La berlina che costa 12.000 euro e garantisce oltre 2.000 km di autonomia
La Roewe M7 DMH unisce design firmato Jozef Kabaň, batteria LFP e 160 km elettrici CLTC. Autonomia combinata oltre 2000 km e prezzo molto competitivo sul mercato cinese
Il mercato automobilistico cinese continua a sorprendere con soluzioni innovative e aggressive sul fronte delle plug in hybrid. L’ultima proposta a fare scalpore è la Roewe M7 DMH, una berlina dal carattere deciso, progettata per ridefinire il rapporto tra tecnologia, autonomia e prezzo. Questo modello si distingue per una serie di caratteristiche tecniche e stilistiche che puntano a scardinare gli equilibri nel segmento delle ibride plug-in economiche, offrendo un mix di autonomia, prestazioni e dotazioni raramente visti in questa fascia di prezzo.
La firma del design porta il nome di Jozef Kabaň, già noto per aver lavorato su progetti iconici come quelli di Rolls-Royce. La M7 DMH colpisce subito per le sue proporzioni generose: 4.940 mm di lunghezza e un passo di 2.820 mm che la collocano tra le berline di taglia superiore. Lo stile raffinato, che si discosta nettamente dalle soluzioni entry-level, è pensato per attrarre un pubblico esigente anche sotto il profilo estetico.
Cosa si nasconde sotto al cofano
Sotto il cofano, la Roewe M7 DMH adotta una soluzione ibrida che combina un motore 1.5 benzina da 82 kW con un’unità elettrica da 137 kW, per una potenza complessiva di 219 kW. Questa configurazione permette di raggiungere lo 0-100 km/h in 7,9 secondi e una velocità massima di 185 km/h, numeri che la pongono al vertice della categoria in termini di prestazioni.
Uno degli elementi chiave della vettura è la batteria LFP da 19,7 kWh, scelta per la sua maggiore sicurezza termica e longevità rispetto alle tradizionali batterie NMC. Sebbene la densità energetica sia leggermente inferiore, questa tecnologia offre una durata superiore e riduce i rischi di surriscaldamento, garantendo affidabilità anche dopo numerosi cicli di ricarica.
Autonomia interessante
L’autonomia dichiarata in modalità elettrica è di autonomia 160 km, secondo il ciclo CLTC. È importante però sottolineare che questo standard, più permissivo rispetto ai protocolli WLTP o EPA, tende a restituire valori ottimistici. Di conseguenza, l’autonomia reale potrebbe risultare inferiore, specialmente in condizioni di guida dinamica o su percorsi misti. Tuttavia, il dato resta significativo per chi cerca una plug-in capace di coprire la maggior parte degli spostamenti quotidiani a zero emissioni.
Il dato che più sorprende, però, è l’autonomia combinata 2.000 km, ottenibile sfruttando sia la propulsione elettrica che quella termica. Un valore che apre scenari inediti per chi affronta viaggi lunghi e non vuole dipendere dalla frequenza dei rifornimenti o delle ricariche. Questo rende la M7 DMH una soluzione estremamente versatile, capace di adattarsi tanto agli spostamenti urbani quanto ai tragitti extraurbani di ampio respiro.
Prezzo aggressivo
Sul fronte economico, la strategia di prezzo è decisamente aggressiva: la berlina viene proposta a prezzo 85 800 yuan, pari a circa 11.700 euro. Una cifra che mette in crisi anche le citycar più economiche del mercato europeo. In molti hanno paragonato la M7 DMH alla Dacia Sandero, ma il confronto risulta solo parziale: la Roewe, infatti, si posiziona su un livello superiore per dimensioni, dotazioni tecnologiche e prestazioni, rivolgendosi a una clientela più esigente e attenta alle innovazioni.
Dal punto di vista pratico, la soluzione plug in hybrid offre un compromesso ideale per chi percorre sia brevi tragitti urbani sia lunghi viaggi, senza la necessità di frequenti soste per il rifornimento. La presenza della batteria LFP assicura cicli di ricarica prolungati e una maggiore tranquillità dal punto di vista della sicurezza. Tuttavia, chi punta a percorrere esclusivamente lunghe distanze a zero emissioni dovrà valutare se i autonomia 160 km siano sufficienti alle proprie esigenze quotidiane.
Gli interrogativi
Restano alcuni interrogativi aperti: la reale autonomia secondo standard internazionali più severi, la qualità percepita degli interni rispetto alle immagini promozionali, e la disponibilità di una rete di assistenza fuori dalla Cina. Da non trascurare, inoltre, la questione della connettività e delle funzioni AI integrate, per le quali sarà necessario fare chiarezza su eventuali costi aggiuntivi e sulle garanzie di protezione dei dati personali.
La Roewe M7 DMH lancia un messaggio chiaro all’industria: è possibile proporre una tecnologia ibrida plug-in, con un’autonomia rilevante e un design sofisticato, a un prezzo fortemente competitivo. Se i test indipendenti dovessero confermare i dati di consumo e la qualità costruttiva, questo modello potrebbe costringere i concorrenti a rivedere le proprie strategie di prezzo e dotazione, soprattutto nei mercati dove l’elettrificazione è ormai una realtà consolidata. Resta da vedere come risponderanno i costruttori europei e asiatici e quale sarà l’accoglienza del pubblico nei test su strada.