Quando la manodopera Bugatti costa più di un gioiello: e nasce una causa
Dalla manodopera a 1.350 dollari l’ora alla guerra per le Tourbillon: i segreti della battaglia legale che scuote il mondo Bugatti
Sotto il cielo terso della Florida, dove il lusso non è un’eccezione ma la regola, il mondo dell’automobilismo d’élite è stato scosso da una vertenza legale che mette a nudo i retroscena economici dei marchi più esclusivi del pianeta. Al centro del contenzioso c’è una cifra che ha del clamoroso: 1.350 dollari l’ora (circa 1.220 euro). È questa la tariffa oraria richiesta dal concessionario Bugatti Miami alla casa madre per i lavori eseguiti in garanzia, una somma che, invece di essere accettata, ha innescato una battaglia giudiziaria da 138 pagine.
Una richiesta ritenuta inaccettabile
La vicenda vede contrapposti Bugatti Miami, parte del prestigioso gruppo Braman Motors, e Bugatti of the Americas, distribuita da Volkswagen Group of America. Chi possiede una Bugatti Tourbillon da oltre 4 milioni di dollari non si aspetta certo tariffe da utilitaria, ed è consapevole di dover affidare il mezzo a officine convenzionate con costi imposti dal marchio. Eppure, la casa madre ha ritenuto la richiesta del dealer inaccettabile. La disputa è degenerata dopo una fase di trattative che sembrava aver portato a un compromesso: un accordo transitorio di 1.100 dollari l’ora per la fine del 2025, con il salto definitivo ai 1.350 dollari a partire dal 1° gennaio 2026.
Tuttavia, l’equilibrio si è spezzato bruscamente l’11 febbraio 2026. Senza preavviso, Bugatti of the Americas ha comunicato al concessionario che non sarebbe più stato autorizzato a eseguire interventi in garanzia, citando come motivazione i “costi eccessivi di manodopera e ricambi”. Dal 13 maggio 2026, Bugatti Miami non riceverà più alcun rimborso per questi lavori, una mossa che il ricorso definisce come un’induzione fraudolenta volta a revocare il diritto del concessionario a eseguire tali interventi.
Un conflitto di più ampio spettro
Ma il conflitto si estende ben oltre le mura dell’officina, toccando la distribuzione di veicoli che valgono una fortuna. Bugatti Miami accusa la casa madre di una netta disparità nell’assegnazione dei modelli: a fronte di quattro esemplari di Tourbillon richiesti, ne ha ricevuti solo due, mentre il rivale Bugatti Broward, situato a soli 40 km di distanza, ne avrebbe ottenuti nove. Inoltre, il dealer sostiene che la casa madre abbia gestito direttamente prenotazioni e prezzi, violando le leggi sui franchising della Florida nate per proteggere i concessionari dall’esclusione dalla catena di vendita.
Mentre Bugatti of the Americas replica sostenendo di aver semplicemente esentato il dealer dall’obbligo di eseguire i lavori, la tensione resta altissima. In un mercato dove anche un’ora di manodopera ha il valore di un lusso estremo, sarà solo la sentenza di un giudice federale a stabilire chi ha ragione.