Veicoli commerciali leggeri: diesel al 75% e BEV al 3,6% nel mercato italiano
A marzo 2026 il mercato dei veicoli commerciali leggeri registra un +0,7% ma resta dipendente dal noleggio a breve termine; UNRAE chiede incentivi e infrastrutture di ricarica.
Il mercato italiano dei veicoli commerciali leggeri chiude marzo 2026 con un segnale positivo, ma ancora molto debole. Le immatricolazioni raggiungono quota 17.568 unità, in crescita dello 0,7% rispetto allo stesso mese del 2025. Un dato che interrompe la serie negativa dei mesi precedenti, ma che non basta a parlare di vera ripartenza. Il primo trimestre resta infatti in territorio negativo, con una flessione dell’1,5%.
Il quadro generale conferma una dinamica instabile, dove la domanda reale rimane fragile e fortemente condizionata da fattori esterni come costi energetici, attese sugli incentivi e andamento del noleggio.
Noleggio breve decisivo e domanda ancora debole
A sostenere il mercato a marzo è soprattutto il noleggio a breve termine, che rappresenta ancora una volta il principale fattore di equilibrio. Senza questo contributo, il mese avrebbe chiuso in calo dell’1,4%, segno evidente che la domanda organica del settore resta sotto pressione.
Il resto del mercato continua a mostrare andamenti disomogenei. Il noleggio a lungo termine perde quota, mentre il canale delle autoimmatricolazioni arretra. Cresce invece il peso dei privati, che raggiungono il 15,5% del totale, ma il vero protagonista resta il comparto delle flotte aziendali e degli enti, che mantiene la leadership con il 40% delle immatricolazioni mensili.
Il contesto evidenzia un settore che vive più di equilibri temporanei che di crescita strutturale, con una domanda che si sposta rapidamente tra i vari canali senza una direzione chiara.
Elettrificazione lenta ma costante nei veicoli commerciali leggeri
Uno dei pochi segnali positivi arriva dal fronte energetico. I veicoli commerciali leggeri elettrici raggiungono a marzo una quota del 3,6%, in crescita rispetto sia al 3,2% dello stesso mese del 2025 sia al 2,7% di febbraio 2026.
La progressione è lenta ma costante e indica un interesse crescente verso la mobilità a zero emissioni anche nel trasporto merci leggero. Tuttavia, i volumi restano ancora limitati e la transizione procede a velocità inferiore rispetto al comparto passenger car.
Sul piano delle alimentazioni, il diesel resta dominante con il 75,1% del mercato, anche se in calo di sei punti percentuali su base annua. Crescono invece le ibride al 13,1%, i plug-in al 2,8% e i BEV al 3,6%, segno di una lenta diversificazione delle scelte energetiche.
Incentivi, infrastrutture e costi energetici al centro del dibattito
Il tema degli incentivi resta uno dei punti più critici per il settore. Le misure annunciate dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy Ministero delle Imprese e del Made in Italy per il 2026 non sono ancora operative, creando incertezza tra operatori e aziende. Il rischio è quello di rinviare gli investimenti in attesa di un quadro normativo più chiaro.
Secondo UNRAE, il problema non riguarda solo il sostegno all’acquisto dei veicoli, ma l’intero ecosistema della transizione. Servono infrastrutture di ricarica più diffuse e potenti, soprattutto per i veicoli commerciali, insieme a strumenti fiscali come crediti d’imposta per l’installazione di colonnine fast.
Un altro elemento critico resta il costo dell’energia. I rincari dei carburanti continuano a pesare in modo diretto sulla redditività delle imprese di trasporto e logistica, rendendo instabile la pianificazione degli investimenti. Le misure temporanee adottate finora non sono considerate sufficienti per garantire stabilità al comparto.
Parco circolante ancora vecchio e transizione lenta
Un altro dato chiave riguarda l’età del parco circolante. In Italia si contano circa 4,64 milioni di veicoli commerciali leggeri, e oltre un terzo risulta ancora ante Euro 4. Una quota significativa di mezzi con più di vent’anni di età, quindi meno efficienti e più inquinanti rispetto agli standard attuali.
Questo elemento evidenzia un problema strutturale: il rinnovo del parco procede lentamente e non solo per ragioni economiche, ma anche per mancanza di un sistema coordinato tra incentivi, infrastrutture e politiche energetiche.
Il mercato dei veicoli commerciali leggeri si muove quindi in una fase di transizione incompleta, dove piccoli segnali positivi convivono con criticità strutturali ancora irrisolte.