Automobilista multato per 1 km/h, 50 euro che diventano 2.800

A Délemont un automobilista passa da 50 a 2.800 euro per ricorsi e spese legali dopo una multa per 1 km/h. Analisi delle norme e confronto con l'Italia

Automobilista multato per 1 km/h, 50 euro che diventano 2.800
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Giorgio Colari
Pubblicato il 26 gen 2026

Quando una semplice multa può trasformarsi in una vera e propria trappola economica, è fondamentale riflettere bene prima di contestare un verbale. La vicenda che arriva dalla Francia, precisamente da Délemont, è un monito per ogni automobilista che, davanti a una sanzione apparentemente irrisoria, valuta la strada del ricorso senza ponderare tutte le possibili conseguenze. Un episodio che si è concluso con una spesa finale di ben 2.800 euro, a fronte di una sanzione iniziale di soli 50 euro, e che evidenzia quanto sia importante conoscere i meccanismi sanzionatori e le differenze tra i sistemi europei, come quello francese e quello italiano.

Tutto ha avuto inizio con un rilevamento da autovelox: il veicolo in questione viaggiava a 64 km/h in una zona dove il limite era fissato a 60 km/h. Grazie alla tolleranza prevista in Francia, pari a 3 km/h, l’infrazione effettiva risultava minima, solo 1 km/h oltre il consentito. Eppure, quella che poteva sembrare una semplice sanzione amministrativa si è rapidamente trasformata in una complessa vicenda giudiziaria.

Impugnato il verbale

L’automobilista coinvolto ha deciso di impugnare il verbale, sostenendo di non essere lui al volante al momento dell’infrazione. Le autorità stradali francesi hanno confermato l’identificazione, ma la questione si è spostata in tribunale. Dopo un primo respingimento, il secondo ricorso è stato accolto dal giudice, che ha riconosciuto l’insufficienza delle prove sulla responsabilità diretta del conducente. Tuttavia, il rifiuto da parte dell’interessato di dichiarare chi effettivamente guidasse il veicolo ha dato il via a una serie di conseguenze inattese: ulteriori sanzioni amministrative, parcelle professionali e oneri processuali, fino a raggiungere la cifra di circa 2.800 euro complessivi.

Questo caso mette in luce un aspetto spesso sottovalutato: il rischio che le spese legali e procedurali possano superare di gran lunga il valore della sanzione originaria. Un elemento che dovrebbe far riflettere ogni automobilista prima di intraprendere la strada del ricorso, specialmente per infrazioni di lieve entità. La sproporzione tra la multa iniziale e i costi finali evidenzia quanto sia importante valutare attentamente la convenienza economica di un’azione legale in questi casi.

Il confronto con l’Italia

Il confronto con la normativa italiana risulta particolarmente interessante. In Italia, la tolleranza sugli eccessi di velocità è più ampia rispetto alla Francia: si parla di 5 km/h invece dei 3 km/h francesi. Ciò significa che, nella stessa situazione, un conducente italiano non avrebbe nemmeno ricevuto una multa. Inoltre, il sistema sanzionatorio italiano prevede una gradazione delle pene in base all’entità dell’infrazione, con fasce che possono comportare la decurtazione di punti dalla patente e, nei casi più gravi, la revoca del titolo di guida. Un sistema, quello italiano, che appare più proporzionato e che, almeno in questo caso, avrebbe tutelato maggiormente l’automobilista.

L’episodio di Délemont offre una chiara lezione internazionale: la conoscenza delle differenze tra i sistemi normativi è fondamentale per chi viaggia all’estero. Non solo le regole sui limiti di velocità, ma anche le procedure per la contestazione delle sanzioni e le possibili ripercussioni economiche variano sensibilmente da Paese a Paese. È dunque consigliabile, soprattutto in caso di dubbi, consultare un esperto di diritto della circolazione, così da evitare che le spese legali superino di gran lunga il beneficio che si spera di ottenere dal ricorso.

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