Trasforma la mountain bike in moto: 6000 euro di multa

Il singolare episodio è avvenuto in provincia di Torino, dove un intraprendente 18enne aveva avuto l’idea di motorizzarsi (a scoppio) la bici con uno dei tanti kit facilmente reperibili online: i vigli lo hanno fermato e gli hanno contestato diverse gravi contravvenzioni.

L’idea è… antica quanto i veicoli alimentati ad idrocarburi: applicare, cioè, un piccolo motore a scoppio alla bicicletta, e potere così risparmiarsi la fatica di pedalare. Il concetto di “bicimotore” è in effetti molto datato: anzi, si può a buon diritto affermare che siano stati proprio i micromotori da agganciare alla bici fra i sistemi che insieme all’avvento degli scooter (Vespa e Lambretta in primis) hanno, nell’immediato dopoguerra, contribuito in larga parte a porre le basi per il boom della motorizzazione di massa che in Italia si verificò, successivamente, a partire dalla seconda metà degli anni 50.

Trasformare la bici si può…

Il problema sta nel fatto che, se si tratta di una bicicletta con motore a scoppio, questa diventa pari pari un ciclomotore (cilindrata fino a 50 cc, fino a 4 kW di potenza massima) se non addirittura un motoveicolo qualora il motore superi i limiti indicati: dunque, deve essere regolarmente omologata, targata, assicurata e la guida viene permessa solamente con il “patentino”. Diversamente, il veicolo può sì circolare, ma solamente in aree private.

… Ma non per circolare su strade pubbliche

Vietato azzardarsi a mettere il naso su strade pubbliche, se non si vuole che il pur ingegnoso ed economico veicolo venga sequestrato e, a proprio carico, non scattino pesanti sanzioni, come per l’appunto la guida di un veicolo non omologato e non assicurato. Tutto questo, alla più semplice: se poi l’incauto “ciclo-motorista” si avventura per la strada senza casco e senza il patentino per ciclomotori, la frittata è fatta, e la multa ancora più “salata”.

La curiosa vicenda

È quanto accaduto a Collegno, cittadina nell’hinterland di Torino, dove un giovane di 18 anni aveva deciso di trasformare la propria mountain bike in un motoveicolo procurandosi tramite uno dei principali portali di e-commerce un kit completo di conversione. L’idea, per quanto simpatica, gli è costata molto cara: una mazzata da 6.000 euro di multa, proprio perché è stato “pizzicato” mentre circolava su strade pubbliche.

Bicimotore sequestrata

L’episodio-chiave, come si apprende dalle fonti di stampa, è avvenuto nella mattina di lunedì 7 febbraio: l’intraprendente diciottenne, mentre stava recandosi al lavoro alla guida del prototipo di mountain bike a scoppio autoassemblata, è stato fermato da una pattuglia della Polizia municipale, che chiaramente voleva vederci chiaro sulla strana faccenda della bici che fa il rumore di una motoretta.

Ed ecco la scoperta: la mountain bike era stata provvista di un piccolo motore a scoppio agganciato al telaio, il serbatoio per la benzina, l’impianto di scarico, la manopola dell’acceleratore con relativo cavetto, il kit corona e pignone con relativa catena. Un intero gruppo motopropulsore applicato alla bici, come chi ha più di un capello grigio bene rammenta (ricordate gli storici Cucciolo, Mosquito, Aquilotto, VéloSolex, e solamente per citare alcuni degli esempi più celebri che furoreggiarono fra gli anni 40 e 50?).

Multa salatissima!

Morale della favola: veicolo sequestrato, ed una serie di infrazioni – a carico del proprietario – che vanno dalla guida senza patente, alla guida di un veicolo non omologato, non targato e senza assicurazione. Ed una multa di quelle che difficilmente ci si dimentica: 6.000 euro.

Eppure questi kit sono di facile acquisto

 

L’idea, vale la pena ribadirlo, è di per se carina, e alla portata di chiunque. Chiaramente non incentiviamo nessuno ad improvvisarsi assemblatore di bici a motore a scoppio (se non per puro interesse personale per l’hobbystica e con l’obbligo di utilizzare il veicolo in aree private), tuttavia è anche facile procurarsi uno di questi kit: è sufficiente spulciare un qualsiasi portale di commercio online, e gli esempi – quasi tutti provenienti dall’estero – non mancano. Per di più, si tratta di “cassette di trasformazione” che arrivano a costare anche meno rispetto ai kit formati da motore elettrico e batteria che permettono di trasformare la bici a forza muscolare (a pedali, cioè) in bicicletta a pedalata assistita.

Occhio anche alla potenza della bici a pedalata assistita

Anche in questo caso sussistono precise condizioni: il mezzo non può avere una potenza superiore a 250W, per circolare necessita sempre dell’”apporto umano” (occorre continuare a pedalare, in buona sostanza: lo scopo della bici a pedalata assistita è, appunto, di “assistere” il guidatore) e non può superare i 25 km/h di velocità massima. Altrimenti, vale quanto detto più sopra: la bici a pedalata assistita diventa a tutti gli effetti un ciclomotore, con tutte le implicazioni legali del caso.

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