Ministro Giovannini: “In Italia stop a motori benzina e diesel nel 2040”

Data limite indicata in un’intervista a La Repubblica dal ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile: “Il Governo ci sta lavorando”.

Certo, certissimo. Anzi: probabile. La data di definitivo passaggio di testimone, in Italia, alle vendite fra le autovetture a combustione (leggi: benzina e diesel) e l’era dell’auto elettrica inizia a delinearsi. Sarà il 2040  l’anno in cui nel nostro Paese potrebbe avvenire l’affermazione della mobilità a zero emissioni. Ecco quanto emerge da dichiarazione del ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile Enrico Giovannini raccolta dai taccuini de La Repubblica, nella quale l’ex presidente Istat si fa portavoce di una volontà possibilista da parte del Governo.

Uniformarsi ad altri Paesi europei

La data indicata, il 2040, viene definita come “Limite” dallo stesso ministro. In effetti, alcuni Paesi europei hanno stabilito deadline più vicine nel tempo: è il caso, ad esempio, del Regno Unito, che – come riportato verso la fine del 2020 dal Financial Times su una dichiarazione del premier Boris Johnson – aveva confermato di non volere più vendere nuove autovetture benzina e diesel dal 2030, vale a dire con un anticipo di diversi anni rispetto a quanto ipotizzato solamente qualche mese prima. Fra dieci anni, dunque, se l’indicazione di Johnson si concretizzerà, oltremanica si venderanno esclusivamente auto elettriche e ibride plug-in.

Molte Nazioni, come Belgio, Olanda, Svezia, Danimarca, Germania, Francia, Spagna e Austria, sembrano orientarsi verso non più tardi del 2040 per il turn-over fra la vendita di nuovi veicoli a combustione e nuovi modelli ad elevata elettrificazione. Da qui l’indicazione del ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini, che vede il 2040 come data massima, “Oltre la quale sarebbe difficile andare”, per l’attuale tendenza ed in relazione alla competizione a livello internazionale. “A luglio arriverà l’indicazione della Commissione Europea”. Il Governo, dice Giovannini, è in fase di discussione su questo tema.

Riorganizzare la filiera

È chiaro che le discussioni nell’esecutivo dovranno considerare anche la riorganizzazione, che epocale è dire poco, per tutta la filiera automotive – in particolare di quella legata alla produzione ed all’assistenza – in rapporto anche all’occupazione. Lo stesso Giovannini ricorda che i componenti fisici dei motori elettrici sono inferiori come numero rispetto a quelli che formano i “tradizionali” motori a benzina e gasolio. “Le Case produttrici hanno comunque compreso la necessità di accelerare” sulla transizione.

Presto nuovi ecoincentivi

Altro capitolo cruciale per il futuro della mobilità in Italia, lo svecchiamento del parco circolante (fra i più vetusti a livello europeo) che, a breve termine, si concretizza solamente con il via libera a nuovi programmi di rifinanziamento degli incentivi alla rottamazione. Il ministro delle Infrastrutture nell’amministrazione guidata da Mario Draghi indica, a questo proposito, che le risorse finanziarie potrebbero anche essere facilmente reperibili. Il ministro, in effetti, cita “20 miliardi di euro che fanno male all’ambiente”, riferendosi agli incentivi sul prezzo del gasolio per le attività di autotrasporto (seppure importanti per la competitività del settore), a fronte di 16 miliardi “Positivi ai fini ambientali”. Una delle discussioni, osserva il ministro, verte sull’orientamento di questi 20 miliardi.

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