Decreto Energia: arrivano (finalmente) i tagli alle accise al distributore

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il nuovo provvedimento dell’esecutivo fissa a 47,84 centesimi per litro le accise sulla benzina, ed a 36,74 euro al litro quelle sul gasolio: nei prossimi 30 giorni sarà essenziale il monitoraggio sui mercati.

Nella serata di lunedì 21 marzo, il Decreto “Misure urgenti per contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi ucraina”, un pacchetto da 4,4 miliardi di euro complessivi approvato all’unanimità dal Consiglio dei Ministri venerdì 18 marzo, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

In questo modo, è finalmente possibile osservare “nero su bianco” quali misure sono state adottate dall’esecutivo per far fronte ai continui (ma anche folli e, come è stato fatto notare da più parti, ingiustificati) rincari delle materie energetiche e dei carburanti che nelle ultime settimane hanno raggiunto livelli da (triste) record, ma che tuttavia da alcuni mesi erano in costante rialzo. Un fenomeno che, dunque, se la guerra in atto in Ucraina ha acuito, in effetti non è nato alla fine dello scorso febbraio, ma iniziava a farsi sentire già all’inizio dell’autunno 2021.

A quanto ammontano le nuove accise

Nel “Decreto Energia”, come si sa, vengono anche ritoccate al ribasso le accise su benzina e gasolio, seppure a tempo determinato. Il provvedimento avrà una durata di trenta giorni, a partire dall’avvenuta pubblicazione in Gazzetta Ufficiale: nelle prossime ore, i prezzi dei carburanti alla pompa inizieranno a diminuire.

A conti fatti, fino al prossimo 21 aprile il prezzo di benzina e gasolio “alla pompa” sarà alleggerito come segue.

  • Benzina: 478,40 euro per 1.000 litri;
  • Gasolio: 367,40 euro per 1.000 litri.

Ricordiamo che l’incidenza delle accise sui carburanti prima della formulazione del nuovo decreto era di, rispettivamente, 72,8 centesimi al litro per la benzina e 61,7 centesimi al litro per il gasolio.

Non abbiamo più le accise più alte d’Europa, però…

Per la riduzione del carico fiscale sui carburanti, è stata di fatto applicata l’”accisa mobile”, già adottata nel 2007, che consente l’utilizzo dell’extragettito IVA già ottenuto dalle precedenti vendite di carburanti (un totale di 308 milioni di euro relativi all’ultimo trimestre 2021), appunto per abbassare il valore delle accise che dal 2013 sono strumentali. Con questa misura, che ribassa temporaneamente di 25 centesimi il prezzo di benzina e gasolio per i consumatori, l’Italia non è più al secondo posto in Europa per peso fiscale sulla benzina ed al primo posto per il gasolio, seppure al momento.

In effetti, dopo il 20 aprile si vedrà: per questo, si ritiene che le prossime quattro settimane saranno cruciali. Il Governo non esclude che fino al prossimo 31 dicembre le aliquote sulle accise non possano essere nuovamente determinate, senza che sia necessario adottare eventuali nuovi decreti: saranno sufficienti i decreti ministeriali.

Bonus carburanti 200 euro: a chi spetta

Il “Decreto Energia” ha fissato anche un provvedimento di sconti sui rifornimenti: un bonus di 200 euro “esentasse” a disposizione delle aziende private a favore dei propri dipendenti. Non si tratta, dunque, di un “buono” o un voucher statale accessibile da chiunque, magari in base alla personale fascia ISEE, quanto di un’agevolazione, già “al netto” e che non va a cumulare sui redditi, che l’impresa privata può (attenzione: non c’è alcun obbligo) erogare ai suoi dipendenti. A differenza dei ribassi sulle accise, il bonus di 200 euro sui carburanti resterà in vigore fino al 31 dicembre.

