Opel Astra 2022: primo contatto con la nuova compatta del Fulmine

Benzina, turbodiesel ed ibrida plug-in, ha un costo di partenza di 24.500 euro ed è a prova di autobhan

Un team di 25 persone, per metà composto da donne, in 3 anni di lavoro ha creato la Opel Astra di sesta generazione, la prima elettrificata nella storia del modello, una vettura annunciata come desiderabile in ogni suo aspetto dal Chief Engineer Mariella Vogler. In estate arriverà la Sports Tourer, e nel 2023 la variante elettrica al 100%, ma intanto scopriamo come è fatta la 5 porte che è già ordinabile a partire da 24.500 euro.

Look audace che non rinnega le origini

Con una lunghezza di 4.374 millimetri cresce solamente di 4mm rispetto al modello uscente, mentre a livello di passo, con i suoi 2.675 mm, supera di 13 mm quello dell’Astra precedente. Il tetto particolarmente allungato, con lo spoiler che appare come un suo prolungamento, la rende visivamente più bassa, il frontale sfoggia il caratteristico family feeling con la Mokka, per via dell’intreccio stilistico dato dal cofano, dal logo Opel, e dai fari, che possono essere anche IntelliLux-LED Pixel, realizzati con ben 168 elementi di LED.

Le luci posteriori, sottili e particolarmente visibili, rappresentano un altro dettaglio distintivo, come i passaruota bombati e l’elemento alla base del montante posteriore, che richiamano, rispettivamente, la Corsa 3 porte e la Kadett degli anni ’80. Una modernità che affonda nella tradizione ed offre un’immagine completamente rinnovata del modello.

L’abitacolo compie un salto nel futuro

Dopo averla vista da fuori, in questa prima presa di contatto, non abbiamo resistito ad esplorare l’ampio abitacolo che però, nella zona posteriore presenta un’accessibilità perfettibile per i più alti. Ci piace molto il fatto che siano presenti anche i maniglioni, oggi scomparsi in molte vetture moderne, e che siano impreziositi da una piccola luce a LED, ma soprattutto, ci piace molto la cura con cui è stata realizzata la plancia, con materiali che soddisfano alla vista ed al tatto, e l’impressione è positiva anche riguardo i pannelli porta.

Davanti al guidatore c’è il Pure Panel, una vera e propria centrale operativa da cui comandare la compatta del Fulmine. Strumentazione digitale e schermo del sistema multimediale sono sulla stessa linea e adesso non c’è più bisogno della palpebra presente sulla Mokka considerato che gli uomini Opel hanno trovato il modo di evitare fastidiosi riflessi mantenendo puro il design. Il quadro strumenti è ben visibile all’interno della corona del volante, e lo schermo dell’infotainment presenta i tasti di richiamo per alcune voci tanto utili nella guida.

Comandi separati anche per il clima e, più in basso, c’è il vano di ricarica per lo smartphone, ricavato con facilità eliminando la leva del cambio sulle automatiche. Arrivano i comandi vocali che riconoscono 20 lingue differenti e la compatibilità è assicurata con ogni tipologia di smartphone. Non manca la possibilità di gestire alcune funzioni da remoto, e non è da sottovalutare la presenza di una porta USB C oltre alle 3 USB standard.

In tutto ci sono 30 litri utili di vani svuotatasche. Volendo, offre anche i sedili anteriori con funzione massaggio per arrivare comodi a destinazione; le sedute inoltre vantano la certificazione AGR. Un ulteriore chicca è il sistema di climatizzazione che, all’occorrenza, provvede autonomamente a cambiare l’aria nell’abitacolo. Il vano di carico ha una capacità di 422 litri e può essere ampliato fino a 1.339 litri, nella variante plug-in hybrid si riduce a 352 litri ed arriva a 1.268 litri.

