Non solo crisi: viaggio nella nuova Mazda, la Casa che visse due volte

Mazda, Hiroshima, la ritrovata indipendenza e il futuro nel premium: un viaggio all’interno di una casa giapponese unica per storia e passione.

Koeru in giapponese vuol dire oltrepassare, andare oltre. E non è un caso che la Mazda abbia scelto questo nome più che simbolico per la bella concept car presentata due mesi fa al salone di Francoforte. E’ una crossover coupé 4,60 metri di lunghezza, circa mezzo metro più della CX-5, slanciata e perfetta nella proporzioni come una elegante berlina sportiva, ma anche di grande abitabilità. La versione definitiva, prevista per il 2017 non sarà molto diversa e andrà ad arricchire una gamma di modelli già oggi tutta originale, coinvolgente e in continua espansione.

Una storia, due vite

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In quel nome è racchiuso tutto lo spirito e la irrinunciabile filosofia di un’azienda nata a Hiroshima, classe 1920, dalla storia eccezionale per orgoglio, fantasia, dinamismo e personalità, quanto drammaticamente unica al mondo, che ha saputo vivere due volte: prima e dopo quel fatale 6 agosto 1945 di cui si è da poco commemorato il settantesimo anniversario.

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Nella immane tragedia e nella totale distruzione della città, tuttavia, gli impianti della Toyo Kogyo, come si chiamava all’epoca, subirono pochi danni grazie alla posizione e alla relativa distanza dalla deflagrazione. Quasi un segno del destino che trasformò, nella terribile emergenza, il costruttore di auto in una sorta di spontanea e straordinaria organizzazione per la protezione civile fino a quando fu necessario, per preparare una nuova vita in nome della prosperità e della pace cui ora è dedicato il Memoriale, l’ex Camera di Commercio, unico edificio che pur sventrato rimase in piedi.

Hiroshima Città della Pace

Lantern Floating Ceremony - Freedom II Andres - Flickr (CC BY).

Hiroshima è oggi una magnifica e accogliente città sul mare di Seto, con i suoi sette canali che l’attraversano e gli innumerevoli ponti che li collegano, totalmente nuova, in cui si respira una insospettabile qualità della vita, divenuta fatalmente simbolo e immagine della città della pace insieme a Nagasaki che subì lo stesso trattamento atomico tre giorni dopo. Ma al tempo stesso “condannata” ad esserlo malgrado i ricordi e la storia fin troppo recente che pesano con tutti i loro contraddittori significati densi di umiliazioni e orgoglio.

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I riferimenti non mancano, a volte quasi offensivi e provocatori a uso e consumo del classico turismo di massa comunque a caccia di gadget in una città che dietro i bei palazzi cela un sacrario e la coscienza che, in fondo, quell’estremo sacrificio non è neppure servito a costruire davvero la pace nel mondo. Forse anche per questo qui la storia non si racconta come altrove, si respira nell’aria e si accetta per quella che è. E che è stata.

Toyo Kogyo diventa Mazda

Jyujiro Matsuda
Non si può andare a Hiroshima senza essere presi da tali semplici quanto istintive riflessioni che inducono ad ammirare ancor più ciò che stiamo vedendo e ascoltando dagli uomini che ora guidano la Mazda, patrimonio della città e del Paese, oggi più attivo e creativo che mai.

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Il nome attuale, il “brand” Mazda, fu coniato molto più tardi nel 1984, ultima di quattro precedenti denominazioni, in un certo modo simbolo anch’esso dell’andare oltre, ispirato in parte alla mitologia locale ma anche un omaggio al fondatore Jyujiro Matsuda che più d’ogni altro seppe diffondere con incrollabile convinzione quel carattere di “Mukainada” che per la sua gente di ieri e di oggi vuol dire non fermarsi, non arrendersi mai e per nessun motivo di fronte a qualsiasi difficoltà o ostacolo. E’ un leitmotiv che riappare sempre quando si parla con e di Mazda, ma non è un semplice slogan, tutt’altro.

In pista con la Cosmo Sport e una realtà che coinvolge

Può sembrare retorica, ma dopo aver vissuto anche solo pochi giorni in questa realtà tanto diversa da ogni altra già vista nel pur fantasmagorico mondo dell’auto, posso garantire che si resta letteralmente coinvolti. Succede mentre con i colleghi di mezzo mondo rimbalziamo dalla fabbrica di Hofu ad alta robotizzazione (2.600) ma sotto il rigido controllo di 3.000 addetti, al “Mine proving ground” per guidare in pista modelli storici.


Si comincia dalla Cosmo Sport del ’67, prima auto al mondo dotata di motore rotativo a due rotori da 110 cv, fino allo stesso quartier generale di Hiroshima con i suoi vecchi impianti sopravvissuti e conservati come erano accanto a quelli di oggi, per chiudere con un passaggio al museo di casa che ne tratteggia con incisiva semplicità l’intera storia dal 1920 a oggi. Si scopre così una realtà tante volte solo immaginata che spiega come e perché il fascino di quel brand dal carattere tanto particolare, e tuttavia un po’ trascurato per anni dalle cronache, si stia oggi rivalutando a ritmo tanto serrato.

