Coronavirus e stop alle auto, l'inquinamento aumenta o diminuisce?

Alcuni aspetti contrastanti caratterizzano l'analisi dell'andamento dell'inquinamento in un periodo di stop della circolazione senza precedenti

Inquinamento

Nei giorni scorsi abbiamo probabilmente notato tutti le foto dal satellite elaborate da European Space Agency, che mettevano in evidenza, comparando due foto scattate in momenti diversi, come lo stop forzato quasi totale della circolazione a causa del Coronavirus avesse ridotto sensibilmente l'inquinamento dell'area, soprattutto nelle grandi città d'Italia.

Il particolato non diminuisce


Tuttavia, le centraline che misurano l'inquinamento dànno dei risultati diversi, che vanno analizzati. Se, dunque, con la riduzione della circolazione diminuiscono le emissioni e i NO2 (Diossido di azoto), non si può dire lo stesso del particolato. Difatti, secondo quanto riportato dall'ARPA, agenzia per l'ambiente, la presenza di particolato nell'aria dipenderebbe anche e soprattutto dalle condizioni atmosferiche e a quanto pare in alcune città sarebbe anche aumentato a causa del riscaldamento domestico.

Non inquinano solo le auto


Insomma, un ricambio d'aria generato magari dalla pioggia, potrebbe sicuramente portare il particolato a valori più bassi. Ma al tempo stesso bisogna riflettere sul fatto che, a dispetto di molte considerazioni fatte e anche molte decisioni prese nei mesi scorsi sulla circolazione dell'auto per contrastare l'inquinamento, sono tanti altri i fattori che influenzano la "qualità dell'aria". Detto questo, c'è anche un altro aspetto che in questi giorni tiene banco.

Particolato e Virus?


Secondo alcuni, il particolato atmosferico potrebbe fungere da vettore di trasporto per i virus. La SIMA – Società Italiana di Medicina Ambientale –, in particolare, mette infatti in evidenza una simmetria tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di PM10 e il numero di casi infetti da Coronavirus. Qualcuno ha anche fatto notare come ci siano importanti similitudini atmosferiche tra Milano e Wuhan, due dei più grandi focolai a livello mondiale. Ma si tratta in tal caso di studi, di ipotesi tutte da verificare.

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