Auto europee, la Cina corre il doppio e costa il 35% in meno: l'allarme di FORUMAutoMotive

Crisi dell'auto europea, FORUMAutoMotive lancia l'allarme: la Cina sviluppa nuovi modelli in metà tempo e con costi inferiori del 35%. Le richieste all'UE

Auto europee, la Cina corre il doppio e costa il 35% in meno: l'allarme di FORUMAutoMotive
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Giorgio Colari
Pubblicato il 14 ott 2026

L’industria automobilistica europea rischia di perdere ulteriore terreno rispetto alla concorrenza cinese, mentre aumentano le difficoltà produttive e le preoccupazioni per l’occupazione. È il quadro emerso dal tavolo straordinario di FORUMAutoMotive, organizzato a Milano il 13 ottobre 2026 per discutere le prospettive di un settore alle prese con trasformazioni tecnologiche e industriali.

Al centro del confronto, promosso dal giornalista Pierluigi Bonora, sono finite le politiche europee sulla decarbonizzazione, i costi dell’energia e la necessità di tutelare la competitività delle imprese.

Il dibattito ha riunito rappresentanti della politica, associazioni di categoria, aziende e sindacati, facendo emergere posizioni differenti sulle tecnologie da sostenere, ma una richiesta condivisa: decisioni più rapide e regole prevedibili.

La Cina sviluppa un’auto in 20 mesi, l’Europa ne impiega 40

I dati più significativi sono arrivati da Emanuele Cordone, partner della divisione Automotive di AlixPartners. Nel 2026 il settore automobilistico europeo registra un indice di disruption pari a 74, il livello più elevato tra le industrie considerate dall’analisi.

Il 60% degli operatori intervistati ritiene di essere superato dai concorrenti cinesi, che possono contare su tempi di sviluppo e costi sensibilmente inferiori. Per realizzare un nuovo modello servono mediamente 20 mesi in Cina, contro i 40 necessari in Europa. Il vantaggio economico stimato per i costruttori cinesi raggiunge il 35%.

Le prospettive accentuano la pressione competitiva: secondo le stime presentate, entro il 2030 un’auto su tre venduta nel mondo sarà cinese. Anche la velocità di rinnovamento delle gamme evidenzia il divario. I produttori cinesi prevedono di aggiornare tra il 50 e il 100% dei volumi in tre anni, contro il 22-34% dei costruttori tradizionali.

Costi energetici, fabbriche e posti di lavoro a rischio

La questione industriale è stata affrontata da Marco Bonometti, presidente di OMR Automotive, che ha evidenziato come in Cina l’energia costi circa la metà rispetto all’Europa. Bonometti ha proposto di subordinare l’accesso al mercato europeo a una quota di produzione locale del 70%, chiedendo inoltre un prezzo dell’energia non indicizzato al gas.

Sul fronte occupazionale, Davide Sperti della UILM e Barbara Arsieni della FIM-CISL hanno richiamato i rischi per stabilimenti e indotto, citando anche le difficoltà dei grandi gruppi tedeschi. Il presidente di ANFIA, Roberto Vavassori, ha chiesto una pausa regolamentare di tre anni per valutare le misure necessarie a rilanciare la competitività.

Il problema riguarda anche le componenti strategiche: secondo il manager Andrea Taschini, batterie e software rappresentano circa metà del valore di un’automobile, ma vengono oggi forniti in larga misura da aziende esterne all’Europa.

Stop alle imposizioni tecnologiche? Le proposte per Bruxelles

La revisione delle politiche europee è stata uno dei temi più discussi. Alberto Gusmeroli, presidente della Commissione Attività Produttive della Camera, ha sostenuto la necessità di offrire automobili più semplici e accessibili, lasciando maggiore libertà nella scelta delle motorizzazioni.

Roberto Pietrantonio, presidente di UNRAE, ha invece indicato cinque priorità, tra cui neutralità tecnologica, competitività industriale e un fondo europeo per sostenere mercato, infrastrutture e costi energetici. Sulle emissioni, UNRAE condivide la proposta di riduzione della CO₂ del 90% entro il 2035, chiedendo però maggiore flessibilità sulla compensazione del restante 10%.

Differente l’accento posto da Fabio Pressi, presidente di Motus-E, che considera l’elettrificazione uno strumento per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e sollecita incentivi per i veicoli commerciali. Il confronto ha coinvolto anche GPL, biocarburanti e noleggio, evidenziando l’esigenza di evitare ulteriori incertezze normative.

La sfida emersa a Milano non riguarda quindi soltanto il futuro del motore termico, ma la capacità dell’Europa di continuare a progettare, produrre e vendere automobili competitive.

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