Nuove sinergie tra la Silicon Valley e Bmw, Toyota e Wolkswagen

I grossi nomi del mondo automotive hanno capito che il futuro degli spostamenti individuali è nei servizi di ride sharing, ognuno però si muove in modo diverso, ecco come.

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Sono in corso grosse trattative tra i grossi nomi del mondo dell'auto e le startup californiane con servizi di ride sharing in stile Uber, delle manovre che hanno come obiettivo il controllo del futuro dei trasporti a livello individuale.

Le case automobilistiche grazie al successo di queste nuove aziende hanno realizzato che i servizi di passaggi e dei vari tipi di mobilità possono rappresentare per loro dei nuovi e lucrativi clienti in particolare per quanto riguarda i modelli ibridi ed elettrici.

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Le aziende come Uber inoltre offrono alle case la possibilità di far arrivare e mostrare i loro brand e i propri modelli a fasce di clienti diverse da quelle abituali, con la possibilità d'analizzare, grazie ai software evoluti, tutti i dati relativi agli spostamenti ed il conseguente funzionamento dell'auto ad un livello impensabile fino a poco tempo fa.

Le aziende della Silicon Valley dal canto loro invece dai colossi del mondo auto ottengono nuove iniezioni di capitale e un know how relativo al mondo dei motori di cui necessitano per intraprendere la strada della mobilità.

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Bmw pochi giorni fa ha annunciato di aver investito grossi capitali in un'azienda californiana, la Scoop Technologies impegnata nel realizzare un servizio di passaggi basato sullo smartphone. Sempre in settimana Toyota ha comunicato invece di aver investito una significativa quantità di denaro in Uber, mentre Volkswagen ha "puntato" 300 millioni di dollari in Gett, una piccola azienda di car sharing.

Senza dimenticare che ad inizio anno General Motors aveva acquisito delle quote di Lyft, il principale concorrente di Uber. Tutte le case vogliono esserci, e chi non ha fatto acquisizioni, ha in programma di realizzare un proprio servizio di passaggi, come per esempio Ford.

Il caso di alleanza più fruttifera è quello tra Uber e Toyota. Uber infatti vuole sviluppare la propria self driving car, collaborando proprio con la casa giapponese, che invece ha in programma sconti significativi per i piloti di questo servizio o per la fornitura di vere e proprie flotte di veicoli.

Allo scorso dicembre sono stati 50.000 i piloti di Uber che hanno approfittato degli sconti delle varie case, per un trend che potrebbe far diventare il ride sharing un vero e proprio outlet per i modelli ibridi ed elettrici delle case.

 

 

 

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