L'annus horribilis dell'industria automobilistica tedesca: i numeri della crisi

L’auto tedesca è in crisi nel 2025: Audi e Mercedes giù, BMW limita le perdite al -3%. Ecco cosa sta succedendo e cosa cambia

L'annus horribilis dell'industria automobilistica tedesca: i numeri della crisi
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Renato Terlisi
Pubblicato il 9 apr 2026

La crisi dell’auto tedesca è ormai evidente. Nel 2025, i principali gruppi automobilistici della Germania hanno registrato perdite significative, segnando un punto di svolta per un modello industriale che per decenni ha trainato l’economia europea.

Alla base del problema ci sono fattori concreti: costi energetici più alti, produzione interna meno competitiva e una concorrenza globale sempre più aggressiva. A questo si aggiunge una transizione verso l’elettrico che, secondo molti osservatori, è stata gestita con tempi e modalità non sempre allineati al mercato. In questo scenario complesso, i numeri parlano chiaro. Gli utili di Mercedes sono crollati del 49%, quelli di Volkswagen del 44%. BMW, invece, ha limitato i danni con un calo del 3%. Non è un successo, ma è un segnale importante.

Crisi dell’auto tedesca: cosa sta succedendo

Il sistema industriale tedesco si trova oggi sotto pressione come non accadeva da anni. Produrre in Germania costa di più rispetto al passato, soprattutto per via dell’energia, mentre mercati chiave come la Cina stanno diventando sempre più difficili.

Per i grandi gruppi automobilistici, questo significa margini più bassi e una competizione più dura, sia sul fronte delle auto tradizionali sia su quello delle elettriche. BMW, nel 2025, ha consegnato 2,46 milioni di auto, con una crescita marginale dello 0,5%. Di queste, circa 442.000 sono elettriche, segno che la transizione è in corso ma non ancora dominante.

L’unico vero punto debole resta la Cina, dove il marchio ha perso il 12,5%. Un dato che pesa, considerando l’importanza strategica di quel mercato.

La strategia BMW: meno costi e più flessibilità

Il motivo per cui BMW ha retto meglio rispetto ai concorrenti è legato a una strategia industriale precisa. Il principio è semplice: massima flessibilità produttiva. A differenza di altri costruttori, BMW produce auto termiche ed elettriche sulla stessa linea. Questo consente di adattarsi rapidamente alla domanda. Se il mercato rallenta sull’elettrico, si aumenta la produzione di modelli tradizionali. Se cresce, si fa l’opposto.

È una soluzione concreta che riduce i rischi e migliora l’efficienza. Un altro elemento chiave è la presenza industriale negli Stati Uniti. La fabbrica di Spartanburg, attiva da oltre 30 anni, impiega circa 11.000 persone e produce fino a 1.500 auto al giorno. Questo ha permesso a BMW di essere meno esposta a eventuali dazi e tensioni commerciali.

Nel complesso, la casa bavarese è riuscita a risparmiare circa 2,9 miliardi di dollari nell’ultimo anno. Il risultato è frutto di costi di sviluppo più bassi, materiali meno costosi e una struttura amministrativa più snella. Alla base c’è la strategia definita dal CEO Oliver Zipse come “Power of Choice”: offrire tutte le motorizzazioni su tutti i mercati, senza puntare su un’unica soluzione.

Il futuro tra elettrico e rischi industriali

Se il presente di BMW appare più stabile rispetto ad altri concorrenti, il futuro resta incerto. Il motivo è legato alla nuova piattaforma Neue Klasse, destinata a cambiare profondamente l’organizzazione produttiva. I nuovi impianti saranno dedicati esclusivamente alle auto elettriche. Questo significa abbandonare il modello flessibile della produzione mista, che oggi rappresenta uno dei principali punti di forza del gruppo.

È una scelta strategica che potrebbe portare vantaggi in termini di efficienza e innovazione, ma anche aumentare i rischi. Se la domanda di elettriche non crescerà come previsto, BMW potrebbe trovarsi esposta. In altre parole, la casa bavarese ha gestito meglio la crisi attuale, ma si prepara a una fase di trasformazione ancora più delicata.

Per gli automobilisti, tutto questo si traduce in un mercato in evoluzione, con modelli sempre più elettrificati ma anche con possibili cambiamenti su prezzi, disponibilità e strategie commerciali. La crisi dell’auto tedesca, quindi, non è solo un tema industriale. È un passaggio che influenzerà direttamente le scelte di chi acquista un’auto nei prossimi anni.

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