La mobilità di domani per Volvo: elettrificazione, guida autonoma, sicurezza

Al Milano Monza Motor Show, il presidente di Volvo Italia Michele Crisci delinea l’evoluzione del comparto automotive e quali sono i punti fermi sui quali poggia la vision del marchio di Goteborg.

Il futuro fa già parte del nostro quotidiano: più che un assunto filosofico, si tratta di un concetto che i big player di molte realtà industriali, commerciali e dei servizi hanno da tempo appreso e messo in pratica. Riguardo al comparto automotive, lo sviluppo si manifesta nell’evolversi delle tecnologie di elettrificazione, digitalizzazione, connettività ed approccio al cliente. “Last but not least”, la sicurezza che proprio grazie allo sviluppo dei sistemi di ausilio attivo verso l’auto connessa è potenzialmente rivolta ad uno scenario a zero vittime provocate da incidenti stradali.

“New automotive”: da costruttori a fornitori di servizi

Molte aziende sono sempre più orientate verso l’elevata elettrificazione: è il caso di Volvo, che recentemente ha annunciato l’imminente esordio sul mercato di C40 Recharge, SUV-coupé ad alimentazione 100% elettrica che costituisce un ulteriore capitolo dell’evoluzione verso la e-mobility del marchio di Goteborg (dal 2010 nell’orbita del “colosso” cinese Geely). Parlare di mobilità elettrica negli “Anni 20” significa tuttavia affrontare questioni che riguardano la transizione ecologica, le nuove tecnologie, l’approccio delle aziende nei confronti del mercato. È Michele Crisci, presidente di Volvo Italia, ad analizzare uno per uno questi argomenti.

Prima di tutto, alcune cifre

L’introduzione alle osservazioni del numero uno di Volvo Italia va anticipata da un rapido ripasso ai volumi di vendita fatti registrare da Volvo nel primo trimestre 2021, archiviato come il migliore nella sua storia: le consegne sono aumentate del 40,8% a livello globale rispetto ai primi tre mesi del 2020 (185.698 unità “contro” 131.889); le vendite sono cresciute in Europa (87.547 veicoli: +24%) e negli USA 27.239 unità: +39,8%), con la Cina che ha fatto registrare un +117,7% che ha concretizzato segnali di definitiva ripresa dall’impatto con la crisi provocata dall’emergenza sanitaria che aveva raggiunto il proprio livello più elevato durante il primo trimestre dello scorso anno.

La gamma Recharge (ad elevata elettrificazione) ha, a marzo 2021, rappresentato il 26,0% di tutte le Volvo vendute nel mondo, ed un’incidenza del 39% in Europa. Più che triplicato, nel primo trimestre 2021 ed in relazione allo stesso periodo del 2020, il numero di abbonamenti al pacchetto di servizi Care by Volvo venduti online, registrando inoltre una crescita trimestre su trimestre pari al 22%.

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Dal plug-in all’auto 100% elettrica

La decisione di Volvo, annunciata nel 2018, è stata che tutte le vetture che avremmo lanciato sul mercato dal 2019 in avanti avrebbero avuto a che fare con il processo di elettrificazione. Ed è proprio questa la scelta Volvo per la mobilità del futuro: veicoli elettrificati, connessi e condivisi. In ambito di elettrificazione, questa strategia si sta concretizzando: dopo il passaggio intermedio delle Plug-in Hybrid, attualmente di assoluto successo in Italia con una percentuale di vendita che arriva quasi al 40% per quanto riguarda l’intera gamma ed arriva a superare il 50% per Volvo XC40 che rappresenta il modello più venduto in Italia e nel mondo, stiamo adesso arrivando ai modelli full electric.

La timeline indicata da Michele Crisci sintetizza in termini di calendario quello che costituisce uno dei tre capisaldi Volvo in un’ottica a medio-lungo termine, ovvero l’approdo ad una proposta di gamma interamente elettrica.