Tanti modelli per il nuovo corso…

Lo dice la gamma di modelli apparsi uno dopo l’altro solo nell’ultimo anno, dalle Mazda 2 e 3 al restyling della CX 5, la CX 3 già in lista d’attesa per non dire della riuscitissima MX 5 che ha dato vita proprio in questi giorni alla Fiat 124 spider. Lo dicono ancor più i prototipi che hanno dominato la scena degli ultimi Motor Show internazionali dalla Koeru di Francoforte alla raffinata e futuribile supercar RX Vision star assoluta di Tokyo, quindi la Spyder e la Speedster entrambe su base MX 5 esposte al SEMA di Las Vegas, fino alla seconda generazione della CX 9 di Los Angeles del tutto rivisitata dopo 9 anni in chiave Kodo design e tecnologia Skyactiv.


Il tutto sulla scia di eccellenti risultati commerciali cresciuti, nel semestre fiscale giapponese 2015-2016, del 14% nelle vendite, del 17% in termini di fatturato e del 21% sul fronte degli utili, avviandosi verso il nuovo record per la marca con 1.515.000 unità previste sull’anno in corso. Sono numeri importanti e destinati ancora a crescere nei prossimi anni. Entro la soglia dei 2 milioni di unità, però, perché la grande sfida di Mazda, ormai è cosa nota, non è quella di una marca generalista da grandi volumi, mirata invece ad un posto di riguardo nel salotto buono dei marchi premium.

Dopo la Ford riemerge il vero carattere Mazda
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Un colpo di scena, un’ambiziosa velleità improvvisa? Tutt’altro. La verità si potrebbe definire come un “back to basics”, ritorno alle origini. Di fatto a Hiroshima è in corso anche un altro anniversario, del tutto privato, di un evento molto più recente e molto importante per la Mazda di oggi. Parlo del fondamentale recupero della propria libertà d’azione da quando giusto sette anni fa, nel novembre del 2008, la Ford rinunciò alla sua quasi trentennale partecipazione azionaria iniziata nel 1979, salita fino alla quota di assoluto controllo pari al 33,4% nel 1996 e scesa ora a un simbolico 2,1%. Il rapporto di “buon vicinato” è rimasto ma oggi è del tutto evidente cos’era e cosa voleva essere la Mazda, condizionata tuttavia dagli interessi industriali dell’azionista di riferimento più orientati alle “economie di scala” per i prodotti comuni che all’impiego dei veri valori e del carattere dell’azienda controllata.

Sette anni controcorrente per cambiare tutto
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Quella del 2008 fu una svolta davvero difficile per ritrovare un assetto economico finanziario e un’autonomia del tutto nazionale. Ed ecco gli uomini della Mazda ripartire ancora una volta con le loro idee, il loro ricco bagaglio tecnico e culturale rispolverando sogni ormai sopiti e solo quattro anni dopo arrivare al totale rinnovamento di tutti gli organi basilari come pianali, motori e meccanica su cui costruire la e le Mazda di oggi.

Sembra una storia avventurosa, tipica del passato dell’automobile ma si è svolta proprio negli anni più difficili per il settore e per l’economia mondiale che hanno messo a dura prova energie, programmi e progetti, ma i risultati sono ormai sotto i nostri occhi.

Job one: qualità e tecnologia per prodotti Premium

Ricerca esasperata della precisione e della qualità anzitutto e per questo produzione autonoma di molte componenti chiave, stile inconfondibile com’è già oggi fortemente personalizzato dal ben noto “Kodo/Soul of Motion design” e tecnologia altrettanto esclusiva Skyactiv, la “formula” unica nel suo genere avviata nel 2012 con la Mazda 6 proprio a Hofu.

Sono questi, in estrema sintesi, i fondamentali di una filosofia dell’auto che ripropone al cliente la vecchia solida passione e non solo un oggetto di mobilità, pur rispettando i canoni della migliore efficienza nel rapporto prestazioni-consumi-emissioni con la “giusta” cilindrata (il rightsizing) che, secondo Mazda, non è necessariamente la più ridotta. Tutto, insomma, è diverso nella attuale rotta solitaria seguita oggi a Hiroshima che tuttavia, o proprio per questo, sembra dare frutti sempre migliori.

La RX-Vision e il ritorno del motore rotativo per i 100 anni nel 2020

Potrebbe anche bastare, ma non è così. C’è ancora un grande sogno nel cassetto, confessato dallo stesso presidente e CEO di Mazda, Masamichi Kogai: riportare su strada dopo anni di forzata pausa quel motore rotativo che da mezzo secolo è un’esclusiva Mazda, la cui ultima espressione risale alla RX 8 prodotta dal 2008 al 2012 dopo oltre 2 milioni di auto vendute dalla Cosmo del ‘67. E un record: l’unica vittoria giapponese e di un motore rotativo alla 24 ore di Le Mans 1991 con la 787B.

Ecco allora, sfida nella sfida, la splendida RX-Vision con motore rotativo Skyactiv-R, sorpresa assoluta al salone di Tokyo, che Kogai definisce come “la visione del futuro di Mazda. Con la speranza – si affretta ad aggiungere – che un giorno possa diventare realtà”. Per ora i consumi, le emissioni e l’affidabilità richiedono ancora molto lavoro ma ci sono 50 ingegneri dedicati che hanno cinque anni di tempo per offrire alla Mazda nel 2020 il miglior regalo per il suo primo centenario. E a giudicare da quel che ho visto e sentito a Hiroshima e dintorni sarei pronto a scommettere che ci riusciranno.

Photo credit “Lantern Floating Ceremony – Freedom II Andres” – Flickr (CC BY)

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