Honda sotto accusa negli USA: vernice che si scrosta su diversi modelli

Riaperta la class action contro Honda e Acura per vernice che si delamina su modelli dal 2013. Il tribunale consente nuove accuse e amplia la finestra per i ricorsi

Honda sotto accusa negli USA: vernice che si scrosta su diversi modelli
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Giorgio Colari
Pubblicato il 9 apr 2026

Honda torna sotto i riflettori negli Stati Uniti, ma questa volta non per nuovi modelli o innovazioni. La casa giapponese è infatti coinvolta in una nuova fase di una class action legata a problemi di vernice difettosa su diversi veicoli Honda e Acura. Dopo una prima battuta d’arresto nel 2025, il procedimento legale riparte con accuse più dettagliate e potenzialmente più pesanti per il costruttore.

Una causa che va avanti dal 2024

La vicenda ha origine nel 2024, quando alcuni clienti hanno avviato un’azione legale collettiva denunciando il deterioramento precoce della vernice. In un primo momento, il tribunale aveva respinto il caso, ma ha concesso ai querelanti la possibilità di presentare una versione aggiornata della causa.

Ed è proprio questa revisione a riaccendere il contenzioso. Secondo le nuove accuse, Honda sarebbe stata a conoscenza del problema già dal 2012, senza però informare adeguatamente i clienti al momento dell’acquisto. Un aspetto che, se confermato, potrebbe aggravare la posizione del marchio in sede giudiziaria.

I modelli coinvolti

La documentazione legale individua diversi modelli interessati dal problema. Si tratta di veicoli molto diffusi sul mercato americano, tra cui Acura MDX, Honda Odyssey, Honda Pilot, Honda Fit e Honda HR-V, tutti a partire dal 2013.

Il difetto riguarda in particolare alcune tonalità di vernice bianca, come White Diamond Pearl, Taffeta White, White Orchid Pearl e Bellanova White. I proprietari segnalano fenomeni evidenti come bolle, sfogliature e delaminazione, spesso ben prima della normale usura prevista per questo tipo di componenti.

Non solo estetica: i possibili rischi

Inizialmente il problema era stato considerato principalmente estetico, quindi limitato all’aspetto della carrozzeria. Tuttavia, il tribunale ha ora riconosciuto che la questione potrebbe essere più seria.

La perdita del rivestimento protettivo, infatti, può esporre la carrozzeria agli agenti atmosferici, aumentando nel tempo il rischio di corrosione e compromettendo potenzialmente l’integrità strutturale del veicolo. Un elemento che cambia radicalmente la percezione del problema, trasformandolo da semplice difetto visivo a possibile criticità tecnica.

Un punto chiave: i tempi per agire

Un altro aspetto rilevante della decisione riguarda i tempi legali. Il giudice ha stabilito che il termine per avviare un’azione non parte dalla data di acquisto dell’auto, ma dal momento in cui il difetto diventa evidente al proprietario.

Si tratta di una scelta importante, perché amplia la platea di utenti che potrebbero rientrare nella class action. In pratica, anche chi ha acquistato l’auto diversi anni fa potrebbe avere ancora la possibilità di partecipare alla causa, se il problema si è manifestato solo successivamente.

Cosa cambia per i clienti

Per i proprietari dei modelli coinvolti, questa evoluzione giudiziaria rappresenta un passaggio cruciale. La possibilità di ottenere un riconoscimento ufficiale del difetto potrebbe tradursi in risarcimenti o interventi correttivi da parte del costruttore.

Allo stesso tempo, la vicenda mette in evidenza quanto sia importante la trasparenza nella gestione dei difetti di produzione, soprattutto in un mercato competitivo come quello statunitense, dove le class action possono avere impatti significativi anche sull’immagine del brand.

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