Auto a benzina e diesel dopo il 2035, Francia e Germania vicine all'accordo
Francia e Germania verso un'intesa sul futuro dei motori termici dopo il 2035. Bruxelles discute anche di auto ibride cinesi e nuove regole Made in Europe
Il futuro delle auto a benzina e diesel potrebbe cambiare ancora. Francia e Germania si avvicinano a un’intesa destinata a influenzare la revisione delle regole europee sulle emissioni prevista per il 2035, mentre Bruxelles affronta contemporaneamente il problema della concorrenza cinese e della competitività dei costruttori continentali.
Il confronto tra Parigi e Berlino riguarda due questioni strettamente collegate: la possibilità di mantenere uno spazio per i motori a combustione interna oltre la scadenza fissata dall’Unione europea e l’introduzione di criteri più rigorosi per identificare le automobili effettivamente prodotte in Europa.
A confermare l’avvicinamento delle posizioni è stato Stéphane Séjourné, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, intervenuto al Paris Automotive Summit durante il Salone dell’Auto di Parigi. L’intesa non equivale ancora a una modifica delle norme europee, ma potrebbe rappresentare un passaggio decisivo nel confronto politico tra gli Stati membri.
Benzina e diesel, il compromesso tra Macron e Merz
Secondo le indiscrezioni emerse nei giorni precedenti al Salone di Parigi, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz starebbero lavorando a un compromesso sulle regole che dal 2035 impongono alle nuove automobili una riduzione del 100% delle emissioni di CO₂ allo scarico.
La Germania spinge per una maggiore apertura alle motorizzazioni termiche, mentre la Francia chiede garanzie più solide sulla produzione automobilistica europea. Il possibile punto d’incontro prevede quindi una maggiore flessibilità tecnologica in cambio di requisiti Made in Europe più severi, soprattutto per le vetture elettriche.
L’obiettivo francese è tutelare investimenti, stabilimenti e occupazione, evitando che le misure europee favoriscano veicoli assemblati fuori dall’Unione con componenti prevalentemente importati. Séjourné ha confermato che il confronto è ormai in una fase avanzata, invitando le istituzioni europee ad accelerare l’approvazione del pacchetto normativo.
Resta però fondamentale distinguere le trattative politiche dalle decisioni definitive: il quadro del 2035 non è stato ancora modificato dall’eventuale compromesso franco-tedesco.
Auto ibride cinesi, arriva il tetto alle importazioni
Parallelamente al confronto sui motori termici, Bruxelles sta definendo nuove misure per contenere l’aumento delle importazioni di automobili ibride dalla Cina. L’accordo discusso con Pechino prevede un limite iniziale di 350.000 veicoli all’anno, con una crescita della quota del 6% a partire dal secondo anno e una durata complessiva di quattro anni.
La misura riguarda le ibride e plug-in hybrid importate, un segmento nel quale i costruttori cinesi hanno rafforzato rapidamente la propria presenza commerciale. L’iniziativa punta a riequilibrare la concorrenza senza interrompere gli scambi tra Europa e Cina. Il meccanismo dovrebbe infatti rispettare le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio.
Per i marchi cinesi che stanno investendo in stabilimenti europei, la produzione locale potrebbe assumere un’importanza ancora maggiore. L’intesa commerciale rimane comunque distinta dal negoziato franco-tedesco sulle emissioni: si tratta di due interventi differenti, sebbene entrambi destinati a incidere sugli equilibri dell’industria automobilistica europea.
Dazi americani e produzione europea, la sfida di Bruxelles
A complicare ulteriormente il quadro sono le tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Durante il suo intervento a Parigi, Séjourné ha dichiarato che i costruttori automobilistici europei hanno sostenuto quest’anno circa 10 miliardi di euro di costi legati ai dazi americani.
Una cifra che pesa sulla competitività del settore e alimenta le richieste di interventi per proteggere la produzione continentale. Il confronto sul Made in Europe diventa quindi centrale anche per stabilire quali investimenti e attività industriali debbano beneficiare delle future misure europee.
Non si parla soltanto dell’assemblaggio finale delle automobili, ma anche del valore generato attraverso ricerca, progettazione, componentistica e occupazione. Per gli automobilisti, invece, le trattative non comportano cambiamenti immediati: nessuna nuova autorizzazione alla vendita di auto termiche dopo il 2035 è stata ancora approvata.
Le prossime decisioni europee dovranno chiarire quanto spazio sarà concesso alle diverse tecnologie e quali condizioni verranno applicate ai costruttori. La posta in gioco va oltre la scelta tra benzina ed elettrico: riguarda la capacità dell’industria europea di mantenere produzione, investimenti e posti di lavoro in un mercato automobilistico sempre più competitivo.