Alfa Romeo Giulia 6 C Villa d’Este: la prova su strada con l’antenata del 1973

Al volante della serie speciale della berlina del Biscione con 280 CV e differenziale posteriore autobloccante meccanico

L’Alfa Romeo sta tornando alla ribalta con nuovi modelli, ed è una seconda rinascita, anzi, una terza, dopo quella corrispondente alla 156 disegnata da De Silva. Prima di lasciare il testimone al nuovo corso però, la gamma attuale mette in mostra le doti migliori delle vetture che, ad oggi, rappresentano il marchio del Biscione; così dopo la Stelvio anche la Giulia è stata realizzata nella serie speciale 6C Villa d’Este, in onore della 2500 SS Touring Superleggera che primeggiò nella prestigiosa manifestazione nel 1949.

In occasione della prova su strada della berlina arricchita da questo allestimento, tanto raro quanto affascinante, abbiamo affiancato alla Giulia dei giorni nostri, quella del 1973, o meglio ancora, un esemplare costruito nel 1973 ma immatricolato nel 1974, restaurato e custodito da un appassionato del Brand, Simone Parisella, che ci ha ragguagliato stelle caratteristiche dell’antesignana del modello attuale.

Stesso DNA ma carattere diverso

Non capita tutti i giorni di poter guidare, anche solo per qualche chilometro, un’Alfa Romeo Giulia del 1973, con un 4 cilindri bialbero da 116 CV a carburatori, e quel carattere così maschio da sentirti subito in un film d’azione anni ’70. Il cambio non è sincronizzato, il servosterzo non è contemplato, e bisogna essere decisi, a volte anche rudi, ma la sintonia è totale e c’è quella colonna sonora dei Weber da 40mm che fa tanto amarcord.

La Giulia è un’istituzione tra gli appassionati, un pezzo di storia dell’automobile, e quella di Simone Parisella, amico dai tempi di scuola, è risorta con coccole di specialisti del settore senza badare a spese, e senza porsi limiti di tempo. La livrea prugna AR 525, si narra, c’è della poesia anche in questi dettagli, che fosse frutto di una distrazione nel processo costruttivo, ma non abbiamo fonti ufficiali in merito, per cui solo un piccolo quantitativo di Giulia 1.6 venne realizzato con questa tonalità, il che la rende ancora più rara.

Quindi la mia concentrazione è stata massima, e il rispetto, beh, quello ad una signora lo si deve sempre… Con tutte le accortezze del caso ho potuto vivere l’emozione di guidare un’Alfa Romeo grandiosa, e adesso capisco perché continua ad alimentare i sogni degli appassionati come Simone, che da bambino ne ammirava una nel cortile, appartenente ad un ex-carabiniere, guarda caso proprio dello stesso colore, quando si dice il destino…

Nel frattempo però, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, Simone condivide la sua passione con le sue splendide bambine, Annalisa ed Arianna, entusiaste di viaggiare nella Giulia di papà, e  l’Alfa Romeo ha cambiato impostazione costruttiva, fino a che, con la Giulia voluta da Sergio Marchionne, è tornata a guardare a quel glorioso passato, celebrato nella maniera migliore con la Giulia 6C Villa d’Este, nata per omaggiare un modello incredibile, e creata per valorizzare una berlina capace di traslare nel tempo il DNA dell’illustre antenata di cui abbiamo parlato nelle righe precedenti.

Le premesse ci sono tutte: trazione posteriore, differenziale posteriore meccanico, e motore 2 litri da 280 CV. Inoltre, la livrea rosso Etna tristrato e gli interni con selleria in pelle chiara e tanto di ricami sui poggiatesta e sulla plancia conferiscono ulteriore appeal alla berlina moderna del Biscione. Non mancano i cerchi da 19 pollici e, all’interno, delle belle palette in alluminio per gestire in modalità manuale il cambio automatico ad 8 rapporti.

Al volante la Giulia 6C Villa d’Este è più educata ma mantiene le promesse

Le aspettative si sono alzate come l’asticella saltata da Tamberi alle olimpiadi dopo aver guidato la Giulia old style, per cui una volta cambiato sedile ho cercato le sensazioni dell’antenata di questa 6C Villa d’Este. Le ho trovate? In parte sì, perché la trazione posteriore ha compiuto, ancora una volta, la magia, ma ho potuto sperimentare come l’evoluzione abbia reso la berlina del Biscione ancora più determinata tra le curve.

Lo sterzo è agile, preciso, con la giusta leggerezza, ma capta ogni segnale che le mani tentano di inviare, dietro scalpita e morde l’asfalto allargando la traiettoria quando serve, ma è la sua capacità di diventare un corpo unico con chi la guida ad esaltare l’esperienza, visto che sembra capire in anticipo le intenzioni di chi è al volante. Certo, non è perfetta, perché il 2 litri sovralimentato appare più timido nell’erogazione rispetto al 1.6 dell’antenata, e il cambio automatico è più funzionale al viaggio, ma come potenza ci siamo, è forse il giusto compromesso tra la variante da 200 CV e la Quadrifoglio.

Il Q2 fa il suo dovere nel gestire la coppia tra le ruote posteriori e, tutto sommato, considerando che siamo nel 2022, è giusto lasciare spazio anche ad un compromesso per il comfort quotidiano. Le strade non sono più quelle del 1973, c’è più traffico, spesso non si può guidare con spensieratezza, per cui il compromesso si può e si deve accettare, ma quando si incontra un tratto di misto la Giulia riesce ancora a sorprendere, e quel ghigno di soddisfazione che ti rimane impresso sul volto per tutto il giorno, è quella sensazione che vive solo chi ha una passione smisurata per l’auto, il motivo per cui un’automobilista si trasforma in “un’alfista”!

Una serie speciale da conservare

La Giulia 6C Villa d’Este è stata proposta anche in versione turbodiesel con il 2.2 sovralimentato da 190 CV, ma francamente il 2.0 turbo benzina con i suoi 280 CV e 400 Nm di coppia massima svolge decisamente bene il suo lavoro, consuma il giusto, circa 13 km/l stando attenti a non scatenarlo e, in prospettiva futura, vale molto di più. Facendo una semplice riflessione, se la Stelvio con lo stesso allestimento è stata prodotta in soli 85 esemplari con prezzi a partire da 73.100 euro, la Giulia 6C Villa d’Este, in particolare con il motore a benzina ed il sistema Q2, è destinata a diventare un oggetto di culto per gli appassionati del Marchio, per cui è una vettura sportiva da guidare in occasioni speciali e coccolare nel tempo.

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