Nella seconda parte del 2021 lanceremo C40, annunciata al MIMO; sarà poi la volta di un nuovo modello 100% elettrico all’anno fino al 2025. L’obiettivo è di giungere entro il 2025 a poter contare su una gamma al 50% full electric ed al 50% plug-in Hybrid e poi eliminare via via anche le ibride ricaricabili, quindi tutti i motori endotermici, per diventare un produttore di auto esclusivamente elettriche.

Sistemi di ricarica rapida: una stringente necessità

Il futuro di Volvo, che si avvia a diventare uno dei principali Costruttori che fonderanno la propria realtà sull’auto elettrica, suggerisce una riflessione in merito al livello di diffusione delle colonnine sul territorio, “conditio sine qua non” per la transizione della mobilità verso le emissioni zero. In tempi recenti, vale a dire in ordine all’avvio del nuovo esecutivo guidato da Mario Draghi, è chiaramente emersa la necessità di operare un’accelerazione sul numero delle stazioni di ricarica pubblica e sulla loro potenza: non a caso, anche per questo è stato creato il Ministero della Transizione Ecologica.

Sicuramente, il ritardo nelle infrastrutture a carico dell’Italia in termini purtroppo assoluti, e di altri mercati europei in termini relativi, rischia di rallentare la corsa, peraltro correttissima, della transizione verso il rispetto totale dell’ambiente. Riguardo all’Italia, il ritardo nelle infrastrutture deve essere colmato.

Abbiamo visto quanto il Governo ha inserito nel PNRR-Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: 750 milioni di euro per la realizzazione di nuove colonnine sul nostro territorio. C’è bisogno di impianti a ricarica rapida nelle autostrade: è chiaro che chi vuole abbracciare la mobilità elettrica deve potere farlo dappertutto, per lavoro ma anche per andare in vacanza, non solamente in città. La mobilità è fondamentale, e la mobilità sostenibile dipende dalle infrastrutture.

Dal canto suo, Volvo ha provveduto a definire un programma di implementazione delle colonnine presso la rete dei suoi dealer in Italia, e dedicati ai suoi clienti così come ai possessori di auto elettriche di altre Case costruttrici.

Dal nostro punto di vista, quello che stiamo cercando di fare, e che faremo ad esempio in Italia, è di dotare tutte le nostre concessionarie di impianti di ricarica ‘fast charge’ ad elevata potenza, circa 175 kW. I nuovi ‘hub’ saranno dunque in grado di fornire la possibilità di ricaricare all’80%, ed in mezz’ora, batterie che sviluppano oltre 75 kWh a tutti i nostri clienti e anche a quanti faranno la scelta dell’elettrico con l’acquisto di vetture di altre Case costruttrici.

Sicurezza: sempre ai primi posti

Il secondo ‘punto fermo’ per Volvo riguarda l’argomento sicurezza: una “voce” che il marchio di Goteborg ha da lunghissimo tempo fatto proprio, tanto da essere stato spesso pioniere nell’adozione di sistemi atti a proteggere fisicamente conducenti e occupanti. L’evoluzione, in tal senso, procede anche e soprattutto nell’auto elettrica, che presuppone lo studio di sistemi dedicati.

Per noi la sicurezza è stata, resta e sarà anche in futuro una parte centrale delle nostre strategie. Con l’arrivo dell’elettrificazione, molto sta cambiando: ad esempio per quanto riguarda il corpo vettura. Pensiamo al sito in cui le batterie vengono alloggiate, che impone la realizzazione di una serie di ‘gabbie’ il cui obiettivo consiste nel rafforzare la parte bassa del veicolo, specificamente per proteggere le batterie e fare in modo che quell’area del veicolo diventi indeformabile.

E non c’è solamente questo: consideriamo l’assenza del motore endotermico anteriore: i vantaggi dal punto di vista del design sono molteplici, tuttavia determina una minore barriera in caso di urto frontale. Sarà, a questo proposito, fondamentale rinforzare i nostri modelli in questo senso, ed è quello che stiamo facendo.

