La Volkswagen Golf elettrica può attendere, potrebbe slittare oltre il 2030

Volkswagen annuncia il rinvio della Golf elettrica oltre il 2030. La mossa è dovuta a slittamenti della piattaforma SSP, alla strategia sui modelli ID e alla concorrenza cinese

La Volkswagen Golf elettrica può attendere, potrebbe slittare oltre il 2030
G C
Giorgio Colari
Pubblicato il 14 mag 2026

Il nome Golf non è solo un modello per Volkswagen; è il pilastro su cui poggia l’identità stessa della casa di Wolfsburg. Per questo, ogni indiscrezione sul suo futuro elettrico scuote il mercato. Tuttavia, chi si aspettava di vedere la nona generazione a zero emissioni — la probabile ID. Golf — già nel 2028, dovrà rivedere i propri piani. L’amministratore delegato Thomas Schäfer, intervenendo al Future of the Car del Financial Times a Londra, ha tracciato una rotta diversa: la Golf elettrica non arriverà prima della fine del decennio.

Una strategia di attesa e protezione

La scelta di posticipare il debutto di quello che è considerato il modello più iconico del marchio risponde a una precisa logica commerciale e di portafoglio. Secondo Schäfer, Volkswagen non ha fretta perché l’attuale gamma elettrica è già “ben coperta”. L’obiettivo è evitare che un nome ingombrante come quello della Golf possa oscurare i nuovi modelli prima ancora che questi si siano consolidati sul mercato.

Il palcoscenico dei prossimi anni sarà infatti riservato alla nuova ID. Polo, all’aggiornamento della ID.3 Neo e alla inedita ID. Cross. Questi modelli avranno il compito di presidiare i segmenti ad alto volume e più accessibili, preparando il terreno per il ritorno del “re”.

Il nodo tecnologico: la piattaforma SSP

Oltre alla strategia di marketing, esiste un vincolo tecnico fondamentale: la piattaforma SSP (Scalable Systems Platform). Questa architettura di nuova generazione, che promette un impianto elettrico a 800 volt, batterie evolute e un software sviluppato in collaborazione con Rivian, ha subito diversi ritardi nello sviluppo.

Schäfer ha chiarito che, quando la piattaforma sarà finalmente pronta (non prima del 2028), debutterà seguendo una logica di margini: prima sui marchi premium del Gruppo, come Audi e Porsche, e solo in un secondo momento sarà estesa a Volkswagen. Questa scalabilità è ritenuta essenziale per raggiungere la parità di guadagno tra le auto elettriche e quelle a combustione.

La sfida cinese e il futuro di Wolfsburg

A complicare i piani di Wolfsburg c’è anche l’aggressiva avanzata dei costruttori cinesi, capaci di una rapidità di sviluppo e di una gestione dei costi che hanno costretto Volkswagen a rivedere profondamente i propri calcoli su investimenti e materiali.

Nonostante il rinvio, il destino della Golf elettrica resta saldamente ancorato alla Germania: sarà infatti prodotta nello storico stabilimento di Wolfsburg. Nel frattempo, per non lasciare scoperto il mercato, la Golf tradizionale continuerà a vivere: la produzione dei modelli a combustione sarà spostata in Messico e la vettura riceverà un profondo aggiornamento tecnologico per traghettare il mito verso la sua definitiva trasformazione elettrica di fine decennio.

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