La crisi non si sente per Ferrari, battuto a 16,5 milioni un esemplare del '60

Al Gooding & Christie's di Amelia Island la Ferrari 250 GT SWB California Spider 1960 vola a 16,5 milioni. Asta oltre 71 milioni con un sell-through del 94% e numerosi lotti italiani di pregio

La crisi non si sente per Ferrari, battuto a 16,5 milioni un esemplare del '60
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Giulia Darante
Pubblicato il 17 mar 2026

Il mercato delle auto d’epoca continua a sorprendere e a registrare numeri da capogiro, confermando il suo ruolo di protagonista nel panorama degli investimenti alternativi. La recente asta di Amelia Island, organizzata da Gooding Christies, ha sancito ancora una volta la solidità e la vitalità di questo settore, con risultati che fanno parlare di record e di una domanda in costante crescita. In questa cornice esclusiva, le sportive italiane – e in particolare le Ferrari – hanno dominato la scena, ma non sono mancate sorprese e conferme anche per altri marchi iconici, a testimonianza di una passione che abbraccia diversi stili e periodi storici.

Numeri da capogiro

Il dato più eclatante della sessione riguarda il fatturato complessivo: ben 71 milioni di dollari, generati dalla vendita di 124 lotti su 132, per una percentuale di successo che si attesta al 94%. Questi numeri raccontano di un mercato in salute, in cui la selettività e la qualità delle vetture proposte sono premiate da una platea internazionale di collezionisti sempre più attenta e preparata.

A trainare il successo dell’evento è stata, senza dubbio, la rarissima 250 GT SWB California Spider del 1960, considerata dagli esperti una delle massime espressioni del design e dell’ingegneria automobilistica italiana. Questo esemplare, uno dei soli 37 prodotti con fari carenati, si è presentato in una livrea metallica unica, creata appositamente per il New York International Auto Show. Il risultato? Un’aggiudicazione da 16,5 milioni di dollari, che ha stabilito un nuovo record assoluto per il Concours d’Elegance di Amelia Island e ha ribadito la capacità delle Ferrari storiche di catalizzare l’interesse e gli investimenti dei grandi collezionisti.

Non è l’unica protagonsta della giornata

Ma la Ferrari non è stata l’unica protagonista della giornata. Accanto alla regina dell’asta, altri modelli della casa di Maranello hanno registrato risultati di rilievo: la 212 Export Spider del 1951 ha raggiunto 3,415 milioni di dollari, la 750 Monza del 1955 è stata venduta a 3,085 milioni, la 275 GTB/4 del 1967 ha toccato quota 3,03 milioni, mentre la 250 GT Lusso del 1963 si è fermata a 1,765 milioni. Questi dati confermano come la domanda per le Ferrari storiche sia diffusa e solida su più fasce di prezzo, rendendo questi modelli veri e propri asset da collezione e investimento.

Tuttavia, il mercato ha dimostrato di saper apprezzare anche altri gioielli della produzione automobilistica italiana e internazionale. La splendida Lamborghini Miura P400 S del 1969, simbolo di stile e innovazione tecnica, è stata battuta a 2,59 milioni di dollari, confermando l’appeal delle supercar di Sant’Agata Bolognese. Non meno significativa la performance della Alfa Romeo 6C 1750 Serie V Gran Sport del 1932, che ha sfiorato i 2 milioni di dollari con una vendita a 1,957 milioni: un risultato che sottolinea il valore storico e collezionistico di questo modello leggendario.

Altre performance brillanti

Guardando oltre i confini italiani, si sono distinti anche modelli di grande prestigio internazionale. Tra questi spicca la Porsche Carrera GT del 2005, che ha raggiunto l’impressionante cifra di 3,112 milioni di dollari, e la mitica 300 SL Gullwing del 1957, che ha superato i 2 milioni. Questi risultati evidenziano come il mercato delle auto d’epoca premi non solo la rarità e la storia, ma anche l’innovazione tecnica e la reputazione globale dei brand coinvolti.

Una delle sorprese più eclatanti della sessione è stata rappresentata dal Miller FWD Special del 1932, unico esemplare conosciuto ad aver partecipato alla leggendaria Indianapolis 500. Stimato inizialmente intorno ai 2 milioni di dollari, questo pezzo unico ha letteralmente infiammato la sala d’aste, chiudendo a 3,305 milioni. Un risultato che dimostra come la combinazione tra unicità, provenienza sportiva e storia documentata sia in grado di moltiplicare il valore percepito di un’auto da collezione.

Una tendenza consolidata

Gli analisti presenti all’evento hanno sottolineato una tendenza ormai consolidata: la crescente polarizzazione del mercato. I lotti iconici, dotati di una storia certificata e di una rarità indiscutibile, continuano ad attrarre offerte ben superiori alle stime iniziali, mentre la parte restante del mercato si muove su valutazioni più prudenti. Ciò che emerge con forza è che le auto d’epoca, da semplici oggetti di passione, si stanno trasformando in asset di investimento sempre più ricercati dai collezionisti internazionali, pronti a competere per assicurarsi i pezzi più rari e desiderati.

In definitiva, la sessione di Gooding Christies ad Amelia Island ha offerto uno spaccato fedele di un settore in continua evoluzione, capace di coniugare emozione, storia e valore economico. Un mercato che non conosce crisi e che, anzi, sembra destinato a rafforzare il proprio ruolo di protagonista tra gli investimenti di lusso del futuro.

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