Il sodalizio tra Alfa Romeo e l’Arma dei Carabinieri: 75 anni di passione

Dalla "Matta" del 1951 alla Giulia Quadrifoglio: l'evoluzione delle "Gazzelle" che sono diventate icone della cultura e della sicurezza

Il sodalizio tra Alfa Romeo e l’Arma dei Carabinieri: 75 anni di passione
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Giorgio Colari
Pubblicato il 6 mag 2026

Esistono legami che superano il semplice accordo istituzionale per farsi leggenda, diventando parte integrante del panorama visivo e sentimentale di una nazione. Quello tra Alfa Romeo e l’Arma dei Carabinieri è un sodalizio unico nel suo genere, una storia fatta di passione, disciplina e velocità che da settantacinque anni corre sulle strade italiane al servizio del bene comune. È un’unione di valori che vede il Biscione e la Fiamma intrecciarsi in un cammino comune fondato sulla fiducia reciproca, dove l’eccellenza progettuale milanese si mette al servizio della sicurezza dello Stato.

Una storia scritta sull’asfalto

Questa straordinaria parabola è stata celebrata oggi presso il Museo Alfa Romeo di Arese, teatro della presentazione del volume “Carabinieri e Alfa Romeo – al servizio del Paese”. L’opera non è solo un catalogo di modelli, ma un diario della storia d’Italia suddiviso in cinque capitoli che ripercorrono le tappe fondamentali della Repubblica: dalla ricostruzione postbellica al miracolo economico, attraversando la violenza degli anni di piombo e la lotta alla criminalità organizzata, fino alle sfide globali del presente.

Per suggellare questo anniversario, è stato svelato un logo commemorativo che racchiude l’essenza di questa partnership: il numero 75 integra con naturalezza i simboli identitari delle due istituzioni, trasmettendo un profondo senso di italianità e coraggio. Come dichiarato da Santo Ficili, CEO di Alfa Romeo, queste vetture sono diventate icone della memoria collettiva, accompagnando le donne e gli uomini dell’Arma nel silenzio delle strade o nei momenti più concitati.

Dalla “Matta” alla “Gazzella”: l’evoluzione del mito

Il racconto inizia nel 1951 con la 1900 M “Matta”, un fuoristrada robusto ed essenziale pensato per le necessità di un’Italia che cercava faticosamente di rialzarsi dalle macerie della guerra. Ma è con la Giulia del 1963 che il sodalizio entra nell’immaginario pop: nasce la “Gazzella” del Nucleo Radiomobile, simbolo di pronto intervento e di una presenza dello Stato rapida ed elegante.

Ogni modello successivo ha segnato un’epoca: l’Alfetta “Protetta” del 1979, berlina blindata che ha vissuto il dramma delle scorte durante gli anni di piombo; l’Alfa 90 e l’Alfa 75, che tra gli anni Ottanta e Novanta portavano un messaggio di fermezza sul territorio; fino ad arrivare alla raffinatezza tecnologica della 156 e della 159.

Un simbolo di sicurezza

Vedere oggi una Giulia Quadrifoglio in livrea dell’Arma non significa solo ammirare una vettura dalle prestazioni straordinarie, ma percepire un segno concreto della vicinanza dello Stato alla collettività. Per il Comandante Generale Salvatore Luongo, la riconoscibilità di questi mezzi contribuisce a costruire la percezione di sicurezza dei cittadini: sapere di non essere soli.

Il futuro di questo legame è già realtà con modelli come la Tonale e la Stelvio, che portano l’Alfa Romeo nel nuovo millennio senza mai recidere il filo rosso della tradizione. Molte di queste icone “in divisa” sono oggi custodite nella sezione dedicata del Museo di Arese, testimonianza perenne di una fiducia reciproca che ha saputo trasformare delle automobili in vere e proprie istituzioni su ruote. È un tributo a chi, impugnando quel volante con fierezza e responsabilità, ha contribuito a scrivere le pagine più importanti della nostra storia civile.

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