F1: il circus si gioca la reputazione con il budget cup

In caso di evidenti sforamenti ci deve essere una punizione reale altrimenti si crea un precedente.

La F1 è nella tempesta, la Liberty Media ha reso il circus più avvincente, ha lavorato su delle gare più incerte, ma in questa ricerca spasmodica dello spettacolo, la FIA ha compiuto e continua a compiere passi falsi. Così, la questione budget cup rischia di essere uno spartiacque tra la massima formula di ieri e quella di oggi.

F1: con la vicenda budget cup è in ballo la credibilità del motorsport

Partiamo dall’oggetto di interesse di questi giorni, il budget cup. Ecco, la F1 ha fissato delle regole, dei limiti agli investimenti, e adesso si scopre che la Red Bull è sotto inchiesta. Ma non solo per il campionato in corso, anche per quello precedente, dove non sono certo mancate le polemiche. Con molta probabilità domani dovrebbe essere emesso un verdetto, e intanto in pista continuano a verificarsi le solite incertezze, come quella sulla penalità inflitta a Perez al termine del GP di Singapore. Ora, c’è chi ha paragonato l’eventuale sforamento del budget cup ad una sorta di doping, ed in effetti lo è, perché se si può spendere e sperimentare di più, è più probabile che si possano trovare soluzioni per avere maggiore velocità e abbassare i tempi sul giro.

Quindi, qualora fosse appurato che a Milton Keynes abbiano speso più del consentito, è palese che abbiano avuto un vantaggio su tutti gli altri team. E’ come se un calciatore potesse correre più rapidamente in un calcio sempre più fisico, o se un ciclista potesse avere una maggiore resistenza nelle corse a tappe. I risultati sarebbero falsati, per cui andrebbero annullati. D’altra parte, chi non ricorda la vicenda di Ben Johnson alle Olimpiadi di Seul del 1988? Il velocista canadese riuscì a battere Carl Lewis, il figlio del vento, con l’aiuto degli steroidi, ma in seguito, giustamente, venne squalificato. Lo stesso avvenne, in maniera retroattiva a Lance Armostrong, a cui furono tolti ben 7 Tour de France. Ora, perché non si potrebbe togliere un mondiale, quasi due, compreso quello del 2022, ormai in direzione Red Bull, alla squadra delle lattine volanti? D’altra parte, il risultato dello scorso anno fu viziato anche dall’inadeguatezza dei commissari di gara.

Se anche la stagione attuale fosse condizionata dalla possibilità di spendere di più, e di andare avanti con lo sviluppo rispetto agli altri, la FIA avrebbe il dovere di reprimere con fermezza un atteggiamento potenzialmente pericoloso. Infatti, sempre ammesso che ci sia stato uno sforamento importante di budget, la FIA avrebbe tutte le motivazioni necessarie per agire con il pugno duro, in modo da evitare un deleterio precedente. Già, perché se bastasse pagare una sanzione, o prendere una penalizzazione che non influisse sui risultati, allora anche altre squadre potrebbero farsi beffa del budget cup e correre senza rispettare il regolamento.

La Red Bull nel centro del mirino ma con circospezione

La F1 ha comunque da perdere, perché si scontra con un team certamente meno carico di storia rispetto a Ferrari, McLaren e Williams, ma con un impero finanziario alle spalle. Per cui c’è il sentore che ci sia una sorta di timore reverenziale verso una squadra contro cui si agisce con grandissima circospezione. I team radio tra Masi e il muretto box della Red Bull nella scorsa stagione, con contrattazioni imbarazzanti hanno dato il via ad una serie di decisioni che hanno comunque favorito il team delle lattine volanti. Tra le ultime quella di Monza 2022, in cui il GP è finito in regime di safety car e quindi in maniera rilassata per Verstappen. O quella di Singapore, dove per la stessa infrazione sono state prese due decisioni diverse nei confronti di un’altra Red Bull, quella di Perez.

Con più coerenza si sarebbero evitati degli incidenti diplomatici che, inevitabilmente, riportano alla memoria l’ultimo giro del GP di Abu Dhabi 2021, o l’assegnazione di metà punteggio nel GP di Spa del 2021 dopo appena 2 giri di safety car, quando c’era la Red Bull di Verstappen al comando. Con una transizione energetica che stenta ad attuarsi, ed una F1 che è sempre meno portatrice sana di innovazioni per le auto stradali, è difficile attrarre nuovi costruttori, per cui un team come Red Bull rappresenta una fonte di introiti troppo importante. Quindi, ogni decisione che ne comprometta i risultati, soprattutto dopo il ciclo vincente di Mercedes, finalmente interrotto, non viene presa a cuor leggero, o perlomeno è questa l’impressione. Altrimenti perché ci sarebbero volute 3 ore per rendere definitivo l’ordine d’arrivo a Singapore?

Ferrari e Mercedes: un’insolita alleanza

In questa F1 turbolenta i nemici diventano amici, e quindi Ferrari e Mercedes, alla rincorsa di una Red Bull che ha messo le ali, si coalizzano per invocare una punizione esemplare da parte della FIA. Vedremo se l’unione di due squadre potenti, di cui una leggendaria, riuscirà a scalfire la timidezza con cui si agisce nei confronti della Red Bull. Ad ogni modo è quanto meno curioso vedere Ferrari e Mercedes sulla stessa lunghezza d’onda, dopo le accuse mosse alla rossa ed i conseguenti accordi segreti con la FIA per rivedere le power unit Ferrari dopo il 2019, che hanno portato a due stagioni che definire di transizione è un complimento. Ma nel circus tutto viaggia velocemente e tutto cambia in fretta, vedremo se cambierà anche l’atteggiamento della FIA verso la Red Bull, sempre che la squadra sia passibile di sanzioni.

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