F1, Ferrari: la power-unit 2022 fa sognare il Cavallino

La Scuderia Ferrari ritrova una grande competitività grazie al lavoro effettuato sulla parte ibrida della power-unit, che promette grandi cose.

La Scuderia Ferrari torna a sognare e lo fa grazie alla nuova power-unit, su cui è stato fatto un grande intervento nel comparto ibrido. I risultati si sono già visti negli ultimi due GP disputati dalla Rossa, prima in Russia e poi in Turchia. Secondo Mattia Binotto, Team Principal del Cavallino Rampante, questa permetterà di recuperare il gap con la concorrenza da titolo, composta da Mercedes e HondaBinotto ha affermato:

A livello di progetto credo che la parte ibrida sia molto avanzata e non mi sento da meno della nostra concorrenza. Non penso che siamo i più bravi, ma credo che oggi abbiamo fatto un salto che ci permetterà di essere competitivi anche nell’area dell’ibrido.

Cosa è cambiato

Rispetto al recente passato, la componente ibrida non è più formata da una batteria a ioni di litio con elettrolita liquido, ma da uno stato solido che consente di avere un compartimento dal volume minore ma con una densità energetica superiore. L’impianto è passato da una tensione di 400 volt al doppio, pur sapendo che con l’alta tensione si hanno cariche più veloci e una efficienza del sistema ancora più importante. La miniaturizzazione dell’impianto avrebbe permesso – secondo questo schema – un risparmio di due chilogrammi.

Nessun problema con l’ERS

Erano state poste molte domande nei confronti dell’affidabilità dell’ERS che, invece, sono state dissipate dalle prestazioni che le vetture del Cavallino hanno ottenuto sul circuito della Turchia. Il Gruppo dei motoristi di Maranello, diretti da Enrico Gualtieri, è stato capace di rendere competitivo il 6 cilindri turbo “Superfast” ideato dall’ingegner Wolf Zimmermann. Il tedesco ha partorito un’unità davvero innovativa nei concetti della camera di combustione e dei condotti che permette alla Ferrari di chiudere il dislivello di potenza con la Mercedes.

Le parole di Binotto

Sul motore a combustione interna stiamo continuando a lavorare e sarà un propulsore molto diverso da quello attuale. L’obiettivo, di fronte a un congelamento regolamentare negli anni successivi, è di riportarci almeno a essere competitivi. Se oggi paghiamo ancora un gap di prestazione in fatto di power unit rispetto ai migliori, il nostro obiettivo è non averlo più l’anno prossimo. Poi, ovviamente, dipenderà da quanto cresceranno gli altri, perché in F1 tutto è relativo.

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