Rivuole la Ferrari sequestrata, ma la Cassazione glielo nega: perché
La Cassazione respinge il ricorso di Shannon Hudorovic e conferma il sequestro della Ferrari GTC4: ripetuti passaggi di proprietà usati per occultare la provenienza fraudolenta del veicolo
La storia che arriva dal Veneto sembra uscita da una sceneggiatura cinematografica, dove il rombo di una Ferrari Gtc4 Lusso da oltre 200mila euro fa da colonna sonora a un intreccio di raggiri e colpi di scena. Tutto ha inizio nel 2025, quando una famiglia sinti del Veneziano finisce nel mirino degli inquirenti per le modalità decisamente fumose con cui è riuscita a mettersi al volante di ben due gioielli della casa di Maranello.
Le ricostruzioni della vicenda
Il primo atto di questa vicenda riguarda una Ferrari Roma, ottenuta – secondo le ricostruzioni – attraverso un bonifico falso. Prima che il venditore potesse accorgersi del trucco, la vettura era già stata data in permuta per acquistare il pezzo pregiato della collezione: la Gtc4 Lusso. Da quel momento è iniziata una vera e propria partita a scacchi con la giustizia, fatta di continui passaggi di proprietà tra società e familiari per nascondere la reale provenienza del bolide. La vettura è passata da Richard Levak alla Pagotto Srls del fratello Alex, per poi finire alla Pavan Srls di Shannon Hudorovic, compagna del gemello Maverik.
La Cassazione fa chiarezza
Il castello di carte ha iniziato a cedere lo scorso luglio, quando le forze dell’ordine hanno intercettato la Ferrari. Al volante c’era ancora Richard Levak, il quale ha tentato un ultimo, disperato azzardo: esibire la patente del fratello gemello per sviare i controlli. L’espediente non ha però funzionato e l’auto è stata sottoposta a sequestro preventivo in quanto ritenuta provento di truffa.
A questo punto è entrata in scena Shannon Hudorovic, che ha rivendicato con forza la proprietà della vettura, dichiarandosi totalmente estranea ai traffici del cognato. La donna, decisa a riavere il suo “investimento”, si è spinta fino alla Corte di Cassazione. Tuttavia, gli ermellini hanno spento definitivamente ogni speranza: i giudici della Suprema Corte hanno ritenuto palesi i tentativi di occultamento della supercar, sottolineando come la convivenza della donna con i fratelli Levak renda “assai improbabile” la sua inconsapevolezza.
La battaglia legale si è conclusa nel peggiore dei modi per la ricorrente sinti: non solo la Ferrari non le verrà restituita, ma è stata anche condannata al pagamento di 3mila euro di spese legali. Il rombo della Gtc4 Lusso, per ora, resterà solo un ricordo lontano per la famiglia veneziana.