BYD, sforbiciata di prezzi in Germania: Atto 2 DM-i a 22.990 euro
BYD taglia i prezzi in Germania, con sconti fino a 16.000 euro sulla Atto 2 DM i e crescita record delle immatricolazioni. Concessionari preoccupati e reazioni dei competitor.
Nel cuore del mercato europeo delle auto elettriche si sta consumando una sfida senza precedenti, con BYD pronta a rivoluzionare gli equilibri attraverso una strategia di sconti aggressivi che sta già lasciando il segno, in particolare in Germania. I numeri parlano chiaro: una crescita delle vendite del 706% e oltre 23.000 veicoli immatricolati nel 2025. Ma è la portata delle riduzioni di prezzo a sorprendere maggiormente, con tagli che arrivano a superare i 16.000 euro su alcuni modelli, innescando una vera e propria guerra dei prezzi che coinvolge concorrenti storici come Tesla e i principali dealer locali.
Strategie di prezzo e liquidazione di stock: il caso Atto 2 DM i
L’offensiva di BYD si fonda su una strategia chiara: smaltire rapidamente le scorte e conquistare quote di mercato nei punti nevralgici d’Europa. Un esempio emblematico è la Atto 2 DM-i nella versione Boost, il cui prezzo è stato drasticamente ridotto da 38.990 a 22.990 euro. Di questa differenza, ben 11.500 euro sono coperti direttamente dall’azienda, mentre i restanti 4.500 euro derivano dagli incentivi governativi tedeschi. Questa combinazione rende la vettura estremamente competitiva, posizionandola come una delle offerte più allettanti nel panorama delle auto elettriche.
I risultati non si sono fatti attendere: a gennaio 2026, BYD ha totalizzato 2.629 immatricolazioni in Germania, superando le 1.301 unità registrate da Tesla nello stesso periodo. Questo sorpasso rappresenta un segnale inequivocabile della rapida ascesa dei costruttori asiatici nel segmento premium-entry del mercato europeo.
Preoccupazioni dei concessionari e rischi per la rete distributiva
Non tutti, però, accolgono positivamente questa nuova dinamica. I concessionari tedeschi evidenziano criticità rilevanti: sconti così profondi finiscono per erodere il valore residuo dei veicoli già presenti negli showroom, generando squilibri di inventario e comprimendo ulteriormente i margini di chi opera sul territorio. La differenza tra il listino ufficiale e il prezzo effettivo di vendita crea inoltre tensioni nella rete distributiva, minando la fiducia e la stabilità dei rapporti commerciali.
Gli analisti si interrogano sulla sostenibilità di una politica basata su sconti aggressivi e ricorrenti, temendo che possa scatenare una spirale di ribassi generalizzati a livello continentale, con una conseguente riduzione della profittabilità per tutti gli attori della filiera.
Reazioni del mercato e rischio escalation della guerra dei prezzi
La risposta dei competitor non si è fatta attendere. Tesla ha immediatamente ridotto il prezzo della Model Y Long Range di 5.000 euro, portandolo a 49.990 euro. Anche altri costruttori europei hanno adottato politiche di prezzo più aggressive per difendere le proprie posizioni. Gli esperti del settore parlano ormai apertamente di una guerra dei prezzi in piena regola, simile a quella già vista in Cina, che ha portato a margini sempre più ridotti per i produttori.
Le autorità europee osservano con attenzione l’evoluzione di uno scenario in cui gli incentivi pubblici—spesso limitati nel tempo e non retroattivi—finiscono per avvantaggiare i nuovi acquirenti, penalizzando chi ha acquistato un veicolo poco prima dei ribassi.
Investimenti infrastrutturali e strategie di lungo periodo
La strategia di BYD non si limita alle politiche di prezzo. L’azienda ha già avviato la programmazione di una nuova fabbrica Ungheria, un investimento che mira a rafforzare la capacità produttiva europea e a ottimizzare la logistica e l’approvvigionamento. Questo passo sottolinea la volontà di consolidare la propria presenza sul mercato continentale, puntando non solo su sconti spot ma anche su una progressiva riduzione dei costi operativi.
Se questa strategia dovesse rivelarsi vincente, l’intero settore automobilistico europeo potrebbe essere costretto a ripensare radicalmente i propri margini, le politiche commerciali e i modelli di business. Tuttavia, il rischio di una competizione fondata esclusivamente su abbattimenti di prezzo rimane concreto: l’incremento dei volumi nel breve periodo potrebbe tradursi in una compressione dei profitti nel medio-lungo termine.
Il 2026 si prospetta quindi come un anno cruciale per il settore automotive europeo, dove la partita si giocherà su più fronti: dalla capacità produttiva alle strutture distributive, dai meccanismi di incentivazione pubblica fino alla capacità di mantenere la fiducia di consumatori e dealer in un mercato sempre più dinamico e volatile.