La nuova auto di Re Carlo III: ecologica, alla moda e "british"
Re Carlo III sceglie la Lotus Eletre prodotta a Wuhan: SUV elettrico da 112 kWh, 905 cavalli e autonomia fino a 600 km; una scelta che unisce prestazioni e sostenibilità
L’innovazione elettrica conquista la Corona britannica: con l’arrivo della Lotus Eletre nella flotta reale, il panorama della mobilità sostenibile si arricchisce di un nuovo, significativo capitolo. Non si tratta solo dell’acquisizione di un SUV di lusso, ma di una vera e propria dichiarazione d’intenti da parte di Re Carlo III, che abbraccia la tecnologia e il design d’avanguardia, oltre a inviare un messaggio potente sia sul fronte ambientale che su quello geopolitico.
La scelta di inserire la Lotus Eletre – un modello dal valore di circa 120.000 sterline (pari a circa 140.000 euro) – nella flotta ufficiale della monarchia, rappresenta un punto di svolta per l’immagine della Corona, che si fa portavoce di una transizione ecologica e di un’apertura verso il mercato globale. Questo SUV elettrico, prodotto nella moderna area industriale di Wuhan, è il risultato della fusione tra tradizione automobilistica britannica e innovazione asiatica, portando in dote prestazioni da primato e una dotazione tecnologica all’avanguardia.
Oltre 900 CV di potenza
Sotto il cofano della Lotus Eletre pulsa un cuore elettrico che sprigiona una potenza massima di 905 cavalli, garantendo un’accelerazione da 0 a 100 km/h in meno di tre secondi e una velocità di punta di 265 km/h. Questi numeri la posizionano tra i SUV elettrici più performanti sul mercato, ma ciò che colpisce è anche la straordinaria efficienza energetica: la presenza di una batteria 112 kWh assicura un’autonomia di viaggio fino a autonomia 600 km secondo il ciclo WLTP, un dato che la rende perfetta sia per gli spostamenti urbani che per i lunghi viaggi di rappresentanza.
Il comfort di bordo non è da meno: l’abitacolo della Lotus Eletre è un inno al lusso e alla tecnologia, pensato per soddisfare anche le esigenze più sofisticate di Re Carlo III. Sospensioni evolute, isolamento acustico di ultima generazione e dettagli come il cuscino in seta personalizzato, sono solo alcune delle attenzioni riservate al monarca e ai suoi ospiti. Ma la vera rivoluzione è rappresentata dalla ricarica: grazie all’architettura a 800 volt, è possibile ripristinare l’energia dal 10% all’80% in appena venti minuti presso le colonnine da 350 kW, una soluzione che azzera quasi completamente le attese e rende la mobilità elettrica più accessibile che mai.
Una scelta non casuale
La scelta della Lotus Eletre non è casuale, ma affonda le sue radici in una strategia industriale e diplomatica ben precisa. Il marchio Lotus, fondato nel 1948 e simbolo dell’ingegneria britannica, dal 2017 è sotto il controllo della holding cinese Geely. La produzione a Wuhan riflette la nuova geografia del settore automotive, dove i capitali e le tecnologie asiatiche guidano la trasformazione e spesso inglobano storici marchi europei all’interno delle proprie filiere produttive. In questo contesto, la presenza di un veicolo di origine cinese nei garage reali non passa inosservata, rappresentando un segnale di apertura ma anche di interdipendenza tra economie globali.
Dal punto di vista ambientale, l’adozione della Lotus Eletre da parte di Re Carlo III veicola un messaggio forte: la mobilità elettrica può essere sinonimo di prestigio, potenza e affidabilità, anche per le figure istituzionali più tradizionali. Questa normalizzazione di modelli elettrici ad alte prestazioni potrebbe favorire una maggiore accettazione tra i consumatori più conservatori, contribuendo a sdoganare la tecnologia e a stimolare la domanda nel mercato premium.
Tuttavia, non mancano le voci critiche. In un periodo caratterizzato da tensioni commerciali e interrogativi sulla sicurezza tra Occidente e Cina, l’acquisto di un veicolo prodotto a Wuhan e controllato da Geely solleva questioni di diplomazia industriale e di opportunità politica. Gli osservatori si interrogano anche su aspetti pratici di lungo termine: la disponibilità dei ricambi, la gestione della manutenzione, la durata della batteria 112 kWh e il rapporto costo-beneficio per un bene pubblico sono variabili che continueranno a essere monitorate da esperti e addetti ai lavori.