Offroad: divieto di fuoristrada per auto, moto e bici? Il nuovo decreto

Una nuova norma, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 1 dicembre e che entra in vigore il 16, sembra restringere in maniera drastica le possibilità di effettuare escursioni fuoristrada.

A fermare i veicoli fuoristrada non sono le caratteristiche del terreno, e nemmeno le condizioni “estreme” di marcia sui fondi più impervi. È sufficiente un decreto, e l’intero mondo dell’off-road rischia di restare confinato… in garage. O, tutt’al più, sull’asfalto. Con buona pace degli appassionati di veicoli (a quattro ruote come a due ruote, ed anche “a forza muscolare” o assistita, come sembra che sia e come vedremo più sotto) che nascono proprio per garantire la massima motricità dove auto e moto prettamente “stradali” non riescono ad arrivare.

Cosa dice il Decreto

Nello specifico, il decreto del 28 ottobre 2021 firmato dai ministri Stefano Patuanelli (Politiche agricole), Roberto Cingolani (Transizione ecologica) e Dario Franceschini (Cultura) e pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 1 dicembre, stabilisce di fatto (come da titolo) le “Disposizioni per la definizione dei criteri minimi nazionali inerenti agli scopi, le tipologie e le caratteristiche tecnico-costruttive della viabilità forestale e silvo-pastorale, delle opere connesse alla gestione dei boschi e alla sistemazione idraulico-forestale”.

Sentieri e strade sterrate off limits?

Un’approfondita analisi al testo del decreto lascerebbe, in effetti, pochi dubbi: i sentieri e le mulattiere, ed in linea generale le strade sterrate, presenti sul territorio italiano, da giovedì 16 dicembre 2021 (cioè trascorsi i quindici giorni di iter legislativo dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e dall’applicabilità pratica della norma) diventerebbero off limits per tutti i veicoli che non siamo mezzi da lavoro che servano specificamente per opere di mantenimento e ripristino delle “strade”. Quindi: autovetture fuoristrada ma anche moto da Enduro, Trial, mountain bike ed e-bike non possono più affrontare percorsi offroad.

Attenzione all’art. 2

Ciò che, in effetti, fa scattare il campanello d’allarme da parte di decine di migliaia di enthusiast del fuoristrada in tutte le sue forme, si legge nel comma 3 dell’art. 2 del decreto interministeriale, che riportiamo testualmente:

Indipendentemente dal titolo di proprietà, la viabilità forestale e silvo-pastorale e le opere connesse come definite al successivo articolo 3 sono vietate al transito ordinario e non sono soggette alle disposizioni discendenti dagli articoli 1 e 2 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (ovvero il “nuovo” Codice della Strada, n.d.r.). Le regioni disciplinano le modalità di utilizzo, gestione e fruizione tenendo conto delle necessità correlate all’attività di gestione silvo-pastorale e alla tutela ambientale e paesaggistica.

Viabilità forestale e silvo-pastorale: classificazione

L’art. 3 del decreto, dal canto suo, illustra la classificazione della viabilità forestale e silvo-pastorale, che prevede due macro-categorie (viabilità principale e viabilità secondaria), a loro volta suddivise in:

  • Strada forestale e silvo-pastorale di primo livello (viabilità principale, con superficie stabilizzata o migliorata, transitabile con autocarri, autotreni, trattori e rimorchi di grandi dimensioni);
  • Strada forestale e silvo-pastorale di secondo livello (viabilità principale, con superficie stradale stabilizzata o migliorata, transitabile con autocarri, trattori, macchine operatrici di piccole e medie dimensioni, automezzi a trazione integrale);
  • Piste (viabilità secondaria, con superficie stradale naturale o migliorata, transitabile con trattori, macchine operatrici forestali specializzate, veicoli fuoristrada);
  • Percorsi pedonali e per animali da lavoro (viabilità secondaria, con superficie naturale, transitabile da pedoni e animali).

Il divieto vale anche per bici ed e-bike?

Per dire: un divieto specifico per auto fuoristrada, motoveicoli (Quad compresi) e bici non c’è. Tuttavia, il decreto non assoggetta più le strade forestali al Codice della Strada, in quanto la relativa transitabilità si concede esclusivamente ai mezzi da lavoro e, in senso più ampio, ai veicoli impiegabili per il mantenimento delle strade forestali.

Tecnicamente (e qui sarebbe un controsenso) sulle strade sterrate non potrebbero più transitare nemmeno le mountain bike a forza muscolare e le e-bike. Veicoli che se inquinano, è solamente per la polvere che sollevano. Forse che le biciclette non tutelano le foreste come “Presidio fondamentale della qualità della vita”, concetto espresso dal decreto?

FMI e ANCMA: “Decreto miope e forse anticostituzionale, il Governo chiarisca”

In questo senso, staremo a vedere come la situazione potrebbe evolvere. Sarebbe cioè opportuno trovare un “compromesso” che – rispettando la legge, ovviamente – non penalizzi troppo gli amanti del fuoristrada, già da tempo pesantemente ostacolati nelle possibilità escursionistiche. In effetti, un comunicato stampa redatto a stretto giro di posta da FMI-Federazione Motociclistica Italiana ed ANCMA-Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori che fa capo a Confindustria, bolla il nuovo decreto interministeriale come “Miope” e “Con possibili profili di incostituzionalità, che crea un grave danno economico al settore delle due ruote”. Non va dimenticato, fanno notare FMI ed ANCMA, che – riguardo al settore delle due ruote – c’è di mezzo un comparto industriale  che genera in Italia un valore complessivo di oltre 7 miliardi di euro e occupa nella sua filiera più di 100.000 addetti; e, contestualmente, un indotto sportivo di settore con più di 117.000 tesserati strutturati in 1.760 Moto Club sul territorio nazionale (per non parlare, viene da aggiungere ad un settore non “coperto” dalla competenza motociclistica, dell’off-road a quattro ruote, anch’esso animato da migliaia di appassionati e decine di Club e Associazioni). Si limiterebbero in maniera drastica, cioè, non solamente la libera circolazione e l’economia di settore (libera iniziativa), ma anche le attività ricreative e sportive. Per questo, le due realtà di comparto hanno chiesto al Governo di poter avere “Una interlocuzione per ottenere chiarimenti ed una correzione delle disposizioni contenute nel Decreto”.

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