Gli italiani vogliono le ibride e non si fidano delle elettriche
Secondo l'Osservatorio Sunrise il mercato auto Italia cambia: metà delle nuove immatricolazioni sono ibride, le elettriche al 6%. Servono rete di ricarica e incentivi
La fotografia attuale del mercato automobilistico italiano restituisce un’immagine complessa e ancora distante dagli standard europei in termini di transizione verso una mobilità più sostenibile. Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Sunrise del Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile, sulle strade italiane circolano circa cinquanta milioni di veicoli, con un’età media che supera i 12 anni. Questa situazione mette in evidenza una trasformazione solo parzialmente avviata e sottolinea il ritardo accumulato dal nostro Paese rispetto alle tempistiche fissate dall’Unione Europea per la transizione energetica.
Le ultime indagini
Le scelte degli automobilisti italiani, come emerge dall’indagine, sono fortemente guidate da considerazioni economiche. Il prezzo d’acquisto rimane il principale fattore decisionale, seguito a ruota dai costi di gestione e dalla sicurezza. Elementi come il design, le prestazioni o il brand risultano invece meno influenti nella selezione del veicolo. Questa tendenza spiega perché, nelle intenzioni di acquisto dei prossimi tre anni, il 50% degli italiani guardi con interesse alle auto ibride, mentre solo il 12% consideri una auto elettrica come opzione realistica.
Analizzando le nuove immatricolazioni del 2024, si nota come le auto ibride dominino la scena, rappresentando la metà delle registrazioni totali. Seguono le vetture a benzina, che si attestano al 24%, e quelle diesel, ormai ridotte al 10%. In netto contrasto, le auto elettriche faticano a guadagnare terreno, fermandosi a un modesto 6% delle nuove registrazioni. Questo dato evidenzia il significativo gap tra l’Italia e altri Paesi europei dove la mobilità elettrica è ormai una realtà consolidata.
Il rapporto attribuisce questo ritardo non solo alle preferenze dei consumatori, ma anche a fattori strutturali. In particolare, la carenza di infrastrutture di ricarica fuori dai grandi centri urbani rappresenta un ostacolo significativo. A ciò si aggiunge l’insufficienza degli incentivi governativi e un total cost of ownership che spesso non risulta vantaggioso per chi utilizza l’auto in modo saltuario o per percorrenze limitate. Tutti elementi che, nel complesso, rallentano la diffusione delle vetture a zero emissioni e ostacolano il rinnovo del parco auto nazionale.
Un parco auto anziano
Un altro aspetto interessante riguarda la composizione del parco auto italiano, che vede una crescita costante della quota dei SUV. Questi veicoli, apprezzati per la loro versatilità e percepita sicurezza, rappresentano oggi il 62% delle nuove immatricolazioni. Di contro, le citycar stanno progressivamente perdendo terreno, segno di un cambiamento nei gusti e nelle esigenze degli automobilisti. In parallelo, si registra un aumento dell’interesse verso formule alternative alla proprietà tradizionale, come il noleggio a lungo termine e il leasing. Queste soluzioni offrono la possibilità di accedere a veicoli più moderni con costi mensili gestibili e senza il vincolo dell’acquisto, rispondendo così alle esigenze di flessibilità e aggiornamento tecnologico richieste dal mercato.
Gli analisti del settore sottolineano la necessità di un’azione coordinata da parte delle istituzioni per colmare il divario rispetto all’Europa. Le priorità individuate sono tre: espandere la rete di ricarica oltre i confini urbani, rendere economicamente accessibili i veicoli a basse emissioni attraverso incentivi mirati e investire in campagne di comunicazione e formazione per sensibilizzare i cittadini sulle nuove tecnologie. Parallelamente, l’industria automobilistica è chiamata a diversificare la propria offerta, tenendo conto delle diverse realtà territoriali e delle variabili infrastrutturali che caratterizzano il nostro Paese.
Senza un intervento strutturato che integri pianificazione urbana, misure fiscali e politiche di ricambio del parco auto, il rischio è quello di perpetuare una situazione in cui il parco circolante resta anziano e la sostenibilità ambientale rimane un obiettivo ancora lontano. Solo una strategia integrata e condivisa tra istituzioni, industria e cittadini potrà consentire all’Italia di recuperare il ritardo accumulato e avvicinarsi agli standard europei di mobilità sostenibile.