Auto elettriche ed emissioni di CO2: uno studio rileva quanto inquinano

Un’analisi Radiant Energy Group e pubblicata da Reuters evidenzia che la diminuzione delle emissioni di biossido di carbonio in Europa è differente fra i vari Paesi, e deriva soprattutto dalle fonti energetiche utilizzate per l’alimentazione delle reti.

“Moda”, politica, obiettiva necessità, reale scenario della mobilità futura: il ruolo dell’auto elettrica è da tempo al centro di grandi discussioni. C’è chi vede nei veicoli a zero emissioni allo scarico un tassello fondamentale per la decarbonizzazione, e chi al contrario nutre delle riserve. La recentissima Cop26 di Glasgow, del resto, ha messo in evidenza una questione altrettanto essenziale: per un effettivo sviluppo della e-mobility, occorre che in tutti i Paesi del mondo ci siano condizioni omogenee riguardo alla possibilità di acquisto di veicoli elettrici e, soprattutto, alla diffusione, alla potenza ed alle fonti energetiche delle infrastrutture di ricarica.

Quest’ultima “voce” è altrettanto importante del numero di auto elettriche in circolazione. Anzi, si tratta di due argomenti correlati fra loro: da una parte, lo sviluppo dei modelli che vengono via via messi in produzione ed in vendita, e che – come da diversi anni evidenziano i programmi strategici di riposizionamento adottati dalle Case costruttrici – saranno sempre di più (e questo è ormai scontato). Dall’altra, ed in maniera complementare, la necessità di ampliare le reti di ricarica, adeguandole a una presenza via via maggiore di veicoli elettrici (e ibridi plug-in, ché anche loro hanno bisogno delle colonnine).

Una evoluzione che deve tenere anche conto, come si accennava in apertura, delle fonti di produzione dell’energia elettrica per l’alimentazione delle batterie.

Ecco quanto effettivamente viene emesso

Uno studio a cura della società statunitense Radiant Energy Group, specializzata in servizi ne tecnologie sulle energie rinnovabili, e reso noto da Reuters, mette in evidenza il fatto che l’impatto delle auto elettriche non è lo stesso a livello globale, in quanto può variare da Paese a Paese. In una classifica sulla “pulizia” complessiva del veicolo elettrico in termini di emissioni di CO2 nel ciclo di vita – vale a dire dalle fasi di produzione fino al termine della sua “carriera” operativa -, emerge che il quantitativo di biossido di carbonio equivalente è minore, dunque la vettura è nel suo complesso più “pulita”, in Svizzera. Ed è fra i più elevati in Polonia ed in Kosovo.

Si considerano anche le fonti di produzione dell’energia

Si tratta, in effetti, di emissioni indirette, ovvero legate alle tecnologie di produzione dell’energia elettrica: più “pulita”, cioè, se deriva da fonti green, e meno pulita se al contrario la sua produzione avviene con l’utilizzo di carbone, petrolio, torba e via dicendo. E non solo.

Nel dettaglio, su una scala che tiene conto del risparmio di CO2 nell’utilizzo complessivo del veicolo elettrico (lo studio di Radiant Energy Group, svolto in base ai dati raccolti fra il 1 gennaio ed il 15 ottobre 2021, ha messo a confronto il quantitativo di anidride carbonica equivalente emessa da un’auto elettrica e quella emessa da un’autovettura a benzina di pari segmento), è stato preso in considerazione un altro importante parametro: gli orari delle varie ricariche.

Svizzera è leader

La Confederazione elvetica, evidenzia il rapporto Radiant Energy Group, ha ottenuto un valore pieno: il 100% di energia elettrica è interamente carbon free rispetto ad un veicolo a combustione, grazie all’utilizzo delle fonti idroelettriche e del nucleare (l’atomo ha comunque un ruolo controverso: le emissioni di CO2 prodotte dalle centrali nucleari sono, sì, pari a zero, ma occorre considerare gli elevati costi e le tempistiche lunghe per l’avvio in esercizio, per la loro chiusura e per lo smaltimento delle scorie). Seguono, nell’ordine e fra i Paesi più “virtuosi”, Norvegia (con il 98%, dove tuttavia la produzione di elettricità avviene quasi per intero dall’impiego dell’energia idroelettrica, eolica e geotermica), Francia (96%) e Svezia (95%), seppure anche in questi due casi l’apporto del nucleare è notevole; e Austria (93%), dove l’origine green dell’energia elettrica avviene in maniera sostanziale da fonti idroelettriche e altre rinnovabili.

Italia a metà classifica

L’italia è stata classificata meglio della Germania (62% di taglio delle emissioni di CO2 equivalenti contro 55%), dove, a fronte di una piccola percentuale di produzione da nucleare (10% che deriva dalle centrali peraltro in via di dismissione) si punta anche su eolico e solare – similmente alla Spagna, per fare un altro esempio -, dunque la questione dell’immagazzinamento dell’energia viene determinata in maniera notevole dalle fasce orarie. L’allaccio di un veicolo elettrico nelle ore pomeridiane, rileva Reuters, consente di tagliare fino al 18% di emissioni rispetto alle ore notturne, quando l’alimentazione delle reti elettriche avviene soprattutto con altre fonti (gas o carbone).

In coda alla graduatoria Radiant Energy Group, fa notare Reuters che ha commentato il report, ci sono Polonia e Kosovo: in questi due Paesi, in fra le principali fonti di approvvigionamento energetico c’è il carbone, l’utilizzo di un’auto elettrica produce più emissioni di CO2 equivalenti rispetto ad una vettura a benzina.

Le strategie di decarbonizzazione saranno fondamentali

In buona sostanza, e per ricollegarsi alla questione di partenza: la determinazione del migliore impatto delle auto elettriche va considerata in relazione alle fonti energetiche di alimentazione delle reti, come mette in evidenza Sid Bagga, senior data analyst di Radiant Energy Group in una dichiarazione raccolta da Reuters e ripresa da La Repubblica:

“L’elettrificazione rappresenta la ‘chiave di volta’ della decarbonizzazione dei trasporti, che non potrà mai avvenire con i motori a combustione”.

Le disomogeneità fra i vari Paesi sono tuttavia evidenti. Una concreta transizione ecologica in materia di mobilità potrà avvenire (e ciò renderà il termine “ecologica” pienamente obiettivo) soltanto sulla base delle strategie di decarbonizzazione messe in atto dai vari Stati.

CO2 “pulita”: la classifica Paese per Paese

  1. Svizzera;
  2. Norvegia;
  3. Francia;
  4. Svezia;
  5. Austria;
  6. Belgio;
  7. Spagna;
  8. Slovacchia;
  9. Finlandia;
  10. Portogallo;
  11. Lituania;
  12. Croazia;
  13. Ungheria;
  14. Lettonia;
  15. Danimarca;
  16. Regno Unito;
  17. Slovenia;
  18. Ucraina;
  19. Italia;
  20. Irlanda;
  21. Germania;
  22. Grecia;
  23. Moldavia;
  24. Montenegro;
  25. Bulgaria;
  26. Repubblica Ceca;
  27. Paesi Bassi;
  28. Estonia;
  29. Serbia;
  30. Cipro;
  31. Polonia;
  32. Kosovo.

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