Mini John Cooper Works Vs Skaters

Mini John Cooper Works e uno skateboard insieme e senza freni alla ricerca del brivido della velocità

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Evasione, libertà e divertimento. Mini è, ed è sempre stata, anticonvenzionale e sbarazzina; una compatta fuori dagli schemi, un simbolo de la “Joie de vivre” o, per dirla all’inglese, della “joy of living”, un incitamento alla vita dinamica e leggera, semplice ma “cool”, stilosa e di successo.

Oggi come ieri, Mini sfida le mode e le tendenze, le auto noiose e il grigiume quotidiano. E così, dopo aver ripercorso insieme la storia dei suoi modelli dal ’59 ad oggi, e dopo avervi raccontato l'esperienza su strada e in pista al volante della Mini John Cooper Works abbiamo voluto ricondurre la Mini sul suo terreno di caccia, e lanciare una sfida che è più una provocazione che un vero e proprio duello.

E siccome quando parli di Mini pensi alle curve e ai tornanti, al piacere di guida e a quel go kart feeling tanto acclamato... il campo di battaglia non poteva essere che una strada montana. I protagonisti?


La nuova Mini John Cooper Works, i suoi 231 Cv e la voglia di divorare curve e tornanti, e uno skate, una tavola da longboard per la precisione. Una Mini e un papà “sportivo” rallista doc, e uno skate con uno skater professionista da downhill. Passione ed emozione, per la velocità pura e per lo stile, in questo caso stile di guida, disegnando traiettorie curvilinee o spigolose per il solo gusto di vivere il brivido della velocità. Una folle sfida in discesa, senza freni.

Mini vs Skater: in discesa senza freni

In comune hanno poco o niente… o meglio, sono “generatori” di emozioni e condividono la sfida di lanciarsi senza freni da un tornante all’altro… rallentando all’ultimo metro, di traverso per tagliare meglio la curva, e riallineare le ruote prima possibile per riguadagnare al più presto la massima velocità.

Entrambi hanno quattro ruote, ma Mini John Cooper Works ha cerchi da 17 pollici e un assetto sportivo, mentre lo Skate monta ruote da 1,3 pollici, pesa intorno di 5kg e non ha alcun tipo di freno… entrambe però percorrono i tornanti a grande velocità regalando emozioni e scariche di adrenalina.

Una sfida insolita e fuori dal comune, dove un piccolo skateboard sfreccia in discesa a oltre 60 chilometri orari tentando di sfuggire al recupero della Mini John Cooper Works partita dopo di lui. Le tavole cosiddette “longboard” non hanno davvero freni, e per rallentare la propria corsa in discesa gli skater devono “intraversare” lo skate in inserimento di curva, impostando una traiettoria precisa che dall’esterno li porta a tagliare verso l’interno.

Sullo skateboard il brivido della velocità è compreso nel prezzo. Non serve raggiungere velocità folli… 60 km/h sono più che sufficienti per sentire l’adrenalina che sale ogni volta che sopraggiunge un tornante. E solo quando hai intraversato la tavola e trovato l’appoggio è lo stesso contatto della saponetta sul palmo della mano con l’asfalto a infonderti quella sicurezza che ti permette di “piegare” e lasciar correre la tavola secondo la traiettoria impostata. Non è uno sport per femminucce, ne tanto meno per “amatori”… qui la posta è veramente alta… basta un minimo errore di valutazione in ingresso curva che si rischia davvero grosso!

Lo skater “pro” Luca Colasanto, alias il “Cobra”, parte dalla cima della montagna con vantaggio e malgrado lunghissimi sliding e rettilinei affrontati in posizione aerodinamica viene comunque raggiunto dalla super potente Mini. Al volante della Mini il brivido della velocità è relativo… se non fosse altro che la John Cooper Works ha un motore TwinPower Turbo, quattro pneumatici Pirelli e pinze Brembo a quattro pompanti all’anteriore fondamentali per stemperare l’entusiasmo quando si sfruttano tutti i 231 Cv, soprattutto in discesa!

Sterzo diretto, assetto preciso e inserimenti in curva fulminei sfruttando il controllo e la tecnica di guida rallistica di Alessandro Barchiesi rallista e istruttore di guida, che con lunghi traversi, potendo sfruttare tutta la strada chiusa al traffico per la sfida, ha disegnato i tornanti come in una vera prova speciale, proprio come quando le vecchie Mini si imponevano nelle gare internazionali di rally.

