Jaguar C-Type: il mito rinasce con sette esemplari realizzati da Ecurie Ecosse

La leggendaria scuderia scozzese, che negli anni 50 visse epoche memorabili nelle gare di durata, annuncia la realizzazione di sette esemplari ispirati alla storica biposto Sport di Coventry.

Ne vennero costruite 53, la maggior parte delle quali fu, all’epoca, venduta a scuderie private. Una di queste, la celebre Ecurie Ecosse che è rimasta nella memoria degli appassionati… con qualche capello grigio per la livrea “Electric Blue Flag” delle vetture che portava in gara. La scuderia scozzese, fondata nel 1951 a Edimburgo dall’uomo d’affari e gentleman driver inglese David Murray insieme al tecnico Walter Ernest “Wilkie” Wilkinson, utilizzò per cinque stagioni (dal 1951 al 1955, totalizzando 59 piazzamenti sul podio) la iconica Jaguar C-Type. Ovvero, per dirla in breve, la biposto Sport che per prima utilizzò i freni a disco (nella fattispecie Dunlop), e che con la vittoria conquistata nel 1951 inaugurò il “ruolino” di successi del marchio di Coventry alla 24 Ore di Le Mans (1951, 1953, 1955, 1956, 1967, 1988 e 1990).

Capofila di una stirpe unica al mondo

Da Jaguar C-Type, a sua volta “evoluzione da corsa” di Jaguar XK120, derivò la altrettanto leggendaria D-Type, che dal canto suo fece da “base” per E-Type, progenitrice – per immagine e fascia di mercato – della attuale F-Type. Come dire: una dinastia che sa di corse come poche altre al mondo.

“Per voi enthusiast”

Ed è su questo invidiabile albero genealogico che Alasdair McCaig, patron della “moderna” Ecurie Ecosse rinata nel 2011 a venticinque anni da un primo ritorno nel motorsport (1986), annuncia la realizzazione di una – ovviamente limitatissima – serie di sette esemplari di Jaguar C-Type. Una edizione “Continuation”, destinata ad un ristrettissimo “plateau” di autentici (e facoltosi) enthusiast della bella meccanica, che quindi verrà prodotta ad ispirazione della storica biposto di Coventry.

Il tutto, “noblesse oblige”, sarà costruito interamente a mano: dal telaio in traliccio di tubi alla carrozzeria in alluminio, le cui forme richiamano le linee disegnate da Malcolm Sayers nel 1951, fino al layout dell’abitacolo, dominato dai due sedili “baquets” dalla struttura in alluminio e rivestiti in pelle verniciata in blu.

Qualche differenza c’è

Uniche differenze fra la Jaguar C-Type dell’epoca e la “Recreation” a firma Ecurie Ecosse: un po’ più di larghezza e di rigidità alla struttura “spaceframe”, l’adozione di una coppia di cronometri Tag Heuer “Master Time” sul cruscotto (accessori in ogni caso d’epoca) ed una sostanziale rivisitazione della meccanica. Sotto il cofano di C-Type by Ecurie Ecosse c’è – indicano le note preliminari del progetto – “Una versione potenziata a 4,2 litri”, e provvista di iniezione, dell’unità 3.4 a sei cilindri in linea originaria. Di conseguenza, anche la potenza massima aumenta: dai 220-230 CV delle ultime evoluzioni, si passa a 300 CV. La “cavalleria” viene trasmessa alle ruote posteriori da un cambio a cinque rapporti.

In base alle aumentate prestazioni, anche le sospensioni e l’impianto frenante sono state ottimizzate. Con queste modifiche, Ecurie Ecosse assicura che la “nuova” C-Type è in grado di raggiungere una velocità massima di 156 miglia orarie (251 km/h giusti giusti) ed i 100 km/h con partenza da fermo in 5”2. Ce n’e abbastanza per entusiasmarsi.

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Quanto costa? Bocche cucite

Il primo esemplare di Jaguar C-Type “Continuation” costruito da Ecurie Ecosse è stato completato, e viene custodito presso Hofmann, lo showroom Ecurie Ecosse di Henley-on-Thames. Il prezzo di vendita non è stato reso noto: tuttavia, è molto probabile che si tratti di una cifra impegnativa, considerato il nobilissimo blasone della biposto originaria che, in effetti, per palmarès e rarità è una delle “Sportscar” di oltremanica più ambite.

Tanto per fare un esempio: a Monterey, nel 2015, l’esemplare che con Ecurie Ecosse conquistò otto vittorie nel 1954 venne aggiudicato per 11,42 milioni di dollari (8,4 milioni di sterline, o 9,44 milioni di euro al cambio attuale): è stata, fino a quel momento, l’auto di produzione inglese ad avere raggiunto il valore più elevato di sempre.

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