Autovelox, la fine del caos: tutte le novità dell'ultimo decreto

Dal via libera di Bruxelles alla "sanatoria" per 15 modelli: come il nuovo decreto punta a blindare le multe contro l’ondata di ricorsi

Autovelox, la fine del caos: tutte le novità dell'ultimo decreto
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Giorgio Colari
Pubblicato il 6 mag 2026

Il silenzio di Bruxelles ha segnato una svolta decisiva per le strade italiane. Lo scorso 4 maggio si è infatti conclusa senza obiezioni la consultazione europea sul decreto omologazione autovelox, trasmesso dall’Italia a febbraio. In assenza di pareri contrari da parte degli altri Stati membri o della Commissione Ue, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha ora via libera per l’adozione formale di un provvedimento destinato a cambiare radicalmente la gestione delle multe per eccesso di velocità.

L’obiettivo: fermare la pioggia di ricorsi

Il provvedimento nasce da un’esigenza di chiarezza normativa, resa urgente dalle recenti ordinanze della Cassazione. La Suprema Corte ha infatti stabilito che solo un dispositivo formalmente omologato può costituire prova valida per una sanzione, invalidando di fatto migliaia di verbali basati su apparecchiature semplicemente “approvate”. L’entrata in vigore delle nuove norme è attesa a breve, con l’obiettivo di arrivare ai grandi esodi estivi con un quadro regolatorio meno esposto ai contenziosi legali.

La “sanatoria” dei 15 dispositivi

Il fulcro del decreto, nonché il punto più discusso, è la norma che prevede una vera e propria omologazione d’ufficio per 15 modelli già approvati in base a un decreto del 2017. Si tratta di una misura che mira a regolarizzare istantaneamente gran parte dei dispositivi attualmente in uso sulle strade. Dal quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale, saranno considerati automaticamente omologati modelli celebri come l’Autovelox 106, il Tutor 3.0, il Vergilius Plus e vari sistemi della gamma Celeritas e Velocar.

Corsie semplificate e dubbi legali

Oltre alla sanatoria, il decreto introduce una procedura semplificata per le apparecchiature approvate prima del 2017. Se queste dispongono già di test di laboratorio e tarature idonee, produttori o distributori potranno ottenere l’omologazione integrando la documentazione esistente; il Ministero dovrà poi esprimersi entro un termine di 60 giorni.

Tuttavia, il fronte delle polemiche resta aperto. Alcuni giuristi ritengono illegittima la trasformazione retroattiva delle approvazioni in omologazioni tramite un semplice decreto ministeriale, ravvisando un possibile vulnus che potrebbe alimentare nuovi ricorsi davanti ai giudici di pace e ai tribunali. Inoltre, persiste una disputa sulla competenza: alcuni operatori sostengono che l’omologazione, in quanto materia metrologica, dovrebbe spettare al Ministero delle Imprese e non a quello dei Trasporti.

Mentre l’Italia si prepara a pubblicare il testo definitivo, la battaglia tra la sicurezza stradale, la precisione dei controlli elettronici e i diritti dei cittadini promette di spostarsi presto dalle scrivanie di Bruxelles alle aule di tribunale.

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