E’ comoda e non delude tra le curve

Quello che ci ha incuriosito è il lavoro svolto dagli uomini del Fulmine per calibrare al meglio la risposta dello sterzo e delle sospensioni al fine di offrire comfort e stabilità lavorando sulla precisione di guida ed il contenimento del rollio. La base di partenza, la piattaforma EMP2, che ricordiamo con piacere, vista la sua validità su alcuni modelli del Gruppo PSA, è stata rivista con il 50% delle componenti rinnovate e, all’atto pratico, funziona.

In questa prima presa di contatto abbiamo guidato quella che è la novità assoluta per l’Astra, la plug-in hybrid nella variante da 180 CV di potenza di sistema. É prestante, con i suoi 225 km/h di velocità massima, ma capace, secondo la Casa, di percorrere fino a 74 km in modalità elettrica nel ciclo urbano. Quando viaggia ad impatto zero può arrivare fino a 135 km/h, ma in città possono bastare ed avanzare anche. Per ricaricarla occorrono 1 ora e 55 minuti utilizzando una wallbox da 7,4 kW.

Alla prova dei fatti, la nostra curiosità per questa prima guida era anche valutare la sua resa in modalità hybrid, per cui in centro, a Lisbona, la percorrenza è stata di circa 1,4 l/km, ma dopo 20 km di autostrada si è attestata sui 2,4l/100 km. Dopo 40 km percorsi era rimasta circa il 38% di carica residua della batteria. Ci riserviamo altre valutazioni in un test più approfondito, ma intanto ci siamo concentrati anche sulla risposta all’acceleratore, pronta, e sul comfort veramente elevato.

C’è da dire che la trasmissione automatica ha manifestato un minimo di effetto scooter nel richiamare rapidamente tutta la potenza con il piede destro, ma viaggiando in maniera più fluida si è distesa con una certa naturalezza, enfatizzando il lavoro svolto per contenere i rumori provenienti dall’esterno anche attraverso il trattamento delle superfici vetrate. Più rapida, nell’azione del cambio, la versione spinta dal 1.5 turbodiesel dotata di trasmissione automatica ad 8 rapporti.

L’abbinamento è vincente, e così quest’ultimo consente di sfruttare al meglio tutti i 130 CV erogati dal 4 cilindri a gasolio che, nel contempo, diventa esente da buchi d’erogazione. Considerando i consumi rilevati in un percorso di circa 80 km, con una media che non è scesa al di sotto dei 20 km/l neanche quando abbiamo incrementato il ritmo di guida, la consigliamo vivamente a chi fa molta strada. L’unità turbodiesel però, bisogna riconoscerlo, rispetto a quella plug-in hybrid, si fa sentire a freddo, e in accelerazione, ma è un dazio che si paga volentieri al suo proverbiale equilibrio dinamico.

Ottima stradista, bilanciata in curva, con uno sterzo che è più progressivo che pronto, ma comunque rapido nel recepire le intenzioni di chi è al volante, l’Astra appaga anche quando si affronta un tratto misto con una certa determinazione. Ma si difende molto bene anche sul veloce, perché quelli di Opel non hanno fatto mistero di aver avuto anche un occhio di riguardo per chi viaggia forte sulle autostrade tedesche.

Insomma, è a prova di autobhan! In gamma ci sono anche motorizzazioni benzina 1.2 da 110 CV e 130 CV con cambio manuale a 6 rapporti e, la più potente, anche con una trasmissione automatica a 6 marce, sembrano interessanti, al pari della plug-in hybrid da 225 CV, ma per questa prima prova abbiamo preferito approfondire il discorso con le varianti che si annunciano più richieste sul nostro mercato.

Tre allestimenti a partire da 24.500 euro

Nella gamma della nuova Opel Astra sono 3 gli allestimenti previsti, Elegance, GS Line, e Ultimate. Questa esprime un carattere premium, mentre la GS Line punta sull’immagine sportiva, come si evince anche dai sedili e dagli accenni di colore sulla plancia. Prodotta a Russelsheim, è già ordinabile, ed ha costo di partenza di 24.500 euro, mentre la versione ibrida plug-in da 180 CV ha un prezzo d’accesso di 35.300 euro.

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