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Il 2014 secondo Autoblog

Bilanci e riflessioni di una grande annata: dite la vostra.

Anno che va, anno che viene. Bilanci e riflessioni su ciò che è stato, auspici e speranze come sempre per “un anno migliore”. E poco importa se ormai non ci crede quasi più nessuno. Rituali di sempre come quello di tornare indietro con la memoria agli ultimi 12 mesi e verificare se fra tanti cambiamenti e novità c’è stato almeno qualcosa di buono o meglio qualcosa che ci è piaciuta e incoraggiato. I ricordi, anche recenti, riemergono in modo disordinato e finiscono col confondersi nella memoria ma quel che resta è ciò che più ci ha colpito nel bene e nel male. Molti anni fa, seguendo una barbara usanza nazionale, la notte di capodanno si buttavano dalla finestra gli oggetti brutti, rotti o inutili. Provate allora anche voi a dare i voti al 2014 belli o brutti che siano: ciò che vorreste o non vorreste tenere, modelli, leggi, regolamenti, programmi industriali, insomma tutto quello che vi passa per la testa: sarà una ulteriore occasione per far conoscere anche alle Case automobilistiche le vostre opinioni. Da parte nostra, noi di Autoblog proveremo nei prossimi giorni a lanciarvi qualche spunto personale, come sempre, da condividere o meno.

1 – Fiat-Chrysler: la grande fuga

Il caso torinese ha dominato la scena ma anche in Francia e in Germania i colpi di scena non sono mancati
Chrysler Fiat

Primo Gennaio 2014: arriva la FCA

FCA
“Tutta la Chrysler nella mani della Fiat”. Così titolavano i giornali del 2 gennaio 2014. La notizia era attesa ma nessuno si aspettava che la conferma sarebbe arrivata proprio il primo dell’anno a fare, diciamolo pure, da guastafeste. Non era mai successo del resto che un’operazione economico-industrial-finanziaria di quella portata arrivasse nelle redazioni in un giorno di cronache festaiole dedicate di solito ai botti e alle libagioni della notte precedente. Fu un colpo di teatro, o meglio di strategia della comunicazione, del solito Marchionne che per l’occasione voleva tutte le attenzioni solo per sé e per la sua nuova FCA.

E’ cominciato così l’anno che abbiamo appena lasciato e che resterà negli annali della storia della Fiat, ormai radicalmente trasformata in una multinazionale, e dell’automobile in generale non solo per la originalissima e complessa fusione italo-americana ma in particolare per le specifiche, avventurose e audaci modalità con cui in cinque anni Sergio Marchionne è riuscito ad arrivare a un simile risultato che lui stesso definì subito, senza false modestie, “un’operazione da libri di storia”.

Piaccia o no, secondo me è stato questo il “fatto” dell’anno in Italia, ed è una storia degna della sceneggiatura di un grande film il cui epilogo è ancora tutto da scrivere di qui al 2018. In un modo o nell’altro, però, si dirà che quell’italo canadese di origine abruzzese, scontroso fino al limite della maleducazione, anticonformista per eccellenza con il suo stucchevole e provocatorio maglione, nel 2014 concretizzò in un colpo solo il salvataggio della Fiat, della Chrysler e delle casse degli eredi Agnelli. Non a caso il giovane e mite presidente della Fiat John Elkann festeggiò quel primo dell’anno dicendo: ”Aspettavo questo giorno sin dal primo momento, sin dal 2009”. Non ne dubitavo.

Dodici mesi senza tregua

Alfa Romeo

Ma quello è stato solo l’inizio dell’intera annata dedicata alla presentazione del piano industriale (6 maggio) fino al 2018, molto ambizioso e tale da suscitare discordi pareri sulla sua concreta realizzazione, in cui spicca fra l’altro un fantasmagorico rilancio dell’Alfa Romeo con 8 nuovi modelli e 400.000 unità vendute entro 4 anni. Oltre, naturalmente alla costruzione della nuova FCA, dal Consiglio di amministrazione al trasferimento delle sedi sociale e fiscale ad Amsterdam e a Londra e al perfezionamento dell’ultimo più impegnativo atto, la quotazione alla Borsa di New York il 13 ottobre giorno del Columbus day, un’altra data simbolica scelta da Marchionne. Appuntamento al 2018 per la pagella finale.

