Lamborghini: una Gallardo la prima auto ad essere realmente pagata in bitcoin?

Un cliente del concessionario Lamborghini Newport Beach sarebbe finalmente riuscito a pagare in bitcoin. Ciò avviene nonostante i responsabili del punto vendita avessero smentito l’evenienza.


Abbiamo creduto che il punto vendita Lamborghini Newport Beach fosse il primo concessionario ad accettare bitcoin quale forma di pagamento. Ci sbagliavamo (o no?), perché il titolare ha in seguito smentito tale ipotesi. Torniamo oggi ad occuparci della vicenda, ormai ingarbugliata e piena di contraddizioni. Il sito DailyDot scrive infatti che martedì 10 dicembre un acquirente sarebbe finalmente riuscito a pagare un’automobile con i tanto agognati bitcoin. L’operazione è in questo caso provata da alcuni documenti all’apparenza ufficiali, che certificano la veridicità della transazione.

Scopriamo quindi che una Lamborghini Gallardo sarebbe passata di mano per la cifra di 216,8433 bitcoin, equivalenti a 209.995 dollari (152.850 euro). I documenti non rivelano l’esistenza di alcun passaggio intermedio, operazione che il responsabile del concessionario giudicava fino a qualche giorno fa indispensabile. Gli atti sarebbero stati pubblicati in rete dall’acquirente, che ha allo stesso tempo caricato un post sulla piattaforma di condivisione 4Chan per annunciare la lieta novella, spiegando al contempo che servono circa 72 ore perché la piattaforma Bitpay invii il denaro. Il sito DailyDot rivela che il concessionario vende in media 5 automobili nuove e 15 usate al mese.

Da quando la vicenda relativa all’acquisto della Tesla Model S è diventata di dominio pubblico, ben 20 persone si sarebbero dimostrate interessate ad acquistare una vettura tramite bitcoin. Questo elemento rivela in maniera implicita il significato dell’intera operazione.

L’automobile venduta in bitcoin? Tutta una bufala

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Giungono nuovi sviluppi in merito alla vicenda del concessionario Lamborghini Newport Beach di Costa Mesa (California), che abbiamo creduto fosse la prima attività del settore automobilistico ad aver accettato il pagamento in bitcoin. La realtà si è invece rivelata meno affascinante e più prosaica. Per raccontarla ci affidiamo alla spiegazione di Pietro Frigerio, responsabile del concessionario. “E’ come se un nostro cliente volesse acquistare una Lamborghini di seconda mano pagando con lingotti d’oro – il suo esempio –. Noi accettiamo solo dollari. Quindi avrebbe dovuto uscire, cambiarli e solo a quel momento pagare”.

Il punto vendita non ha accettato materialmente la somma di denaro, come invece gli era stato proposto dal compratore; ha solo accolto la prenotazione, ma l’acquirente interessato alla Tesla Model S ha dovuto completarne l’acquisto trasformando i bitcoin in dollari. Facile quindi immaginare che il punto vendita abbia ingigantito a suo uso e consumo le proporzioni della vicenda. La berlina elettrica era in vendita per 119.000 dollari, quindi il suo futuro proprietario ha dovuto cambiare 91.4 bitcoin.

Un concessionario californiano vende la prima auto in bitcoin

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Il concessionario Lamborghini di Newport Beach (California) è la prima attività del settore automobilistico ad accettare bitcoin quale forma di pagamento. La moneta digitale inizia quindi a costruirsi una propria reputazione, una propria credibilità, varcando in tal modo i confini della rete e debuttando anche negli esercizi tradizionali. Il blog del concessionario non riporta le cifre dell’operazione. Sappiamo tuttavia che la Tesla Model S Performance – vettura passata di mano – è valutata 100.000 dollari, cifra equivalente a 95.52 bitcoin. Ad oggi (5 dicembre 2013) un bitcoin vale infatti 1046.87 dollari, 770.21 euro e 639.78 sterline.

La nascita del bitcoin risale al 2009 e va attribuita ad una persona di cui conosciamo solo il nickname (Satoshi Nakamoto). Tale moneta – ci informa wikipedia – può essere salvata su un personal computer sotto forma di portafoglio o mantenuta presso terze parti, che svolgono funzioni simili ad una banca. Le transazioni avvengono tramite internet e sono riservate a chiunque disponga di un indirizzo bitcoin. L’economia basata sui bitcoin è ancora circoscritta, ma le attività che supportano tale forma di pagamento aumentano di mese in mese. Basti sapere che dal novembre 2013 l’Università di Nicosia (Cipro) accetta la moneta quale come mezzo di pagamento delle tasse universitarie.

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