Volkswagen e BMW, multe salate per il “cartello” in Germania

Dalla Commisione Europea sono in arrivo delle grosse sanzioni pecuniarie per BMW e Volkswagen, ree di aver dato vita a un cartello clandestino.

Dopo anni di indagini si sta per chiudere, in Germania, l’inchiesta che ha avuto come protagoniste alcune delle Casa automobilistiche autoctone più importanti, come BMW e Volkswagen, le quali avrebbero raggiunto un accordo per formare una sorta di cartello. Questa unione aveva come scopo quello di condividere decisioni strategiche e tecniche sul fronte delle emissioni inquinanti, violando quelle che sono le normative previste dall’antitrust.

A Bruxelles hanno riscontrato queste infrazioni e sono pronti a elargire le relative sanzioni ai due colossi dell’automobile tedesca, che dovrebbero aggirarsi intorno al miliardo di euro, per quanto riguarda il brand bavarese, mentre quello di Wolfsburg andrebbe incontro a un sostanzioso sconto, per essersi autodenunciata. In tutto questo Daimler al momento non viene sanzionata.

Il caso

L’accusa è stata lanciata dalla testata tedesca Der Spiegel, successivamente ci ha pensato la Commissione europea – a partire dal 2017 –  a fare chiarezza sulla vicenda. Il caso portato alla luce dal giornale, sosteneva che centinaia di dirigenti delle cinque principali società automobilistiche tedesche (Daimler, BMW, Volkswagen, Audi e Porsche) avessero organizzato incontri e riunioni con l’obiettivo di coordinare, insieme e in modo segreto, lo sviluppo di modelli, di determinare i costi e scegliere i fornitori. Le Case, in questa maniera, avrebbero aggirato le normative antitrust che vietano esplicitamente accordi clandestini, ma soprattutto avrebbero limitato lo sviluppo tecnologico sul fronte dei dispositivi per la riduzione delle emissioni inquinanti, e di conseguenza danneggiato i consumatori europei.

Dalle risultanze preliminari dell’indagine pubblicate nel 2019, BMW, Daimler e Volkswagen avrebbero raggiunto degli accordi illegali sulle tecnologie di depurazione dei gas di scarico, formalizzando tempi e specifiche per l’introduzione di convertitori catalitici Scr per i motori diesel e di filtri antiparticolato per quelli a benzina. Le società avrebbero, quindi, alterato la concorrenza e negato ai consumatori l’opportunità di acquistare veicoli più rispettosi dell’ambiente e dell’ecologia.

BMW non ammette le colpe

Le vicende hanno visto le parti coinvolte difendersi in modo differente. Daimler ha denunciato fin da subito le pratiche scorrette, e in questo modo ha evitato la pena pecuniaria, Volkswagen, invece, prima ha negato e poi si è autodenunciata. BMW ha sempre negato qualsiasi accusa, sottolineando come gli incontri fossero determinati nel trattare argomenti di natura tecnica e in alcun modo avevano come fine quello di danneggiare i consumatori.

La Casa bavarese in sede di giudizio non ha convinto gli inquirenti e non potrà beneficiare di eventuali forme di sconto legate alla collaborazione. In ogni caso, BMW non hanno mai nascosto l’intenzione di difendersi con tutti i mezzi legali possibili dalle accuse della Commissione europea, ricorrendo anche ai più alti gradi di giudizio della giustizia europea come la Corte del Lussemburgo.

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