Cresce la Cina dell'elettrico, 8,4 milioni colonnine di ricarica

A luglio 2025 la Cina registra 8,4 milioni di colonnine e 16,7 milioni di prese (+53%): consumi 7,71 TWh. Confronto con l'Italia e prospettive fino al 2030

Cresce la Cina dell'elettrico, 8,4 milioni colonnine di ricarica
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Giorgio Colari
Pubblicato il 22 gen 2026

La corsa verso la mobilità elettrica sta vivendo una vera e propria rivoluzione globale, ma la distanza tra l’Oriente e l’Occidente si fa sempre più marcata. Da una parte troviamo la Cina, che con la sua straordinaria capacità di pianificazione e investimento pubblico-privato, ha raggiunto la cifra record di 8,4 milioni di colonnine di ricarica operative su tutto il territorio nazionale. Dall’altra parte, l’Italia appare ancora ancorata a numeri modesti e a sfide infrastrutturali che rallentano il passo verso la transizione energetica dei trasporti.

Analizzando i dati più recenti, il balzo in avanti compiuto dalla Cina nel settore della mobilità sostenibile appare impressionante: il Paese asiatico ha registrato una crescita annua del 53% nella diffusione delle colonnine di ricarica, con un ulteriore 93% di nuove installazioni soltanto nei primi sette mesi del 2025. In termini di consumi elettricità, sono stati erogati ben 7,71 miliardi di kWh per la ricarica dei veicoli elettrici, a testimonianza di un ecosistema in piena espansione e in grado di sostenere la domanda crescente di energia pulita.

Una trasformazione netta

La trasformazione non è avvenuta per caso: in meno di cinque anni, dalla fine del 2020, la rete di colonnine di ricarica cinesi si è moltiplicata per dieci, segnando una crescita esponenziale frutto di una strategia coordinata tra attori pubblici e privati. Tra questi spicca Teld, con le sue 807mila unità installate, affiancata da operatori come Star Charge (703mila colonnine) e colossi dell’auto come Nio, Li Auto e Tesla. Insieme, queste realtà hanno dato vita a un vero e proprio ecosistema in cui, mediamente, sono disponibili circa due punti di ricarica ogni cinque veicoli elettrici in circolazione, garantendo così un livello di capillarità e accessibilità senza eguali nel panorama mondiale.

L’ambizione della Cina è tutt’altro che esaurita: secondo Xiang Junyong, membro del Comitato per la popolazione e l’ambiente della capitale, l’obiettivo è quello di raggiungere entro il 2030 la soglia dei 100 milioni di veicoli elettrici e ibridi plug-in sulle strade nazionali. Un traguardo che rappresenta una sfida titanica non solo per le infrastrutture di ricarica, ma anche per la capacità dell’intero sistema energetico nazionale di sostenere una domanda così elevata di consumi elettricità.

Forti investimenti

Il modello cinese si distingue per la sua capacità di integrare investimenti pubblici massicci, una forte competizione tra operatori privati e una serie di incentivi governativi mirati. Il confronto con l’Italia, però, mette in luce un divario ancora profondo: al 31 dicembre 2023, il nostro Paese contava appena 50.678 punti di ricarica pubblici, distribuiti in modo disomogeneo tra le grandi aree urbane e le zone periferiche o autostradali, spesso sprovviste di infrastrutture adeguate.

Le sfide che attendono l’Italia sono molteplici e richiedono un approccio integrato: dalla semplificazione delle procedure autorizzative, alla capacità di attrarre investimenti sia pubblici che privati, fino alla definizione di standard comuni per la gestione delle colonnine di ricarica. Inoltre, diventa fondamentale lo sviluppo di soluzioni smart in grado di bilanciare la domanda energetica, evitando di sovraccaricare le reti locali e garantendo così una transizione realmente sostenibile.

Segnali di interesse

Non mancano segnali di interesse da parte di operatori e utility italiani, che guardano con attenzione al modello cinese come benchmark per il futuro. Si delineano così nuovi scenari di business, in cui formule ibride – tra abbonamenti, ricariche pay-per-use e servizi aggiuntivi – potrebbero rappresentare la chiave per accelerare la diffusione delle infrastrutture di ricarica anche nel nostro Paese.

Tuttavia, la vera domanda che deve guidare la strategia nazionale non riguarda soltanto il numero di colonnine di ricarica da installare, ma la qualità e la provenienza dell’energia utilizzata per alimentarle. La sostenibilità della transizione verso la mobilità elettrica dipenderà in larga misura dalla quota di fonti rinnovabili nel mix energetico nazionale, una sfida che la Cina – così come tutte le altre nazioni impegnate in questo percorso – non potrà ignorare. In definitiva, il futuro della mobilità elettrica sarà determinato non solo dall’espansione delle infrastrutture, ma anche dalla capacità di rendere davvero green ogni chilometro percorso su strada.

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