Green Pass: tutte le regole da seguire per viaggiare nell’estate 2021

Facciamo chiarezza sulla nuova “certificazione verde”: come viene rilasciata, qual è la sua validità (nove mesi) in relazione al tipo di vaccino, i vantaggi.

Con l’estate dietro l’angolo, per molti italiani torna ad affacciarsi la possibilità di organizzare le proprie vacanze (e questo è un gran bene, tanto dal punto di vista psicologico quanto pratico: chi può, infatti, contribuisce nel proprio piccolo ad una concreta ripartenza delle attività turistiche e ricettive che più hanno sofferto le conseguenze dell’emergenza sanitaria).

Rimane tuttavia incertezza in merito al “Green Pass”: il certificato che consente al possessore di potere, fra l’altro, viaggiare in Italia (ma anche prendere parte a feste e concerti, come vedremo) annunciato lo scorso 22 aprile dal Governo nel Decreto Riaperture in attesa che venga istituito, in sede comunitaria, il certificato EU Covid-19 che avrà valore per chi intenda spostarsi in tutti i Paesi dell’Unione Europea e dell’area Schengen.

A cosa serve

La “certificazione verde” (questa la denominazione ufficiale indicata dall’esecutivo) è utile, di fatto, a dimostrare che la persona che ne è in possesso è stata vaccinata, oppure è guarita da contagio da Covid, o ancora si è sottoposta a tampone con esito negativo (test molecolare o antigenico rapido, eseguiti nelle 48 ore precedenti).

Cosa dice il Ministero della Salute

Attenzione: si tratta di un documento che attesta uno di questi tre casi, più che di un passaporto vaccinale. In effetti, come dettaglia il Ministero della Salute nella pagina delle “FAQ” relative alla nuova disposizione, il Green Pass è complementare ai seguenti certificati, che sono dunque equiparati al Certificato verde Covid-19:

  • Certificato vaccinale rilasciato dalla Regione o dalla Asl al termine del ciclo di vaccini dove viene indicato anche il numero di dosi somministrate rispetto al numero di dosi previste per l’individuo;
  • Normale certificato vaccinale rilasciato dalla Regione o dalla Asl dopo la prima dose dove si indica la data della seconda dose (se prevista);
  • Certificato di fine isolamento rilasciato dalla Asl;
  • Referto del test antigenico negativo effettuato presso le farmacie autorizzate o presso i medici di medicina generale (o pediatri di libera scelta).

È importante ricordare che il Green Pass vale anche per i minori, sebbene per loro la vaccinazione non sia prevista: serve il tampone (non, tuttavia, per i bambini al di sotto di due anni).

Dove viene rilasciato e la validità

Il Green Pass è emesso, in formato cartaceo e gratuito (si paga solamente il tampone), dalla struttura sanitaria (ospedali, ambulatori) o dal Servizio Sanitario regionale di competenza: in questa prima fase di applicazione, la sua validità va dal quindicesimo giorno dopo l’avvenuta somministrazione della prima dose di vaccino fino alla data prevista per completare il ciclo di vaccini (nel caso in cui siano previste due dosi), e nove mesi dal completamento del ciclo vaccinale.

Relativamente alla certificazione verde Covid-19 di avvenuta guarigione, specifica il Ministero della Salute, il suo rilascio – in formato cartaceo o digitale – è a cura della struttura ospedaliera dove è avvenuto il ricovero, dalla Asl di competenza, dal medico curante (o pediatra di libera scelta) e vale sei mesi dalla data di fine isolamento. Il certificato verde Covid-19 di avvenuto test antigenico rapido o molecolare con esito negativo viene rilasciato da strutture sanitarie pubbliche, strutture private autorizzate e accreditate, farmacie, medici curanti e pediatri di libera scelta che erogano tale servizio: la sua validità è di 48 ore dal prelievo del materiale biologico.

La sua durata in funzione del tipo di vaccino

Sulla base della durata stabilita in nove mesi, si evince che per chi abbia ricevuto un vaccino AstraZeneca (che prevede la somministrazione della seconda dose dopo tre mesi) la validità del Green Pass è di un anno (dodici mesi). Nel caso in cui si sia ricevuto un vaccino Pfizer o Moderna, che allo stato attuale richiedono la seconda dose dopo 42 giorni, la validità del Green Pass risulta essere di circa dieci mesi e mezzo. Con il vaccino Johnson&Johnson, che viene somministrato in unica dose, il Green Pass vale nove mesi.

Cosa si può fare con il Green Pass

Ai sensi del Decreto Riaperture n. 52 del 22 aprile 2021, la Certificazione Verde Covid-19 consente di potere spostarsi liberamente in tutto il territorio nazionale fra regioni in zona arancione ed in zona rossa (non è il caso attuale in quanto tutta Italia è in fascia gialla), nonché per recarsi in visita a persone anziane nelle Rsa (case di riposo). Dal prossimo 15 giugno, con il Green Pass si potrà partecipare ai tanto attesi banchetti e feste di nozze, cerimonie civili e religiose anche al chiuso: si prevede anche la possibilità che consenta di prendere parte ad eventi e spettacoli pubblici, come ad esempio i concerti, superando gli attuali limiti di capienza (1.000 persone all’aperto, 500 al chiuso) e le discoteche.

