Verso l’Euro 7 e la completa elettrificazione nel 2035: i motori a combustione spariranno davvero?

Un argomento che infiamma il dibattito pubblico è quello legato al futuro della mobilità: se l’Europa dell’auto si avvia ad una nuova era “zero emission”, bisognerà vedere quali percorsi saranno da intraprendere.

Automobile è sinonimo di libertà. Non lo diciamo noi per primi, e ce ne guardiamo bene dall’attribuirci la paternità di questa affermazione. È tuttavia chiaro il concetto alla base di questa definizione: “libertà” di movimento, ma anche “libertà” di poter scegliere e possedere ciò che si preferisce. Chiaramente, senza ledere alcun diritto alla libertà altrui. Al di là delle conseguenze dell’emergenza sanitaria sull’economia globale, tuttavia, il 2021 si farà a lungo ricordare per l’orientamento dato dalla Commissione Europea a luglio di quest’anno nei confronti del futuro della mobilità “di casa nostra”, vale a dire del Vecchio Continente. La proposta scritta sul taccuino delle priorità degli amministratori politici di Bruxelles è chiara: entro il 2035, si vuole che l’Europa sarà orientata in modo definitivo verso la mobilità a zero emissioni. Quindi: stop alla vendita di nuove auto benzina e diesel (e, come è stato fatto notare al momento in cui questa notizia ha preso piede, l’ipotesi è che ciò potrebbe riguardare non solamente i “tradizionali” motori a combustione, ma anche le auto a metano e GPL, oltre alle ibride e ibride plug-in).

Che fine faranno i motori benzina e diesel?

Ci si interroga sull’effettiva portata di tale proposta, che contiene più di un punto da chiarire. Primo fra tutti, la domanda su che fine faranno i motori a combustione, in particolar modo nell’ottica della futura classe di inquinamento Euro 7 cui molte Case costruttrici guardano con diffidenza per i severissimi limiti richiesti, sebbene – alla luce di recenti tavoli di confronto pubblici – si tratti di un discorso tuttora aperto, tant’è vero che i futuri limiti (attesi per il 2027) saranno meno severi rispetto alle prime indicazioni rese note dalla Commissione UE prima che nel 2020 venisse dato il dovuto “via libera” alle consultazioni. Un passo, quest’ultimo, accolto con grande favore dai Costruttori presenti in Europa, che temevano una pericolosa accelerazione verso l’addio ai motori a combustione, con tutto ciò che ne sarebbe conseguito a livello occupazionale.

Enormi sforzi industriali

Tutto questo vale a proposito di un eventuale sviluppo dei sistemi di alimentazione “tradizionale”. Come si indicava qui sopra, in effetti, il maxi-programmaFit for 55” indicato da Bruxelles come piano operativo europeo per fronteggiare i cambiamenti climatici dice di più: all’atto pratico, potrebbe in effetti significare l’abbandono definitivo ai motori benzina e diesel. Un traguardo al quale, prima o poi, si dovrebbe arrivare, non fosse altro per il fatto che le Case costruttrici orientate verso la e-mobility sono sempre più numerose, e sempre più ingenti sono gli sforzi economici, finanziari e industriali messi in atto dai “big player” per l’evoluzione della mobilità.

Una filiera da tempo in prima linea per fronteggiare i cambiamenti climatici

È da considerare, a nostro avviso, quale sia il percorso da intraprendere per il futuro dei mezzi di trasporto, qui intesi come privati. La stessa filiera automotive ha in più occasioni ribadito un personale impegno per giungere ad obiettivi industriali carbon neutral (ovvero: studiare catene di approvvigionamento “green”, processi di produzione a basse emissioni: tutte “voci” già ben presenti nell’attuale classe Euro 6d).

Il percorso da seguire è fondamentale

Il problema, se mai, va visto nel “come” si chiede ad un intero comparto industriale, commerciale e dei servizi di adeguarsi. I quattordici anni che ci separano dal 2035 passeranno in un lampo: mai come adesso vale il popolare assunto “Il domani è dietro l’angolo”. Chiedere (o meglio: imporre) il divieto di vendere una certa categoria di prodotti – nella fattispecie: autovetture benzina e diesel, ma anche (come potrebbe avvenire) ad alimentazione alternativa – rischierebbe di sbilanciare uno dei settori economici fondamentali a livello globale.

Perseguire più strade

Il progresso ha un prezzo, è chiaro. Ma quanto ciò peserà sui consumatori finali? È vero che, già all’indomani della proposta da parte della Commissione Europea, i rappresentanti della filiera automotive avevano osservato come occorra una visione ben più ampia del problema. Il futuro, per dire, non deve essere esclusivamente all’insegna dell’auto elettrica, quanto rivolto anche verso altre tecnologie altrettanto favorevoli per limitare l’inquinamento. I carburanti sintetici (e-fuel), ad esempio, e l’idrogeno sono due delle possibili soluzioni: basterebbe, per dire, adeguare le infrastrutture attuali, senza che si rendano necessari eccessivi sforzi industriali come al contrario avviene per l’auto elettrica a batterie. Per questo, la filiera automotive punta i propri riflettori sull’opportunità che i rappresentanti politici europei diano vita a nuovi progetti di sviluppo del comparto auto, che intervengano ad esempio su iniziative di aiuto nei confronti dello sviluppo della e-mobility e nello stesso tempo sulle misure da adottare fra i singoli Paesi UE in materia di realizzazione delle infrastrutture.

Anche il dialogo politico è essenziale

In buona sostanza, la richiesta è che se il mutamento d’orizzonte (radicale) debba esserci, è bene che questo sia accompagnato anche dalla necessaria attenzione istituzionale: ne va della conservazione di un ultrasecolare patrimonio che va difeso, per evitare che da altre parti del mondo possano arrivare eventuali nuove “offensive”. Il riferimento alla Cina non è casuale: all’ombra della Grande Muraglia, si è da lungo tempo attuato un progetto industriale “zero emissioni” (allo scarico) che, anche grazie a strategie di progressivo controllo di gran parte della catena di valore, ha portato ad un notevolissimo vantaggio nei confronti dell’Europa. La quale ha dal canto suo la possibilità di puntare su altre tecnologie di alimentazione, altrettanto favorevoli dal punto di vista della salvaguardia del clima.

Con tutta probabilità, il percorso intrapreso per giungere al prossimo standard Euro 7 (che potrebbe arrivare nel 2027) e più avanti all’”obiettivo” 2035, si articola su una serie di indicazioni della Commissione UE che dovranno ancora essere portate a compimento. È quindi possibile che intervengano quei “ritocchi” essenziali per la salvaguardia delle tecnologie industriali europee, e non solamente rivolte al comparto dell’auto.

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