Bologna, riparte "Città 30": 258 km ridotti a 30 km/h dal 20 aprile

Il Comune di Bologna rilancia il progetto Città 30: 258 chilometri in 47 zone con limite di 30 km/h dal 20/04/2026. Piano mirato con schede tecniche per evitare ricorsi e puntare alla sicurezza stradale

Bologna, riparte "Città 30": 258 km ridotti a 30 km/h dal 20 aprile
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Giorgio Colari
Pubblicato il 24 mar 2026

Dopo mesi di dibattiti e polemiche, Bologna si prepara a rilanciare una delle sue iniziative più discusse in tema di mobilità urbana: il progetto Città 30. Un piano che, dal 20 aprile 2026, vedrà l’introduzione di un limite di 30 km/h su 258 chilometri di strade, distribuiti in 47 zone selezionate. Questa nuova versione della riforma nasce come risposta alle critiche sollevate dai tassisti e dagli operatori del settore, che lo scorso gennaio avevano ottenuto dal TAR dell’Emilia-Romagna uno stop all’applicazione generalizzata del limite. Ora il Comune cambia strategia, puntando su un intervento più mirato e sostenuto da dati tecnici.

Un nuovo assetto per la mobilità urbana

La rivoluzione della mobilità a Bologna non sarà più caratterizzata da una riduzione uniforme dei limiti di velocità, ma da una distribuzione selettiva, pensata per rispondere alle reali esigenze di sicurezza stradale e vivibilità cittadina. I tratti di strada interessati sono stati individuati attraverso parametri precisi: l’assenza di marciapiedi, la presenza di un intenso flusso pedonale, attraversamenti non controllati e la vicinanza a scuole e ospedali. Prima dell’entrata in vigore del nuovo limite, il Settore Mobilità Sostenibile procederà con l’emissione delle ordinanze, l’aggiornamento della segnaletica e l’avvio di campagne informative per preparare residenti e operatori.

L’esperienza dei ricorsi e la lezione dei tassisti

Il TAR aveva bocciato la prima versione del progetto, giudicando il limite generalizzato in contrasto con il Codice della Strada. In particolare, i tassisti avevano sottolineato come la misura avrebbe avuto impatti negativi sui tempi di percorrenza, riducendo il numero di corse giornaliere e comprimendo ulteriormente i margini economici di una categoria già in difficoltà. Accogliendo queste osservazioni, il Comune ha deciso di puntare su una selezione tecnica e su una documentazione dettagliata per ogni singolo chilometro coinvolto nel piano.

Tra favorevoli e contrari: una città divisa

Il progetto Città 30 continua a dividere la comunità bolognese. Da un lato, molti residenti e attivisti vedono positivamente la riforma, confidando in una maggiore sicurezza stradale, una migliore qualità dell’aria e una città più vivibile. Dall’altro, commercianti, corrieri e soprattutto tassisti temono che il nuovo limite possa rallentare le attività economiche e operative. Questi ultimi, pur riconoscendo l’importanza delle misure di sicurezza, chiedono che vengano creati corridoi strategici esentati dal limite e che siano previste compensazioni economiche per le categorie più colpite.

Controlli, sanzioni e informazione: la chiave del successo

Il successo della nuova strategia dipenderà dalla capacità di controllo e dalla coerenza dell’applicazione. Ordinanze, segnaletica e impianti di rilevamento della velocità dovranno essere integrati in un sistema efficace di enforcement e comunicazione. Le autorità locali saranno chiamate a calibrare le sanzioni e le campagne informative, per garantire che il rispetto del limite di 30 km/h sia percepito non solo come un obbligo, ma come un passo avanti verso una città più sicura e sostenibile.

Il modello europeo e la specificità di Bologna

Molte città europee hanno già scelto di abbassare i limiti urbani, ottenendo risultati significativi nella riduzione degli incidenti e nella promozione della mobilità sostenibile. Bologna si ispira a questi modelli, ma sceglie di intervenire in modo selettivo, concentrando gli sforzi sui tratti di strada più fragili e vulnerabili, senza penalizzare inutilmente le arterie principali del traffico cittadino.

Conciliare esigenze diverse: la sfida vera

Il vero banco di prova per l’amministrazione sarà la capacità di conciliare la sicurezza stradale con l’efficienza della mobilità e la sostenibilità economica dei servizi. Nei giorni che precederanno il 20 aprile, saranno rese pubbliche le schede tecniche e le ordinanze che chiariranno come il Comune intenda bilanciare questi interessi e quali deroghe siano state previste per le categorie più coinvolte. Il dialogo costante con operatori e cittadini sarà fondamentale per trasformare il progetto Città 30 da terreno di scontro a opportunità di miglioramento collettivo.

In sintesi, la nuova fase del piano Città 30 di Bologna punta a rendere la città più sicura e vivibile, intervenendo in modo mirato su 258 chilometri di strade e cercando un equilibrio tra innovazione, efficienza e tutela delle attività economiche. Un modello che, se ben gestito, potrebbe diventare un esempio per molte altre realtà urbane italiane.

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