore automotive, in particolare, mostra una gestione del capitale circolante sempre più complessa, esponendosi a rischi crescenti in caso di fluttuazioni di mercato o di domanda improvvisamente calante.

Un bivio

Gli esperti sono concordi: la Cina dell’auto è arrivata a un bivio. Da una parte, la maturità competitiva e la capacità di penetrare i mercati globali sono innegabili; dall’altra, la sfida è ora quella di razionalizzare i costi, ottimizzare le economie di scala – soprattutto nella produzione di batterie e componenti – e consolidare la qualità percepita dei marchi. Le politiche di sostegno governativo continueranno a essere determinanti, ma la vera svolta dovrà arrivare dalle strategie aziendali: efficienza, innovazione e differenziazione saranno le chiavi per uscire dall’impasse.

Il 2026 si preannuncia come l’anno della verità per l’industria automobilistica cinese: la missione sarà trasformare la forza dei numeri in una profittabilità finalmente solida e duratura. Senza un cambio di passo deciso, la crescita rischia di rimanere una mera illusione ottica, incapace di garantire la sostenibilità economica di un settore che, oggi più che mai, ha il mondo intero come palcoscenico e la sfida della redditività come ostacolo principale.

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