L’ultimo colpo di scena: Ferrari, fine di un’epoca

Ferrari

Negli stessi giorni però, ad accrescere la “storicità” dell’anno, si è consumata anche una delle pagine più scabrose, quella delle “dimissioni” di Luca di Montezemolo dalla presidenza della Ferrari dopo 23 anni di indiscutibili successi industriali ed economici ma anche sportivi salvo gli ultimi anni. Così anche la Ferrari è passata sotto il diretto controllo di Marchionne che in poche battute ha preparato lo scorporo di Maranello dal gruppo per costruirne un nuovo destino nelle mani degli Agnelli, di cui i prossimi mesi e anni riveleranno i reali contorni. E’ storia recentissima che a me non è piaciuta per nulla, ma lascio alle opinioni dei lettori giudicare anche in questo caso le modalità del “divorzio” fra i due manager a colpi di battutacce e insulti da parte del super AD fino alla vigilia di Natale e respinte giustamente al mittente dall’ex leader della Ferrari, ad oggi il brand più famoso al mondo in assoluto. Il che non toglie che a molti possa essere gradito il tramonto di Montezemolo nell’automobile.

Se 100 milioni di auto vi sembran pochi

Parcheggio

Ma seppure FCA è stato il “caso” dell’anno, più che mai in Italia, il 2014 si è rivelato anche altrove un anno di grandi rivoluzioni in termini di nuovi prodotti ma anche sotto il profilo del management, degli uomini che devono guidare il mondo dell’auto su terreni a volte molto favorevoli altre più che impervi. Se infatti le prospettive del mercato mondiale sono molo favorevoli per le aziende più globalizzate che di qui al 2020 passeranno dagli 85 milioni di clienti di quest’anno al traguardo dei 100 milioni, ci sono aree come quella europea in grave sofferenza e causa di abbondanti perdite da compensare altrove. E poi ci sono eventi imprevedibili come, uno fra tanti, il crollo del mercato Russo in diretta relazione con la vicenda Ucraina. Per questo le aziende vivono, malgrado tutto in costante ansia e tentano continui cambiamenti di uomini e strategie.

La famiglia Peugeot getta la spugna e arrivano i cinesi. Citroen in castigo

Peugeot
Un altro “caso” dell’anno, ad esempio è targato Parigi e riguarda Peugeot-Citroen: il 18 febbraio la famiglia Peugeot getta la spugna. Era proprietaria del marchio dal 1810 cui in seguito si aggiunse anche Citroen, è costretta a cedere definitivamente il controllo dell’azienda: con un aumento di capitale di 3 md entrano nella società i cinesi della Dongfeng e lo Stato francese entrambi con il 14% alla pari con la famiglia mentre si prepara l’arrivo al comando del gruppo di Carlos Tavares, ex numero 2 di Renault e un vero “duro” dell’auto, che a metà aprile annuncia il suo programma di rilancio. Un piano che tuttavia prevede fra l’altro un notevole ridimensionamento di Citroen: e anche questa non è stata una buona notizia.

Ford, BMW e Volkswagen: cambi vertice per accelerare la corsa

Mark Fields Alan Mulally

Non è stata una sorpresa ma ugualmente di grande rilievo a metà anno il cambio della guardia a Detroit fra Alan Mulally e Mark Field alla guida della rinata Ford. Mulally è stato l’uomo che in soli 8 anni ha rimesso in ottima salute l’azienda sull’orlo del fallimento nel 2006 e naturalmente il futuro della famiglia Ford. Vedremo ora se il più giovane Mark, un commerciale puro, saprà portare avanti l’eredità ricevuta.

E, in fatto di poltrone, non è ancora finita: in Germania anche i ricchi cambiano per tenere il passo e crescere ancora. In Bmw arriva al comando con un anno di anticipo Harald Kruger sostituisce lo stratega Norbert Reithofer che dal 2006, come Mulally, ha pilotato una forte affermazione nel mondo “premium” del brand bavarese e diventa ora presidente del consiglio di sorveglianza. E qualcosa di simile sta avvenendo anche a Volfsburg con il potentissimo Martin Winterkorn, leader del gruppo VW in corsa per il primato mondiale previsto già per quest’anno ai “danni” di Toyota che non batte ciglio e preferisce il ruolo di azienda più ricca del mondo. Fra gli obiettivi primari di Winterkorn la lotta con la UE per rallentare la cadenza dei limiti di emissioni. No comment.

Mary Barra, alla GM la prima first lady dell’auto eredita lo scandalo

Mary Barra

Come non ricordare, infine, fra i nuovi leader Mary Barra da un anno prima first lady dell’auto alla testa della General Motors: ha passato l’anno affrontando il più duro scandalo della storia di GM ereditato dalla gestione precedente: un banale difetto alla chiave d’accensione che ha causato gravissimi incidenti e molti morti di cui i tecnici erano al corrente ma non sono intervenuti a tempo debito. A parte la povera Mary torna l’inquietante interrogativo: in America la tutela dei consumatori è affidata alla NHTSA, severissimo ente federale, una tutela sconosciuta in Europa.

Sono solo alcuni appunti di un anno di grandi trasformazioni che il 2015 dovrà verificare per scoprire i nuovi vincitori e vinti.

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