Renault E-Space Concept, torna la monovolume: sei posti, sedili girevoli e un vero salotto
Renault E-Space Concept debutta al Salone di Parigi 2026: monovolume elettrica a sei posti con sedili girevoli, maxi display e interni trasformabili
Nel 1984 la Renault Espace rivoluzionò il concetto di automobile familiare, trasformando l’abitacolo in uno spazio da vivere. Quarantadue anni dopo, la casa francese recupera quella filosofia con la Renault E-Space Concept, presentata in anteprima mondiale al Salone dell’Auto di Parigi 2026. Una monovolume completamente elettrica che guarda al futuro senza inseguire la moda dei SUV, puntando invece su luminosità, modularità e comfort.
Il prototipo reinterpreta il concetto di voiture à vivre, immaginando un’automobile capace di adattarsi alle esigenze dei passeggeri. La particolarità non riguarda soltanto il design: all’interno, infatti, i sei sedili indipendenti possono modificare radicalmente la disposizione dell’abitacolo.
Renault E-Space Concept, il ritorno della monovolume
Lunga 4,70 metri, larga 2,02 e alta 1,67, la E-Space Concept recupera le proporzioni della prima Espace, reinterpretandole attraverso superfici levigate, sbalzi ridotti e grandi cerchi da 23 pollici. La carrozzeria presenta una linea di cintura particolarmente bassa e un parabrezza che prosegue visivamente il cofano, richiamando il profilo aerodinamico del modello originale.
Il frontale introduce una firma luminosa a forma di U, con il logo Renault illuminato apparentemente sospeso al centro. Al posteriore, invece, prevalgono superfici verticali che privilegiano lo sfruttamento dello spazio. Una lama mobile nel paraurti anteriore può abbassarsi alle velocità elevate per migliorare l’efficienza aerodinamica.
L’elemento più caratteristico rimane però la cabina completamente vetrata, ispirata all’architettura del Bauhaus. Il tetto trasparente e i finestrini che scendono sotto la linea di cintura creano un ambiente estremamente luminoso, riducendo visivamente la separazione tra interno ed esterno.
Sei sedili che trasformano l’abitacolo in un salotto
Le porte ad apertura controvento, prive di montante centrale, permettono di accedere a un ambiente progettato attorno a un pianale completamente piatto. I sei sedili singoli, ispirati più all’arredamento domestico che alle tradizionali poltrone automobilistiche, possono ruotare leggermente per facilitare l’ingresso.
Quelli della seconda fila compiono una rotazione di 180 gradi, consentendo ai passeggeri di sedersi uno di fronte all’altro, come nelle carrozze ferroviarie. In una configurazione a quattro posti, gli stessi sedili si ripiegano completamente, trasformandosi in un grande tavolo per gli occupanti posteriori.
Una consolle mobile attraversa longitudinalmente l’abitacolo e integra un piccolo frigorifero, un purificatore d’aria, joystick per videogiochi e persino il tradizionale Forza 4. Non mancano tavolini individuali con schermi da 12,3 pollici, mentre rivestimenti trapuntati e sfumature dal corallo al granato contribuiscono a creare un’atmosfera domestica.
Maxi schermo panoramico e sterzo senza collegamenti meccanici
La plancia tradizionale lascia spazio all’OpenR Panorama, un display curvo largo 1.130 millimetri che attraversa l’intero abitacolo. Lo schermo non è touchscreen: le funzioni vengono gestite attraverso due superfici flessibili collocate attorno alla base del volante.
Quest’ultimo utilizza la tecnologia steer-by-wire, eliminando il collegamento meccanico con le ruote e consentendo di adattare la risposta dello sterzo alle condizioni di guida. Renault anticipa inoltre che il display panoramico arriverà anche su futuri modelli di fascia alta, a cominciare da Rafale e Scenic.
Particolare attenzione è dedicata ai materiali: la moquette è realizzata in lana al 100%, gli inserti decorativi utilizzano paglia colorata e alcune finiture impiegano resine di origine biologica. La E-Space Concept rimane uno studio di design, senza una produzione di serie annunciata. Il suo messaggio, però, è preciso: nell’era elettrica Renault vuole recuperare l’idea dell’automobile come ambiente condiviso, restituendo centralità allo spazio e alle persone.