Guida sotto effetto di stupefacenti, sciolto un nodo della riforma
La Corte conferma l'art.187: non basta l'assunzione di droga, serve che i livelli nei liquidi corporei siano idonei a compromettere la guida e creare pericolo
121 decessi stradali in meno, 2.411 patenti ritirate e una sentenza storica della Corte Costituzionale che ridisegna i confini della guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti: questi sono i numeri e i fatti che segnano una svolta decisiva nella normativa italiana sulla sicurezza stradale. A partire dalla decisione del 29 gennaio 2026, il quadro legislativo si fa più chiaro e mirato, ponendo al centro la tutela degli utenti della strada senza cedere a generalizzazioni punitive.
Un nuovo equilibrio normativo
La recente pronuncia della Corte Costituzionale ha finalmente sciolto il nodo interpretativo nato dalla riforma dell’articolo 187 del Codice della Strada. In particolare, la Consulta ha chiarito che la guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti rimane un reato, ma solo se i valori riscontrati nei liquidi biologici attestano una reale compromissione delle capacità di controllo del veicolo. Questo passaggio rappresenta una risposta alle criticità sollevate dalla modifica normativa del 2024, che aveva eliminato l’obbligo di dimostrare l’alterazione psico-fisica, rischiando di colpire anche chi avesse assunto droghe molto tempo prima di mettersi al volante.
La genesi della sentenza
Tre tribunali italiani avevano sollevato la questione di costituzionalità, sottolineando come la riforma dell’articolo 187 introducesse una sproporzione tra la sanzione e il pericolo effettivo. La Consulta ha accolto in parte queste istanze, scegliendo una via di mezzo: non sarà più necessario provare l’alterazione psico-fisica nel momento esatto della guida, ma dovrà essere scientificamente dimostrato che la quantità e la qualità della sostanza rilevata siano tali da compromettere la condotta di un automobilista medio.
Le nuove frontiere dei controlli
Dal punto di vista operativo, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha espresso soddisfazione per la sentenza, puntando su strumenti diagnostici affidabili come il test salivare e gli esami ematici per verificare i parametri stabiliti dalla Corte Costituzionale. L’obiettivo è garantire controlli oggettivi e tempestivi, riducendo i margini di errore e favorendo l’applicazione omogenea della legge su tutto il territorio nazionale.
I dati ufficiali parlano chiaro: il primo anno di applicazione della nuova normativa ha visto una riduzione significativa dei decessi sulle strade e un aumento delle patenti ritirate, segno che la riforma dell’articolo 187 sta producendo effetti concreti sulla sicurezza stradale. La maggiore attenzione nei controlli e la chiarezza normativa stanno contribuendo a sensibilizzare gli automobilisti sui rischi legati all’assunzione di sostanze stupefacenti prima di mettersi alla guida.
Le sfide ancora aperte
Nonostante i progressi, permangono alcune zone d’ombra difficili da superare. Esperti di diritto e difensori dei diritti civili sottolineano la complessità di stabilire soglie universali valide per tutti, a causa della grande variabilità biologica nella metabolizzazione delle sostanze stupefacenti. Fattori come tolleranza individuale, peso corporeo, abitudini d’uso e tempo trascorso dall’assunzione possono alterare significativamente i risultati dei test, rendendo necessario un approccio scientifico sempre più raffinato e personalizzato.
La responsabilità di tradurre questa importante pronuncia in prassi operative coerenti spetta ora alle forze dell’ordine, ai medici legali e ai giudici. Questi attori dovranno aggiornare i protocolli e adottare valutazioni basate su evidenze scientifiche, per garantire che ogni accertamento sia fondato e rispettoso dei diritti individuali. La sfida sarà trovare un equilibrio tra prevenzione, giustizia e tutela della sicurezza stradale.
Per chi si mette al volante, la raccomandazione resta inequivocabile: evitare qualsiasi assunzione di sostanze stupefacenti prima della guida. Se il semplice riscontro di tracce non costituisce più una condanna automatica, il rischio legale rimane elevato e, soprattutto, il pericolo reale sulle strade non può essere sottovalutato. La nuova normativa, seppur più equa, richiede responsabilità e consapevolezza da parte di tutti.