BYD, la nuova fabbrica europea potrebbe nascere in Francia: decisivo il costo dell'energia

BYD cerca la sede della seconda fabbrica europea: Francia favorita per l'energia a basso costo, ma Spagna e Italia restano tra le possibili alternative

BYD, la nuova fabbrica europea potrebbe nascere in Francia: decisivo il costo dell'energia
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Giorgio Colari
Pubblicato il 16 ott 2026

La corsa di BYD alla conquista del mercato europeo passa sempre più dalla produzione locale. Il colosso cinese sta valutando dove realizzare il suo secondo stabilimento automobilistico nel continente e, tra i Paesi candidati, la Francia sembra aver conquistato una posizione di vantaggio.

A indicare uno dei fattori decisivi è stata Stella Li, vicepresidente esecutiva dell’azienda, intervenuta durante il Salone dell’Auto di Parigi 2026. Il costo dell’energia rappresenta un elemento fondamentale nella scelta della futura sede industriale.

La decisione dovrebbe arrivare entro la fine del 2026, mentre la Spagna rimane un’alternativa concreta. Più defilata, almeno secondo le indiscrezioni attuali, la posizione dell’Italia.

La Francia convince BYD grazie all’elettricità meno costosa

La competitività energetica francese costituisce uno dei principali argomenti a favore dell’insediamento produttivo. Costruire automobili richiede grandi quantità di energia, soprattutto quando le attività comprendono processi industriali particolarmente intensivi e la lavorazione di componenti destinati ai veicoli elettrificati.

Per un costruttore che punta a produrre grandi volumi, anche differenze relativamente contenute nel prezzo dell’elettricità possono incidere significativamente sui costi operativi. Durante la manifestazione parigina, Stella Li ha ribadito che il rafforzamento della presenza europea rappresenta una strategia di lungo periodo, non una risposta temporanea alle condizioni commerciali.

Un altro elemento interessante riguarda la possibile modalità d’investimento: BYD preferirebbe acquisire e riconvertire impianti già esistenti, anziché costruire necessariamente stabilimenti completamente nuovi. Questa soluzione permetterebbe di ridurre i tempi necessari all’avvio delle attività, sfruttando infrastrutture industriali già disponibili.

Tra le ipotesi circolate figura anche una collaborazione con un grande costruttore europeo, come Volkswagen o Stellantis, ma non risultano accordi definitivi annunciati per questa operazione.

Tre fabbriche di auto e una di batterie entro il prossimo decennio

Il progetto della seconda fabbrica rientra in un programma industriale più ampio, che prevede complessivamente tre stabilimenti automobilistici e un impianto dedicato alle batterie in Europa. BYD punta inoltre a superare i 40.000 dipendenti europei entro il 2030, rafforzando la propria presenza lungo l’intera filiera produttiva.

Il primo insediamento automobilistico si trova a Szeged, in Ungheria, dove l’avvio della produzione in serie è stato posticipato alla fine del 2026. Tra i primi modelli destinati alle linee ungheresi figura la BYD Dolphin Surf, compatta elettrica pensata per il mercato europeo.

Diversa la situazione in Turchia, dove un ulteriore progetto industriale risulta attualmente sospeso e privo di un calendario operativo definito. La scelta del prossimo Paese ospitante potrebbe quindi modificare sensibilmente gli equilibri industriali, portando investimenti, occupazione e nuove opportunità per i fornitori locali.

Per il momento, tuttavia, BYD non ha comunicato l’entità dell’investimento previsto, la capacità produttiva del futuro stabilimento o l’elenco delle vetture che vi saranno assemblate.

Vendite internazionali in crescita e produzione europea strategica

A spingere l’espansione industriale sono soprattutto i risultati commerciali ottenuti fuori dalla Cina. Nel settembre 2026, BYD ha venduto sui mercati esteri 179.877 automobili e pick-up, registrando una crescita del 153,9% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Nei primi nove mesi dell’anno, le esportazioni hanno raggiunto 1.337.831 unità, confermando il peso crescente della domanda internazionale. Produrre direttamente in Europa consentirebbe di ridurre la dipendenza dalle spedizioni marittime e di affrontare con maggiore flessibilità le politiche commerciali dell’Unione Europea.

Il quadro diplomatico mostra intanto alcuni segnali di distensione. Durante gli incontri dell’8 e 9 ottobre, Cina e UE hanno discusso diversi accordi relativi al settore automobilistico, proseguendo anche il confronto sui prezzi dei veicoli elettrici importati.

Restano comunque aperte le questioni legate ai dazi e alle misure antisovvenzioni. In questo scenario, la localizzazione industriale diventa uno strumento per consolidare la competitività del marchio e avvicinare la produzione ai clienti. La partita tra Francia e Spagna rimane dunque aperta, con l’Italia che potrebbe ancora essere considerata qualora emergessero condizioni industriali più favorevoli.

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