Alfa Romeo Canguro, il capolavoro di Giugiaro che nessuno volle e che finì tra i topi
Alfa Romeo Canguro, la straordinaria coupé disegnata da Giugiaro nel 1964: rifiutata, distrutta in un incidente e rinata grazie a un collezionista giapponese
Una vicenda incredibile per una vettura che oggi viene considerata un autentico capolavoro e che, dopo aver rischiato di scomparire definitivamente, ha trovato una seconda vita in Giappone.
La sfida tra Bertone e Pininfarina
La storia comincia nei primi anni Sessanta, quando Alfa Romeo decide di esplorare le possibilità offerte dal telaio tubolare della Giulia TZ, sportiva leggerissima sviluppata per le competizioni.
La carrozzeria delle versioni da corsa era affidata a Zagato, ma ad Arese si immagina anche una gran turismo capace di sfruttare quella raffinata architettura meccanica. Per valutare differenti interpretazioni stilistiche vengono coinvolte due delle firme più prestigiose dell’epoca: Bertone e Pininfarina, alle quali viene affidato un telaio ciascuna.
Presso Bertone il progetto finisce nelle mani di Giorgetto Giugiaro, già autore della Giulia Sprint GT. Il giovane designer realizza una coupé dalle proporzioni straordinarie, caratterizzata da un frontale basso, superfici sinuose e un padiglione che scende dolcemente verso la coda.
Quest’ultima adotta una soluzione tronca ispirata agli studi aerodinamici di Wunibald Kamm. Completano l’insieme le prese d’aria laterali e un parabrezza incollato, soluzione particolarmente innovativa per l’epoca. La Canguro debutta al Salone di Parigi del 1964, conquistando l’attenzione degli appassionati. Tuttavia, il progetto non ottiene il via libera alla produzione.
Le difficoltà industriali e l’impossibilità di organizzare una costruzione in serie attraverso Autodelta mettono fine alle ambizioni commerciali della vettura.
L’incidente a Monza e gli anni dell’abbandono
Il destino della Canguro peggiora ulteriormente durante le riprese di uno spot pubblicitario Shell sul circuito di Monza. La coupé viene tamponata dalla Chevrolet Testudo, un’altra straordinaria concept car realizzata da Bertone nel 1963.
L’incidente provoca danni importanti alla carrozzeria e il ripristino richiederebbe un lavoro estremamente complesso. Bertone decide di non affrontare il restauro. Senza prospettive produttive e ormai inutilizzabile come automobile da esposizione, la Canguro viene accantonata.
Per anni rimane abbandonata, esposta alle intemperie e persino ai roditori, in condizioni difficilmente immaginabili per un prototipo di tale importanza. A recuperarla è Gary Schmidt, un appassionato americano residente in Germania, che acquista ciò che resta della vettura e tenta di riportarla alle condizioni originali.
Il progetto si rivela però molto più impegnativo del previsto. Ricostruire fedelmente le forme disegnate da Giugiaro richiede competenze e risorse considerevoli.
La rinascita in Giappone e il trionfo a Villa d’Este
Dopo la morte di Schmidt nel 2003, la storia della Canguro conosce una svolta decisiva grazie al collezionista giapponese Shiro Kosaka. Già proprietario dell’esemplare realizzato da Pininfarina nell’ambito dello stesso progetto, Kosaka decide di salvare anche la creazione di Bertone.
La vettura viene sottoposta a un accurato restauro che le restituisce le forme originali, cancellando le conseguenze dell’incidente e dell’abbandono. Nel 2005 la Canguro riappare al Concorso d’Eleganza Villa d’Este, dove conquista il prestigioso riconoscimento Best in Show.
È il riscatto di un’automobile che Alfa Romeo non volle costruire e che per decenni sembrava destinata all’oblio. Oggi il suo valore collezionistico deriva dall’unicità del progetto, dalla base tecnica della Giulia TZ e soprattutto dalla firma di Giugiaro. Una combinazione che ha trasformato un prototipo dimenticato in una delle testimonianze più preziose della creatività automobilistica italiana.