Batterie miracolose si ricaricano da 0 all'80% in 4 minuti: avanzano dei dubbi
I test VTT mostrano che Donut Lab può ricaricare dallo 0 all'80% in 4,5 minuti a 11C. Risultati promettenti, ma la temperatura arriva a 90°C e serve raffreddamento attivo
Nel panorama dell’innovazione automobilistica, il tema delle batterie allo stato solido continua a infiammare il dibattito tra addetti ai lavori, investitori e appassionati. A scatenare l’ultima controversia è stata la startup finlandese Donut Lab, che ha promesso una rivoluzione nel settore delle batterie grazie a prestazioni di ricarica rapida senza precedenti. Le dichiarazioni della giovane azienda hanno però sollevato scetticismo, soprattutto dopo le parole di scetticismo espresse dal CEO di Svolt, che non ha esitato a definire “impossibili” e addirittura “truffaldine” le affermazioni provenienti dalla Finlandia.
I primi test sono positivi
Eppure, a dispetto delle polemiche, i test indipendenti condotti dal VTT Technical Research Centre of Finland sembrano dare credito almeno a una parte delle promesse. Secondo quanto riportato nel rapporto pubblicato dal centro di ricerca, il prototipo sviluppato da Donut Lab è stato in grado di passare dallo 0 all’80% di carica in appena 4,5 minuti, grazie a un impressionante 11C di velocità di ricarica. Un dato che, se confermato e replicabile su larga scala, segnerebbe un salto generazionale rispetto alle attuali tecnologie.
Per comprendere la portata di questa innovazione, basta pensare che una Tesla Model 3, oggi tra le vetture più avanzate sul mercato in termini di elettrificazione, raggiunge un C rate massimo compreso tra 2,8C e 3,3C. Il balzo in avanti proposto da Donut Lab appare dunque notevole e potrebbe ridefinire gli standard dell’intero comparto. Durante i test a 5C, la batteria mantiene la piena capacità, mentre alle estreme condizioni di 11C la perdita si attesta tra il 98,4% e il 99,6%, valori che testimoniano una resistenza sorprendente allo stress da ricarica.
Emerge un problema
Tuttavia, come spesso accade quando si parla di innovazione, il diavolo si nasconde nei dettagli. Il rapporto del VTT mette infatti in luce una questione tutt’altro che secondaria: la gestione termica. Le celle, durante le fasi di ricarica ultraveloce, raggiungono temperature che sfiorano i 90°C. Un valore critico che impone la necessità di sistemi di raffreddamento attivo sofisticati e, inevitabilmente, costosi. Questo aspetto rischia di rappresentare un ostacolo concreto all’adozione su larga scala delle nuove batterie, in quanto le soluzioni ingegneristiche richieste per mantenere la sicurezza e l’efficienza del pacco batteria incidono sia sul peso complessivo sia sulla complessità strutturale del veicolo.
La risposta di Donut Lab alle critiche non si è fatta attendere: l’azienda ha pubblicato integralmente il rapporto del VTT e ha annunciato ulteriori campagne di validazione, promettendo massima trasparenza. Tuttavia, è lo stesso documento a evidenziare alcune zone d’ombra: mentre la velocità di ricarica è stata verificata, restano senza conferma indipendente altre caratteristiche chiave. Tra queste spiccano la densità energetica dichiarata di 400 Wh/kg, la promessa di una durabilità fino a 100.000 cicli di ricarica e la capacità di operare in un intervallo termico compreso tra -30°C e 100°C. Si tratta di dati fondamentali per valutare l’effettiva rivoluzionarità della tecnologia, ma che al momento restano affidati alle dichiarazioni del produttore.
Invito alla prudenza
Il contesto internazionale vede intanto una corsa serrata verso la maturazione delle batterie allo stato solido. Giganti come Geely prevedono di presentare prototipi già nel corso del 2026, mentre colossi cinesi come BYD e CATL puntano a una produzione su vasta scala per il 2027. Toyota, dal canto suo, mira a una commercializzazione di massa attorno al 2030, mentre Changan ha già avviato test su modelli esistenti, con l’obiettivo di avviare la produzione entro il 2027. Questa competizione globale dimostra quanto il settore sia in fermento e quanto sia alta la posta in gioco.
Nonostante l’entusiasmo che circonda le prospettive delle nuove tecnologie, la comunità scientifica e gli esperti del settore invitano alla prudenza. Prima di poter parlare di una vera rivoluzione nel mondo dell’auto elettrica, sarà infatti necessario disporre di dati indipendenti e affidabili non solo sulla velocità di ricarica, ma anche su parametri come la densità energetica reale, il numero effettivo di 100.000 cicli di vita e il comportamento delle celle in condizioni operative prolungate e variabili. Solo allora si potrà valutare se la promessa di Donut Lab rappresenterà davvero una svolta epocale o resterà una suggestione destinata a svanire sotto il peso delle complessità tecniche e dei costi industriali.