Recarsi all’estero con il Green Pass?

Il Ministero della Salute chiarisce che il Certificato verde Covid-19 è valido solamente in Italia (come accennato più sopra, Green Pass e le varie certificazioni sono sostanzialmente la stessa cosa). Riguardo ai viaggi al di fuori dei confini nazionali, la strategia adottata dal Governo può essere interpretata “di attesa”: vale a dire, si preferisce non prendere alcuna decisione prima che a livello comunitario sia stato disposto un “lasciapassare”.

Quest’ultimo sarà il certificato verde digitale (“Digital Green Certificate”), approvato dall’Unione Europea, il cui rilascio avverrà tramite una piattaforma nazionale che conterrà i dati di ogni persona forniti dalle Regioni e conterrà un QRcode funzionale alla verifica dell’identità del soggetto e della validità del certificato stesso. Al momento, e fino all’entrata in vigore del nuovo documento comunitario – prevista metà giugno: più avanti si conosceranno i dettagli definitivi – per viaggiare all’estero occorre tenere conto delle regole esistenti fra i vari Paesi, che possono variare anche all’interno della stessa Comunità Europea.

Alcuni esempi

  • Francia e Spagna, riporta un “lancio” Ansa, consentono l’ingresso dei viaggiatori da tutti i Paesi europei e dell’area Schengen, senza obbligo di quarantena ma con obbligo di presentazione di un test molecolare negativo effettuato entro 72 ore precedenti l’ingresso (niente test rapidi, che non sono ammessi); Germania: si richiede, prima dell’imbarco, il documento che comprova l’avvenuto vaccino – tutte e due le dosi, oppure solamente una dose se si abbia avuto il Covid -, di essere guarito dal contagio oppure di essere stato sottoposto a tampone molecolare o antigenico nelle 48 ore precedenti (i bambini fino a 6 anni sono esentati da tale obbligo);
  • Regno Unito: test molecolare negativo entro 72 ore dall’imbarco, la compilazione di un formulario online (“Travel Locator Form”) entro i due giorni che precedono la partenza, con indicazione di indirizzo e numero di telefono; un periodo di quarantena di 10 giorni (5 giorni se il viaggiatore proviene da un Paese non inserito nella “black list” e si sottopone a tampone a pagamento); e due Covid test nel secondo e nell’ottavo giorno di isolamento, che vanno prenotati e pagati (210 sterline, corrispondenti a 243,25 euro al cambio di giovedì 20 maggio 2021) prima di entrare nel Paese.
  • Grecia: i passeggeri che risiedono in uno dei Paesi della Comunità Europea, nell’area Schengen, nel Regno Unito, in Serbia, Israele, negli USA e negli Emirati Arabi devono presentare l’avvenuto test molecolare con esito negativo entro 72 ore prima del suo arrivo, oppure il certificato di avvenuta vaccinazione. Tutti gli altri passeggeri devono trascorrere un periodo di quarantena di 7 giorni: da segnalare che chi si reca in Grecia può essere sottoposto a test a campione, obbligatorio: in caso di positività, c’è una quarantena di 14 giorni in un Covid hotel;
  • Tunisia: il Paese aprirà le sue frontiere il prossimo 27 giugno: al momento i viaggi per turismo dall’Italia non vengono consentiti; resta in ogni caso l’obbligo, per chi arriva, di presentare un tampone molecolare effettuato, con esito negativo, nelle 48 ore precedenti; di scaricare una App di registrazione, e sottoporsi a 7 giorni di isolamento in un Covid hotel (da cui sono esclusi i viaggiatori che siano stati vaccinati, ma per loro resta l’isolamento fiduciario, i minori accompagnati da persone già vaccinate ed i passeggeri dei voli turistici speciali organizzati dalle autorità locali) per poi effettuare un secondo tampone;
  • USA: vietato l’ingresso ai viaggiatori che, nei 14 giorni precedenti il loro arrivo, si siano recati in un Paese dell’area Schengen (compresa l’Italia), nel Regno Unito, Irlanda, Brasile, Sud Africa Cina o Iran.

Per chi arriva in Italia

A prescindere dall’avvenuta vaccinazione, così come se si sia guariti dal Covid, chi entri in Italia ha al momento l’obbligo di presentare un tampone negativo effettuato entro 48 ore dalla partenza, e di sottoporsi a 10 giorni di isolamento se proviene da un Paese extra UE (la quarantena è stata abolita, domenica 16 maggio, per i viaggiatori che provengono da Paesi dell’Unione Europea, dell’area Schengen, dal Regno Unito e da Israele).

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