F1: addio a Sir Frank Williams, uomo da 16 mondiali

Frank Williams si è spento all’età di 79 anni. Nella sua carriera è riuscito a conquistare ben 16 titoli mondiali di F1, grazie a innovazione e talento.

Sir Frank Williams si è spento all’età di 79 anni, con lui se ne va un pezzo importante della storia della Formula 1, uno sport al quale ha dedicato anima e corpo. L’inglese, con la sua scuderia, è stato capace di compiere imprese memorabili conquistando addirittura 16 titoli iridati, suddivisi in questo modo: 7 piloti e 9 costruttori. Nel 2012 aveva lasciato il timone della sua squadra corse alla figlia Claire, mentre nel 2019 la famiglia Williams aveva abbandonato definitivamente il Circus, cedendo i diritti della propria creatura a Dorliton Capital. Ma adesso riavvolgiamo il nastro della vita di Sir Frank Williams, un geniale innovatore dello sport più veloce del mondo.

I primi sogni di gloria

Williams ebbe un passato come pilota, poi nel 1969 entrò in Formula 1 non dalla porta principale, ma come preparatore di auto già assemblate da altri costruttori. La prima di queste fu la Brabham BT26A Ford, guidata dal leale amico Piers Courage, che ottenne discreti risultati. Ma questo era soltanto l’inizio. Dopo una breve e sfortunata parentesi con la De Tomaso, Williams nel 1972 acquistò una March 721, ma i risultati furono ancora una volta altalenanti. In seguito ad alcune stagioni passate tra la ISO e la Walter Wolf Racing, nel 1976 ci fu la svolta con la fondazione della Williams GP Engineering, l’inizio di un capitolo di successi.

Da Regazzoni a Rosberg

Il primo a portare alla vittoria una vettura firmata Williams fu Gianclaudio, per tutti Clay, Regazzoni, il pilota di Lugano che nel 1979 trionfò nel GP di Gran Bretagna. Fu l’inizio di un momento magico per la scuderia britannica, che l’anno successivo portò a casa anche il primo titolo piloti con Alan Jones, il funambolo australiano, e il titolo costruttori. Nel 1981, la lotta fratricida tra Jones e Reutemann, i due alfieri della Williams, agevolò il successo di Nelson Piquet su Brabham, mentre la monoposto “ad altezza suolo” riuscì a confermarsi campione del mondo. Nel 1982, la scuderia di Didcot tornò vincere il mondiale piloti, grazie all’acuto di Keke Rosberg, che con soli 44 punti divenne campione. Un record in negativo mai più eguagliato. Il finlandese approfittò delle sciagure che colpirono la Ferrari in quell’annata, con la morte di Villeneuve a Zolder e l’incidente di Pironi a Hockenheim. Nel costruttori, Williams chiuse solamente al quarto posto.

L’auto da battere

Nel 1983 la Williams siglò un proficuo accordo con Honda, che fornì i motori per le stagioni successive. Un connubio che sconvolse la F1, perché la scuderia inglese tornò a essere l’auto da battere. Nel 1985 la nuova FW10 in fibra di carbonio collezionò tre successi consecutivi: Nigel Mansell a Brands Hatch e a Kyalami, e Rosberg in Australia. Quella monoposto era solo il preludio di quella che dominò nel 1986 e nel 1987, infatti la potentissima FW11 vinse senza sforzo la classifica costruttori, portando altri due titoli mondiali a Frank Williams. Diversamente accadde nella classifica piloti, perché nel 1986 fu Prost a vincere il suo secondo iride, mentre solamente l’anno successivo Nelson Piquet poté festeggiare l’accoppiata piloti-costruttori con la Williams.

Da Honda a Renault

Dopo l’incidente in auto del 1986, che relegò Frank Williams a una vita sulla sedia a rotelle, Honda – dubbiosa sulla possibilità di Williams di gestire la propria scuderia – decise di fornire i propri motori alla McLaren, costituendo un binomio di immenso successo. Williams si affidò, invece, prima a un motore artigianale, il Judd, con il quale ebbe poca fortuna, per poi passare ai francesi di Renault, con i quali vennero ristabilite le vecchie ambizioni. Nel 1991 Nigel Mansell sfiorò il titolo, che però ottenne l’anno seguente con 9 successi stagionali.

Per il Leone d’Inghilterra quello fu il canto del cigno, dato che appese il casco al chiodo con il titolo di campione del mondo in tasca. Nel 1993, la Williams ingaggiò Alain Prost, il francese reduce da anno sabbatico, dopo una prima parte di stagione di apprendistato colse la sua occasione e alla fine dell’anno poté festeggiare il suo quarto e ultimo mondiale, ritirandosi anche lui da campione. Il 1994 fu macchiato dalla morte di Ayrton Senna a Imola, mentre nel 1996 e nel 1997 arrivarono gli ultimi due titoli iridati, piloti e costruttori, prima con Damon Hill e poi con Jacques Villeneuve, due figli d’arte.

Gli ultimi acuti

Dopo l’addio di Renault alla F1, la Williams perse competitività, che ritrovò soltanto con il matrimonio con BMW. Insieme ai tedeschi, la Williams con l’accoppiata Ralf Schumacher e Juan Pablo Montoya, provò a tornare davanti a tutti. Proprio il colombiano nel 2003 tenne vive le speranze di titolo fino alla fine, anche se dovette accontentarsi di un terzo posto alle spalle di Michael Schumacher e Kimi Raikkonen. Il 2004, invece, fu l’ultimo anno di grandi acuti, perché da quel momento in poi la Williams – salvo qualche raro momento – è sprofondata nei bassifondi della classifica, situazione che solo con gli ultimi capitali di Dorliton Capital, sperano di cambiare.

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