Ferrari F50 GT, una regina senza trono: eccola in pista [Video]

Il suo campo di battaglia dovevano essere le corse, ma la Ferrari F50 GT, per vari motivi, ha dovuto rinunciare alla pista.

La Ferrari F50 GT nacque per le corse, ma questa sua vocazione non prese mai forma, anche se il modello aveva raggiunto un livello di sviluppo adeguato. I progettisti si misero al lavoro sull’auto per tentare l’avventura della BPR Global GT Series, con le carte in regola per mettersi in buona luce. Questo campionato suscitava un certo interesse fra i costruttori.

A Maranello, per affrontare la McLaren F1 GTR con motore BMW, regina della classe GT1 nel 1994 e 1995, volevano fare leva su un modello più fresco e tecnologicamente all’avanguardia rispetto alla F40 GTE. Ovvia la scelta, come base di lavoro, della Ferrari F50, supercar da sogno strettamente imparentata con le monoposto di Formula 1. Gli uomini sul ponte di comando della casa del “cavallino rampante” diedero incarico all’ingegnere Gian Paolo Dallara e a Michelotto di collaborare col reparto corse per trasformare il gioiello stradale in un bolide da gara capace di imporsi in pista.

Gli specialisti misero mano al motore V12 aspirato da 4.7 litri, derivato da quello della 641 di F1, per far crescere la potenza dai 520 cavalli iniziali ai 739 cavalli del modello finale. Il regime di rotazione crebbe fino alla bellezza di 11.000 giri. Modifiche furono apportante anche al cambio, irrobustito e trasformato in sequenziale. La veste estetica subì una vigorosa trasformazione in chiave racing, con un occhio di riguardo per la deportanza, spinta a un livello nettamente superiore, per la specifica missione in pista.

Ferrari F50 GT: un progetto di qualità

Notevoli i cambiamenti al telaio in materiali compositi. Due montanti in fibra di carbonio supportavano l’enorme ala posteriore. Le sospensioni e i freni furono rivisti, per orientarli all’universo agonistico. Una presa d’aria fece la sua comparsa sul tetto, diventato fisso in questo allestimento. La Ferrari F50 GT fu gestita al meglio anche sul fronte del contenimento dei pesi. Il risultato fu una belva da pista, che a Fiorano dava la paga alla 333 SP. La sua azione era accompagnata da musicalità meccaniche particolarmente coinvolgenti.

Il primo stock di sei esemplari non fu completato. Quando la terza unità prese forma, infatti, la Federazione Internazionale dell’Automobile comunicò l’intenzione di rilevare la BPR Global GT Series, per renderla più eccitante. Il nuovo nome del campionato sarebbe stato FIA GT Championship. Era il 1996. Radicali i cambiamenti previsti sul piano normativo, con spazio per modelli assimilabili ai prototipi. A quel punto la Ferrari F50 GT divenne come un pesce fuor d’acqua. Gli uomini di Maranello decisero di troncare il loro programma.

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