Guida autonoma fa rima con sicurezza

Il terzo capitolo scritto a caratteri cubitali sui taccuini delle priorità dei vertici Volvo, ed analizzato da Michele Crisci, è quello relativo allo sviluppo delle tecnologie self-driving, che possono davvero incidere in maniera sostanziale sul controllo del traffico e sulla minimizzazione degli incidenti: un argomento, quest’ultimo, da lungo tempo adottato da Volvo (ad esempio la recente decisione di limitare a 180 km/h la velocità massima dell’intera gamma).

La guida autonoma sarà l’ultima frontiera della sicurezza: la tecnologia di automazione dei controlli sul veicolo, su cui stiamo impegnando molto, porterà nei prossimi anni sostanziali vantaggi nella gestione e nella fluidità del traffico urbano ed extraurbano. Gli incidenti saranno completamente eliminati: questo consisterà davvero nel punto d’arrivo in materia di sicurezza secondo Volvo.

Inquinamento-emissioni

Riguardo alla “fama” di grande inquinatrice che da tempo l’automobile porta impressa su di se, una percezione che spesso necessita di un approfondimento per  conoscere quale in realtà sia l’effettiva incidenza sull’inquinamento da parte del comparto automotive inteso come veicoli in normale circolazione rispetto ad altri ambiti industriali, Michele Crisci ritiene che al contrario l’auto sia portatrice di un concreto “new deal” per attenzione alle emissioni, e spetti alle istituzioni attendersi analoghi sviluppi da altri settori dell’industria.

L’auto è sempre stata ‘accusata’ di essere la principale causa dell’inquinamento e delle emissioni. Sappiamo bene che non è assolutamente così, anzi: il mondo dei trasporti incide per una percentuale minima tanto in termini di emissioni climalteranti quanto nelle emissioni nocive. Personalmente, credo che il progresso tecnologico dimostrato dall’industria automotive dovrà essere dimostrato da tante altre realtà industriali prima di poter davvero parlare di un approccio a 360 gradi verso la sostenibilità del nostro Pianeta.

L’auto ha fatto e sta facendo la sua parte, così come faceva in precedenza con i successivi cicli di omologazione per i motori endotermici che sono arrivati agli standard Euro 6, e lo sta facendo adesso con il passaggio all’elettrificazione e, nel futuro, magari anche all’idrogeno. Ci sono investimenti notevolissimi da parte del comparto automotive: credo che i Governi europei e mondiali dovranno attendersi lo stesso anche dagli altri settori.

Le importanti lezioni apprese dall’emergenza sanitaria

Da molte parti si sente affermare che “Il mondo non sarà più lo stesso” dopo che l’onda lunga della pandemia da Covid-19 potrà essere finalmente lasciata alle spalle. Diversi effetti si fanno già sentire: il “boost” impresso alle nuove tecnologie, ad esempio, così come la digitalizzazione “new gen”, per far sì che i consumatori siano sempre a diretto contatto con le aziende. Ecco il quadro dipinto dal presidente di Volvo Italia su come il marchio ha affrontato la fase più oscura dell’emergenza sanitaria, la cui drammaticità resterà purtroppo epocale.

Ritengo che Volvo sia stata, durante il periodo della pandemia, capace di ‘fare squadra’ insieme alle sue concessionarie: mai come nel 2020 e nel 2021 abbiamo condiviso timori verso qualcosa che era assolutamente sconosciuto. Dunque, anche dal punto di vista commerciale abbiamo voluto stare vicini ai nostri rivenditori e creare davvero un concetto di squadra.

E abbiamo imparato molto: ad esempio, abbiamo appreso il fatto che fosse essenziale stare vicino ai nostri clienti, e lo siamo stati moltissimo soprattutto dal punto di vista dell’assistenza enei servizi online. Abbiamo poi imparato che proprio in queste situazioni di difficoltà le aziende che hanno le idee molto chiare o mantengono ben dritta la barra del timone sono quelle che hanno più successo. E direi che i risultati di quest’anno, in termini di quote di mercato così come riguardo ai livelli di vendite assolute e di riconoscibilità del marchio Volvo in Italia sono la prova che abbiamo intrapreso la strada giusta.

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