Con queste credenziali non è stato difficile recuperare lo skater, che comunque, senza freni, scendeva a una velocità folle. Un rettilineo percorso insieme, due tornanti quasi in “twin drift” e poi la Mini che scappa via, per godersi le ultime curve alla massima velocità e per vincere anche questa sfida. Una gara simbolica, perché in questo caso a vincere è stata proprio la “joy of living”, l’eccitazione e l’adrenalina, il brivido che regala la velocità in pieno controllo naturalmente su una strada chiusa al traffico.

Pillole di Mini John Cooper Works


Era il 1959 quando Mini vide la luce. Un esordio un po’ in sordina, anche perché era una vettura piuttosto rivoluzionare per l’epoca. Motore anteriore e trazione anteriore, le ruote ai quattro angoli della carrozzeria per sfruttare tutto lo spazio a bordo, una ricetta che garantiva tenuta e stabilità per una vettura compattissima e comunque molto pratica. Le competizioni e John Cooper stesso contribuirono ad alimentare prima il successo e poi il mito di Mini.

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Oggi, la Mini John Cooper Works 2015 mantiene alcune prerogative della prima serie, come il fascino british e il go kart feeling ma è una vettura molto più pratica e funzionale. La John Cooper Works, però è anche la più potente della storia. Sotto al cofano batte un 2.0 TwinPower Turbo da 231 Cv e 320 Nm di coppia che la scaraventano da zero a cento in soli 6,1 secondi con il cambio automatico Steptronic.


La velocità massima sfiora i 250 km/h, ma ciò che la rende speciale è il feeling di guida e la capacità di emozionare al volante. Una vettura che mette in contatto il pilota con la strada, in un rapporto diretto ed entusiasmante, senza le grandi rinunce di una vettura scomoda o rigida quando si guida in città. E più matura e molto ben fatta anche dentro, una caratteristica che rende l’esperienza di guida a bordo davvero emozionante. Se poi si trova un tratto di strada con le curve, il carattere Mini sa sempre come ripagare il proprio pilota.

Pillole di Skateboard da downhill

La leggenda narra che anche le tavole da skateboard, proprio come le antiche Mini, nacquero verso i primi anni ’50, lo stesso periodo in cui esplose la mania del surf. E quando le onde non si infrangevano, i surfisti scendevano su strada su tavole “home made”, in legno e con ruote da pattinaggio. Il “surf da marciapiede” divenne ben presto una moda e uno sport a se stante, in continua evoluzione dal free style fino all’ultima evoluzione del longboard e appunto del downhill.

Il downhill è la più estrema e insana disciplina legata al Longboard, che altro non è che una tavola più lunga (circa 36” ovvero 90 cm e larga 9” e 1/2) e rigida, con attacchi pensati per avere maggiore stabilità alle alte velocità con un passo che va dai 30 ai 60 cm, ruote da 33 mm di battistrada e 70 mm di diametro. E proprio di alte velocità si parla, perché in gara i piloti possono raggiungere anche i 100 km/h. Le curve vengono affrontate con uno stile “racing”, slidando ovvero intraversando la tavola per frenare e adeguare la velocità alla curva.

I riders usano diverse protezioni, un po’ in stile motard, con guanti dotati di saponette, ovvero dischi di plastica che servono per appoggiarsi all’asfalto e far scorrere le mani sulla strada ottenendo un migliore appoggio mentre affrontano le curve in sliding o drifting derapando sulle quattro per affrontare le curve più strette.

Una tecnica vietata e molto pericolosa su strada aperta, riservata in ogni caso a piloti di grande esperienza. Il downhill ormai è diventata una disciplina internazionale con gare in ogni continente che prevedono appunto abbigliamento specifico come protezioni, casco integrale e in gara tute in pelle derivate da quelle da moto.

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Storia e Scheda tecnica

Mini story: dal 1959 ad oggi la storia di un mito


Era il 1957 ed in Gran Bretagna, per ovviare alla crisi del Petrolio di Suez, la BMC – British Motor Corporation – chiese ad Alec Issigonis di progettare un’utilitaria economica. La scelta ricadde su un mezzo che fosse lungo tre metri e largo uno, ma che al contempo potesse essere comoda per quattro persone a bordo. Una sfida.

