Stop alla vendita di auto benzina e diesel: perché l’Italia dice no all’Europa

Niente più motori endotermici nel 2035? Il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti ritiene che il Governo proponga alla Commissione UE una revisione alle norme sul futuro dell’auto contenute nel “Fit for 55”.

Occorre mettere mano, per quanto riguarda il futuro dell’auto benzina e diesel, alle indicazioni che arrivano dalla Commissione Europea relative al piano “Fit for 55”. Tradotto: l’Italia non concorda con Bruxelles che vorrebbe un bando definitivo alla vendita di autovetture con motori endotermici entro il 2035. Piuttosto: è bene puntare ad una revisione dei punti-chiave di programma comunitario, in modo da aiutare una transizione ecologica in maniera virtuosa. Ecco, in sintesi, l’osservazione da parte del ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, durante il Question Time alla Camera di mercoledì 24 novembre, in relazione alle misure che l’Italia dovrebbe adottare in ossequio alle richieste UE.

Mancano le condizioni

Secondo il ministro, è necessario che “Il Governo proponga alla Commissione Europea una revisione del ‘Fit for 55’, che favorisca un processo di transizione ecologica attento alle necessità della filiera automotive e degli aspetti sociali connessi”. In altre parole, l’Italia non è nelle condizioni socioeconomiche per potere dichiararsi pronta a mettere la parola “fine”, nel 2035, alla vendita delle auto ad alimentazione endotermica. Le implicazioni sulla filiera automotive (che, lo ricordiamo, incide per oltre il 10% sul PIL nazionale) sarebbero, secondo Giancarlo Giorgetti, troppo gravi. È quindi chiaro che il futuro dell’auto elettrica in Europa viene rispedito a Bruxelles.

Conferma un parere già noto

Il ministro dello Sviluppo Economico ha del resto ricordato che un’analoga presa di posizione era già stata adottata durante il recentissimo Cop26 di Glasgow, in cui i rappresentanti italiani, insieme alla Germania, “Non ne avevano condiviso le conclusioni”.

Come si ricorderà, in effetti, in un’intervista raccolta dai taccuini del Corriere della Sera Giancarlo Giorgetti aveva osservato che “La transizione ecologica va affrontata su un piano neutrale dal punto di vista tecnologico”, puntualizzando che “La decarbonizzazione non può essere sinonimo di elettrico: per questo non possiamo respingere a priori altre strade”. “Occorre proseguire in ricerca e sviluppo sui combustibili non fossili, tecnologie su cui le nostre imprese effettuano notevoli investimenti”.

Verso nuovi incentivi?

Sempre nel Question time alla Camera, lo stesso ministro dello Sviluppo Economico è stato invitato a riferire in merito ad eventuali nuove misure di sostegno da parte del Governo al comparto automotive nazionale, costretto a concludere il 2021 “orfano” di qualsiasi incentivo per l’acquisto di auto ibride ed elettriche dopo i due provvedimenti-lampo (da 57 milioni di euro a settembre e da 65 milioni di euro ad ottobre) andati esauriti in pochissime ore, principalmente per via delle prenotazioni che erano rimaste in sospeso durante le precedenti fasi di “stand-by”. In più, durante la prima settimana di novembre si è azzerato il plafond riservato all’acquisto di autovetture Euro 6 (cioè con emissioni di CO2 comprese fra 61 e 135 g/km, a prescindere dal sistema di alimentazione), tanto che allo stato attuale (fine novembre 2021) resta a disposizione un residuo di circa 36 milioni di euro per l’acquisto di auto usate Euro 6, ibride ed elettriche che abbiano una quotazione massima non superiore a 25.000 euro.

Si vedrà con la nuova legge di Bilancio

In questo senso, sembra che ci sia un’apertura da parte dell’esecutivo: “Il Governo considera il settore automotive come prioritario”, ha osservato il ministro Giancarlo Giorgetti. Una dichiarazione che lascia ben sperare per l’immediato, segnatamente nella stesura della nuova legge di Bilancio. In effetti, sottolinea il responsabile del MISE, “Le misure di incentivo sono state attivate, in sinergia con il Ministero dell’Economia e con il Ministero della Transizione Ecologica, per produrre dei benefici all’ambiente e per sostenere il comparto auto. Sono, quindi, provvedimenti che concorrono a ridurre le emissioni inquinanti e che contribuiscono a sostenere la filiera automotive messa a dura prova dalla transizione verso nuove tecnologie e dalla carenza delle materie prime e dei semiconduttori”.

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