ACI: In Italia le auto sono troppo vecchie e il mercato è saturo

666 autovetture ogni 1.000 abitanti, le vendite sono diminuite e le spese hanno seguito il trend in ribasso: l’annuale statistica dell’Automobile Club dipinge uno scenario difficile.

Le (eventuali) misure di ulteriore sostegno al mercato – leggi: l’arrivo di nuovi ecoincentivi – sarebbe da solo sufficiente a concretizzare quel turn-over di svecchiamento del parco circolante in Italia che le Associazioni di settore auspicano da diverso tempo? Forse no. O meglio: non in relazione ai problemi che da ormai troppi anni affliggono il settore dell’auto nel nostro Paese. Ed ecco che si delinea uno scenario particolarmente complesso per il comparto automotive nazionale, in cui le molte difficoltà vanno a sommarsi ad una situazione – di suo ben difficile – che nasce da un 2020 epocale nella sua drammaticità.

Questa è, in estrema sintesi, la fotografia relativa all’attuale situazione ed alle tendenze dell’auto in Italia scattata dall’Annuario statistico 2021 elaborato dall’Automobile Club: un panorama, in effetti, decisamente non semplice, e che risulta aggravato da una serie di questioni che si protraggono da molto tempo. Prima fra tutte, è chiaro, la sempre più notevole anzianità del parco auto circolante.

Abbiamo le vetture più anziane d’Europa

Le “voci” esaminate dall’annuale rapporto ACI sono molte, e articolate; alla base di tutto, in effetti, c’è proprio quanto accennato qui sopra, ovvero l’età media delle autovetture che circolano sul nostro territorio. In confronto agli altri major market UE, le autovetture in circolazione sono in Italia più anziane (al 31 dicembre 2020 l’età media in Italia era di 11 anni e 10 mesi, vale a dire aumentata di 5 mesi rispetto a fine 2019: ciò, è facile da dedure, anche a causa del calo delle vendite di nuovi veicoli: sono state registrate 500.000 autovetture in meno), e questo costituisce un punto fermo che viene costantemente posto sotto i riflettori delle Associazioni che rappresentano la filiera automotive nazionale (un comparto, occorre sottolineare, che incide per il 6% sul PIL del nostro Paese), le quali non mancano mai di chiedere a gran voce l’istituzione di nuovi ed efficaci provvedimenti di aiuto al rinnovo delle autovetture.

Consistenza del parco auto circolante per età

  • Autovetture a benzina: 14 anni e 9 mesi;
  • Autovetture a gasolio: 10 anni e 4 mesi;
  • Autovetture benzina-GPL: 10 anni e 3 mesi;
  • Autovetture benzina-metano: 10 anni.

Rottamazioni in calo

In conseguenza della diminuzione delle vendite del “nuovo”, è giocoforza sceso anche il numero di veicoli radiati: se, grazie agli Ecoincentivi (come la stessa indagine ACI osserva), l’anno di “boom” delle rottamazioni era stato il 2007 con circa 2.511.000 unità, nel 2020 le rottamazioni sono state circa 1.532.000, con un andamento pressoché costante registrato in Trentino-Alto Adige (-1,6% rispetto al 2019) e, all’opposto, la Liguria che si è dimostrata come la regione italiana più “conservatrice” (-28%).

La regione che ha radiato nel 2020 il maggior numero di autovetture (rapportando tale dato alla consistenza del parco autovetture al 31 dicembre 2019) è il Friuli-Venezia Giulia, con un indice di 4,3; all’ultimo posto si trova la Calabria con 2,0 autovetture radiate ogni 100 autovetture circolanti. In Italia, il valore medio di autovetture rottamate ogni 100 unità in circolazione è pari a 3,3.

Una su cinque ha almeno 18 anni

È da rimarcare, in aggancio a quanto espresso, che il 25% delle autovetture radiate nel 2020 apparteneva alla fascia di età più elevata (ovvero quelle che rispondono alle vecchie classi di inquinamento Euro 0, Euro 1 ed Euro 2). Nonostante questo, il 19% delle auto che tuttora circolano in Italia sono, appunto, riferite a queste classi. D’altro canto, sottolinea ACI, fra le motivazioni che rallentano il ricambio generazionale delle autovetture sussistono due cause principali: la crisi dei consumi ed un mercato che si presenta di fatto al punto di saturazione. Ovvero: nell’analisi fra numero di autovetture in base alla popolazione, emerge che in media il rapporto auto-abitanti è di 666 unità ogni 1000 persone, che aumenta a 885 se si considerano tutti i tipi di veicoli. Anche queste cifre, evidenzia ACI, sono le più elevate d’Europa.

Si è speso di meno

Sulla base del crollo che nei due mesi di lockdown si è registrato in Italia (fino all’80% in meno di nuove immatricolazioni a marzo ed aprile 2020), ed in relazione alle restrizioni ed alla crisi nonché al mezzo milione di nuove autovetture immesse in circolazione nell’intero anno, ad essere diminuite sono state anche le spese sostenute dagli italiani. A questo proposito, la statistica ACI rileva che, nel complesso, per la gestione dell’autoveicolo gli italiani hanno, nel 2020, sborsato circa 124 miliardi di euro (cioè il 20,2% in meno rispetto al 2019): in media, l’utilizzo dell’auto ha richiesto 3.100 euro per ogni possessore.

Di seguito le spese più rilevanti.

  • 37,9 miliardi di euro per acquisto e ammortamenti di capitale (-23,3% rispetto al 2019);
  • 29,4 miliardi di euro per carburante (-25,6%);
  • 21,7 miliardi di euro per manutenzione e riparazione (-17,3%).

In calo le entrate per lo Stato

Anche il gettito fiscale è diminuito: il calo registrato nel 2020 è stato del 19,1% dall’anno precedente, con poco meno di 52,8 miliardi di euro di entrate per lo Stato in rapporto a 65,2 miliardi di euro del 2019. I maggiori introiti sono derivati dalla vendita di carburanti (28,5 miliardi di euro), dall’IVA per l’acquisto di nuovi autoveicoli (6,8 miliardi di euro) e dalle tasse automobilistiche (5,5 miliardi di euro).

Una nota in positivo arriva dall’elettrificazione

Lo sviluppo “green” della mobilità può, in prima analisi, concretizzarsi nel notevolissimo “segno più” fatto registrare nel 2020 dalla vendita di auto elettriche (+193%) e ibride (+123,9%) rispetto al 2019. Si tratta, in ogni caso, di variazioni percentuali puramente statistiche, tant’è vero che la rispettiva incidenza per quote di mercato si mantiene su livelli piuttosto bassi (2,3% la fascia di vetture “zero emission”, e 4,3% se a queste si aggiungono le ibride plug-in). Più elevata, invece, la quota di mercato delle auto ibride, che ha raggiunto il 16%.

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