Per ridurre lo spazio e rimanere nelle dimensioni, Issigonis decise di sviluppare una vettura con disposizione del motore e la trazione anteriore con il cambio montato sotto il motore stesso. Uno schema rivoluzionario per l’epoca.

Il propulsore era un vecchio BMCA da 848 cc con carburatore ed una potenza di 34 cavalli. Il prototipo fu accolto così favorevolmente che subito si avviò la produzione di serie.

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Mini John Cooper Works 2015: la videoprova completa

Mini auto, grande divertimento. Un assioma, una certezza inconfutabile, una caratteristica intrinseca alla Mini fin dalle prime generazioni degli anni ’60. Una prerogativa custodita e coltivata con cura fino a quando BMW risollevò le sorti del marchio, affiancando alle versioni standard, le special curate ed elaborate dal reparto sportivo John Cooper Works. Sulle JCW il go-kart feeling è al quadrato perché ogni dettaglio è pensato per il massimo piacere di guida, al quale si sommano prestazioni da vera sportiva.

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Mini Jhon Cooper Works m.y 2015 vs skater: il backstage


Una Mini, anzi, la Mini più veloce e potente di sempre. Uno skater in grado di lanciarsi senza paura per le strade tortuose di montagna. Una sfida adrenalinica, veloce, entusiasmante, mozzafiato. Già, ma cosa c'è dietro tutto questo? Un lavoro di gruppo, un lavoro di un team.

Abbiamo deciso di mostrarvi il 'dietro le quinte', tutto ciò che accade durante la realizzazione di un progetto di tale portata. Un'avventura che ha coinvolto autori, piloti, cameramen, giornalisti, fotografi e montatori. Una sfida nella sfida: farvi assaporare le sensazioni che abbiamo vissuto nel cercare di creare questo progetto

Caratteristiche tecniche: Mini JCW



Lungh./ largh./ alt.: mm 3874 / 1727 / 1414; Passo mm 2495; Carreggiata ant./ post. mm 1485
Diametro di sterzata m 10,8; Capacità serbatoio ca. l 44 ; Massa a vuoto DIN/UE1) 1220 / 1295
Capacità bagagliaio l 211
Motore
Tipo 4 cilindri in linea, anteriore trasversale, 4 valvole per cilindro: tecnologia motore MEVD 17.2.3
Cilindrata cm³ 1998; Alesaggio x corsa mm 82,0 x 94,6; Compressione 10,2:1
Potenza kW / CV 170 / 231 a giri g/min 5200 – 6000
Coppia Nm 320 320 a giri g/min 1250 – 4800
Sospensioni
Sospensioni anteriori asse McPherson con bracci oscillanti in alluminio e compensazione del beccheggio in frenata
Sospensioni posteriori asse multilink con bracci longitudinali a peso ottimizzato
Freni anteriori a disco ventilati a disco ventilati; Freni posteriori a disco a disco
Sistemi di stabilità di guida Impianto frenante idraulico a doppio circuito con sistema antibloccaggio (ABS), ripartizione elettronica della forza frenante (EBD) e assistente di frenata in curva (CBC), Dynamic Stability Control (DSC) con assistente di frenata, assistente partenza in salita, funzione freni asciutti, compensazione del fading, Dynamic Traction Control (DTC), Electronic Differential Lock Control (EDLC) e Performance Control.
Sterzo a pignone e cremagliera servoassistito (EPS) con funzione
Pneumatici 205/45 R17 88Y XL lega 7j × 17 lega
Cambio automatico Steptronic sportivo a 6 rapporti
Rapporti I :1 4,459 II :1 2,508 III :1 1,555 IV :1 1,142 V :1 0,851 VI :1 0,672 Retromarcia :1 3,185
Rapporto del differenziale :1 3,502
Prestazioni
Rapporto massa/potenza (DIN) kg/kW 7,2
Accelerazione 0 - 100 km/h s 6,1
Velocità massima km/h 246
Consumo nel ciclo di prova UE 3) urbano l/100 km 7,2 extraurbano l/100 km 4,9 combinato l/100 km 5,7 CO2 g/km 133 Classe antinquinamento Euro 6

Hanno collaborato:
Claudio Galiena,Luca Colasanto,Daniele Scotti, Gianluca Oliva, Gianluca di Lembo, Omar Abu Eideh, Max Cannizzaro, Sandro Barchiesi, Domenico Parise, Stefano Vincenzi, Matteo Bielli, Davide Giorgi, Claudio Di Maula Majanalcrew,

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