L’Antitrust vigilerà sui prezzi

Per la base imponibile si considera “L’incremento del saldo fra attivo e passivo”, a carico delle aziende di produzione, distribuzione, vendita e importazione di energia elettrica e gas e dei produttori, distributori e commercianti di prodotti petroliferi, sul periodo 1 ottobre 2021-31 marzo 2022 in rapporto al saldo dello stesso periodo 2020-2021. La tassa sarà del 10% in caso di incremento superiore a 5 milioni di euro; importo “non dovuto” nel caso di incremento inferiore al 10%. Le aziende dovranno versare il contributo entro il prossimo 30 giugno. L’art. 37 del nuovo decreto dispone che le aziende stesse avranno l’obbligo di comunicare ogni mese all’Antitrust i prezzi di acquisto e vendita dei rispettivi prodotti. Compito dell’Authority sarà, fino al 31 dicembre 2022, monitorare e poter intervenire, insieme alla Guardia di Finanza, per “Evitare, a tutela del consumatore, indebite ripercussioni sui prezzi al consumo”.

La situazione migliorerà?

È ovviamente presto per dire se nell’immediato futuro ci sarà più fiducia. Innanzitutto, perché l’esecutivo terrà d’occhio l’andamento internazionale dei prodotti petroliferi (se, per intenderci, al 20 aprile i prezzi non dovessero essere ancora scesi, è possibile un nuovo intervento). C’è tuttavia da considerare anche l’indagine avviata dalla Procura di Roma sugli aumenti del gas, dell’energia elettrica e dei carburanti, in seguito all’esposto presentato dal Codacons a 104 procure della Repubblica ed all’Autorità garante sulla Concorrenza, nel quale l’Associazione di tutela dei consumatori chiedeva di far luce sul “Possibile reato di ‘Manovre speculative su merci’ (oltre che per aggiotaggio e truffa) previsto dall’art. 501-bis del Codice Penale”, spiega il Codacons in un comunicato stampa. “Ora, se saranno accertati illeciti sui prezzi di energia, carburanti e altri beni essenziali, i responsabili andranno incontro ad una maxi-class action del Codacons per conto di milioni di consumatori e imprese danneggiati dall’escalation dei listini”, dichiara il presidente Carlo Rienzi.

Teniamo d’occhio i distributori!

La questione dei prezzi è quindi da considerare apertissima, come in effetti avevamo avuto modo di rilevare in un approfondimento di lunedì 21 marzo, nel quale le Associazioni di difesa dei Consumatori e Confcommercio si dichiaravano deluse per l’entità di un provvedimento che avrebbe potuto benissimo essere più corposo e duraturo (dal canto nostro, ci si perdoni l’osservazione, viene da chiedersi se non sarebbe stato possibile agire con un po’ più di rapidità, fra il “via libera” al nuovo decreto, la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e la piena operatività, cioè i prezzi ribassati nei distributori, anziché fare trascorrere quattro giorni).

Lo stesso Codacons, in una nota di martedì 22 marzo – dunque a stretto giro di posta rispetto alla pubblicazione del nuovo decreto in Gazzetta Ufficiale – osserva che “Sulla base dei nuovi dati pubblicati poco fa dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, il prezzo medio della benzina, per effetto delle accise disposto dal Governo, deve scendere in Italia a 1,78 euro al litro, e il gasolio a 1,77 euro al litro”. “Nell’ultima settimana il prezzo medio della verde si è attestato a 2,137 euro al litro, 2,124 euro il diesel. Questo significa che con la pubblicazione dei decreti del Governo in Gazzetta ufficiale che introducono il taglio delle accise di 25 centesimi al litro, i listini alla pompa devono subito scendere di 30,5 centesimi al litro, considerato anche il peso dell’Iva”. I riflettori vengono dunque puntati sulle stazioni di servizio:

Se i distributori non si atterranno alle nuove disposizioni e non ridurranno con effetto immediato i prezzi alla pompa, saremo costretti a presentare una raffica di denunce alle Procure di tutta Italia e alla Guardia di Finanza.

Di più. L’associazione fa sapere che pubblicherà oggi (martedì 22 marzo), sul proprio portale online, “I moduli attraverso i quali i cittadini residenti a Roma, Cagliari, Belluno, Prato, Ancona, Perugia, Verona potranno costituirsi parte offesa nelle inchieste aperte dalle Procure locali sulle speculazioni relative ai prezzi dei carburanti, e chiedere i danni qualora dalle indagini dovessero emergere illeciti a danno dei consumatori“.

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